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Bibbia per tutti - Guerra e pace nella terra di Abramo

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Il capitolo 14 del libro della Genesi ci racconta un avvenimento purtroppo molto attuale.

Uno storico lo avrebbe definito anche molto abituale nel Medio Oriente, cioè una guerra che presto diventa internazionale. Il conflitto scoppia perché i cinque re delle città intorno al Mar Morto e del Sud di Israele si ribellano con l’imperatore Chedorlaoamer di Elam, cioè la Mesopotamia.

Elam la conosciamo meglio con il nome di Susa ed attualmente si chiama Keslam, si trova in Iran (vedete quanto sia attuale questo racconto biblico).

Il motivo del conflitto: “per dodici anni erano stati sottomessi dal re di Elam, così il tredicesimo anno si erano ribellati”. Scoppia la guerra e anche il re di Elam forma una coalizione che comprende il re di Babele (Iraq), il re Ellasar (luogo a noi sconosciuto) e il re di Goim, cioè dei popoli stranieri. Questi quattro re di nazioni al di là del Tigri molto potenti e ben armate marciano verso le piccole città del Mar Morto per reprimere la rivolta. La battaglia si svolge nella valle di Siddim (a sud del Mar Morto) che “era piena di pozzi di bitume” (… erano pieni di petrolio e non se ne erano accorti!). Qualche re vi cadde addirittura dentro, mentre gli altri fuggirono sulle montagne. Per la coalizione mesopotamica è grande vittoria e, come si usava una volta (… oh scusatemi, ho scritto al passato?) “deportano i superstiti in schiavitù nel loro territorio e distruggono le città sconfitte”. Ma come tutti i potenti della storia commettono qualche grosso errore: “prima di andarsene presero prigioniero anche Lot, figlio del fratello di Abramo, e i suoi beni” (Gen. 14,12). Vi ricorderete che quel pollo di Lot aveva scelto di andare a vivere a Sodoma.

“Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abramo l’ebreo”, come si legge in Genesi 14,13.

Ora il nostro patriarca viene presentato anche come capo militare e grande organizzatore di guerriglia che con un piccolo manipolo di irregolari sconfigge l’esercito del re di Elam sulla via del ritorno col bottino di guerra e gli schiavi. L’intento dello scrittore sacro (che scrive diversi secoli dopo) è di far apparire Abramo come il modello del futuro re d’Israele per coloro che tornavano dalla schiavitù di Babilonia e che si apprestavano a ricostruire lo stato di Israele.

“Abram l’ebreo”: è la prima volta che viene chiamato così nella Bibbia. Ad avvertirlo è uno scampato alla disfatta, “un amorreo” (altra tribù aramaica alleata di Abramo).

Capite cosa ci dice questa pagina della Genesi?

Non solo Abramo, il modello di ogni ebreo, è un buon condottiero, ma è un uomo capace di fare patti di alleanza con i popoli vicini, con gli abitanti di Canaan, gli antichi palestinesi, che abitano a due passi da lui e con loro combattere contro i padroni del mondo che hanno preso Lot come ostaggio!

Nel testo c’è una mirata critica ai futuri re d’Israele, incapaci di fare patti di alleanza con i popoli vicini, con le potenze come l’Egitto e l’Assiria e ciò ha portato alla distruzione di Gerusalemme e alla deportazione in Babilonia.

Tanto per non parlare di attualità…

“Abramo organizzò con i suoi uomini esperti nelle armi in numero di 318 e si diede all’inseguimento fino a Dan (nord di Israele al confine con il Libano). Fece delle squadre contro di loro, li sconfisse di notte e li inseguì fino a Coba a nord di Damasco. Recuperò così tutti i beni e anche Lot, i suoi beni con le donne e il popolo”. Il numero dei guerriglieri 318 è chiaramente simbolico e corrisponde al nome del servo fedele Eliazar che nel prossimo capitolo sarà indicato dal patriarca come suo erede.

“Quando Abram fu di ritorno, il re di Sodoma gli andò incontro e gli disse: dammi le persone, ma i beni prendili per te”. Da buon politico il re di Sodoma, che non ha alzato un dito per aiutare Abramo, arriva per riprendersi ciò che il re di Elam gli aveva portato via. Mentre sono lì che contrattano appare un personaggio misterioso: “intanto Melkisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abramo…” Salem significa pace sarà poi identificata con Gerusalemme, qui avviene l’incontro dopo la guerra lampo. Il suo re e sacerdote è “melek” che significa re e “sedeq” che significa giustizia e salvezza. Melkisedek porta pane e vino come segno di ospitalità per chi passa sul suo territorio, come patto di alleanza tra popoli. Ma è anche un rito di ringraziamento per la vittoria sull’imperatore nemico.

Col pane e vino noi cristiani ringraziamo per la vittora di Gesù sul male e sulla morte. Il mese prossimo parleremo più diffusamente di Melkisedek, perché questa figura sarà importante sia per il Nuovo Testamento sia per i testi apocrifi.

Dopo il colloquio con il re di Sodoma Abramo se ne torna a casa a testa alta, ma da buon modello pensa al bene dei suoi vicini, pretende che sia data a loro una parte del bottino che gli spetta, a lui basta riabbracciare Lot.

(Ah se chi fa la guerra imparasse da Abramo...!)

Buona Bibbia a tutti!

Enrico De Leon