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Mer, Apr
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Bibbia per tutti - Una strana alleanza

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Dopo essere stato benedetto da Melkisedeq Abramo ritorna al suo accampamento dove “in visione”

ha un nuovo incontro con Dio. Il testo di Genesi 15,1 sottolinea proprio il termine visione per paragonare il patriarca ai grandi profeti della storia sacra. È lui il primo grande profeta a cui Dio parla in visione e con oracoli. “Io sono il tuo scudo, la tua ricompensa sarà molto grande”, ma  come i profeti Abramo è titubante. Come dire: “Dio cosa mai potrai donarmi? Non ho discendenza… e io sono già vecchietto”.

Abramo presenta a Dio il proprio cruccio: “Me ne vado senza figli e l’erede della mia terra sarà il mio domestico Elieser”. Tra i ritrovamenti negli scavi archeologici di Nuzi in Mesopotania, risalenti al 15° secolo a.C., c’è traccia di parecchi contratti in base ai quali in mancanza di figli venivano adottati schiavi che avevano il compito di accudire i genitori nella vecchia e dar loro onorata sepoltura. Eliezer sigifica “Dio ha soccorso” e quindi Abramo ricorda a Dio che non avendo figli dovrà adottare il suo servo come badante.

Dio rassicura Abramo: “Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te” e subito viene presentata una nuova alleanza tra Dio e ed Abramo con un rito un po' strano per noi oggi, ma ben noto in forme consimili presso le antiche popolazione del Medio Oriente. Vediamo di cosa si tratta in Genesi15, 9-10: “prendi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni /cioè adulti, capaci di procreare), una tortora e un colombo. Andò a prendere questi animali, li tagliò a metà e colloco le due metà una di fronte all’altra”, lasciando quindi un corridoio nel mezzo.

Nell’antichità due o più re o capitribù passavano affiancati in quel corridoio in mezzo agli animali ammazzati, dietro di loro seguivano gli uomini più importanti del clan con in mano delle torce accese. Alla fine della processione c’era il giuramento solenne di alleanza che più o meno suonava così: “che io sia tagliato in due come questi animali, se non sarò fedele all’impegno che oggi mi assumo”. È un patto solenne tra due o più contraenti da cui deriva l’espressione ebraica “Karat Berith” che noi traduciamo “stipulare un’alleanza”, ma che letteralmente andrebbe tradotta “tagliare un’alleanza”.

Io mi ricordo che da giovani, quando ci mettevamo d’accordo per combinare qualcosa o per ufficializzare un’amicizia ci si dava la mano destra e poi si chiedeva a qualcuno di fare il gesto di tagliare con la mano, a mò di lama, le mani incrociate dicendogli appunto: “taglia!”.

Abramo prepara ciò che Dio ha richiesto, ma “subito gli uccelli rapaci su quei cadaveri e Abramo li scacciò” (Gen. 15,11). Per qualcuno sono il simbolo di cattivo auspicio, come ricordano le letterature greche e romane, per altri sono le forze del male che tentano di ostacolare il piano di Dio. Come vedremo tra un po’ sarà solo Dio a passare tra le carcasse degli animali, l’uomo non lo fa…

Dio ci conosce e sa che non saremmo mai capaci di tale fedeltà ad un’alleanza con Lui. Si ricorda molto bene di Adamo, di Caino, di Noè e conosce la nostra fragilità. Allora il nostro compito, come per Abramo, sarà quello dello spaventapasseri, quello di tener lontano le forze cattive e negative (i rapaci) che sono in noi e fuori di noi e che cercano di avversare l’armonia cosmica. A noi deve bastare essere come Abramo che si sforza di tener lontani gli ostacoli, il nostro impegno deve essere quello della sentinella che vede il male e corre ad avvertire.

E finalmente “tramontato il sole, nel buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi” (Gen. 15,17). Braciere, in ebraico “tannur”, significa forno del pane, aveva la forma del cilindro, dentro era cavo e c’erano pezzi di legno accesi. La spiritualità rabbinica vede nel forno del pane che attraversa quel corridoio il Messia e nella fiaccola Dio stesso: entrambi stipulano l’alleanza con Abramo e la sua discendenza nei millenni. Del resto Gesù è pane di vita!

Ma quello che conta - ci dicono questi versetti – è che solo Dio sceglie di impegnarsi solennemente verso gli uomini. È un dono che nasce dalla libertà e dalla gratuita iniziativa divina e che non richiede alcuna contropartita da parte dell’uomo. Chiede solo di preparare il luogo dell’alleanza (cioè essere pronti, avere il cuore umile e aperto all’ascolto della Parola) e scacciare i rapaci, tenerci lontano dal male. Quello che è richiesto ad Abramo è richiesto anche a noi, a Dio basta questo, il resto lo fa Lui.

Teniamo i nostri cuori pronti al passaggio di Dio e del pane di vita nelle nostre vite!

Buona Bibbia a tutti!

Enrico de Leon