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Mer, Apr
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Bibbia per tutti - Abramo e Lot

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Avevamo lasciato il nostro patriarca Abramo al confine con l’Egitto da dove il faraone lo aveva cacciato,

pur coprendolo di ricchezza, dopo lo scherzetto che gli aveva combinato. Ricordate? Far passare la moglie Sara come sua sorella.

Così Abramo con la sua ricca carovana torna da uomo ricco nella terra promessa: “dall’Egitto Abram risalì nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi… si spostò fino a Betel, il luogo dove aveva già prima la sua tenda… Lot era con lui”.

Riappare così il nipote Lot che era rimasto nonostante la carestia. Anche lui, grazie alla carestia, si è molto arricchito, “aveva greggi, armenti e tende”. Non sono più poveri nomadi che emigrano in continuazione con pochi animali, ma pastori, allevatori seminomadi che vanno a stabilirsi in un territorio molto vasto spostando le proprie mandrie secondo i tempi dell’anno in cerca di pascoli. Intrecciano accordi e conflitti con le popolazioni sedentarie del luogo ed anche tra di loro. Si legge infatti in Genesi 13: “il territorio non consentiva a che Abram e Lot abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi… per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e quelli di Lot”.

I seminomadi vivevano nelle tende fermandosi presso le oasi o in quelle regioni dove i pascoli erano abbondanti. Proprio l’uso o il possesso di acqua e pozzi creava dispute e conflitti. Era anche uno scontro tra culture: per i seminomadi il pozzo apparteneva a chi lo aveva scavato, per gli abitanti sedentari invece era di chi possedeva il terreno. Le tribù seminomadi erano convinte che tutto ciò che si trova sotto il cielo fosse di tutti, un bene dato da Dio e da usare… gli abitanti stanziali sostenevano invece che ognuno possedesse il territorio dove viveva, delimitato da confini ben precisi. Chi li violava o li usava senza permesso era maledetto: “non sposterai i confini del tuo vicino”, così dirà la Torah.

Di fronte ai continui litigi tra i suoi uomini e quelli di Lot per l’uso del territorio, Abramo si vede costretto a proporre al nipote di dividersi… Qui il redattore di Genesi 13 ci presenta la figura del Patriarca come un modello per i giudici e per i re di Israele: colui che fa da paciere, che si occupa dei problemi della tribù e trova le soluzioni. Chi gestisce con saggezza le dispute così propone: “non vi sia discordia tra me e te, noi siamo fratelli. Non sta davanti a te tutto il territorio? Separati da me. Se tu vai sinistra io andrò a destra o viceversa” (Gen 13,8). In realtà legalmente toccherebbe al più anziano essere il primo a scegliere, ma per non alterare l’armonia del clan Abramo rinuncia, fa un passo indietro, perché la pace viene prima di tutto e lascia il compito di scegliere a Lot. Ancora una volta il nostro Patriarca è il modello del re che Israele desidera, è l’esempio di ogni buon governante.

E il buon Lot sceglie: “alzò gli occhi e vide che la valle del Giordano era un luogo irrigato, come il giardino di Eden, come il paese d’Egitto”, cioè ricco, facilmente coltivabile, stabile per antonomasia... ma rappresenta sempre l’Egitto, cioè la schiavitù. Lo scrittore sacro vuole sottolineare che ci sarà sempre qualcuno che preferirà scegliere l’Egitto, vendendosi al facile profitto, ai faraoni di ogni tempo, al darsi poco da fare ed impegnarsi al minimo e conclude: “Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sodoma” (Gen. 13, 10-12). Ora sia noi sia chi ascoltava o leggeva questo capitolo più di 2000 anni fa sappiamo già cos’era Sodoma e la sua sorte. Per cui scuotiamo la testa e diciamo: “ma guarda ‘sto scemo dove ha scelto di andare!”. Oggi l’autore biblico scriverebbe: Lot scelse di andare a vivere a Caivano, Castelvetrano, Tor Bella Monaca o Scampia!

Battute a parte, ritorna qui la libertà di scelta che sta davanti ad ogni persona, ad ogni comunità umana: “non si può servire Dio e il denaro, chi vuole essere il primo si faccia servitore di tutti”. Chi serve Dio è libero come il nostro Abram il quale si fa servo delle scelte del nipote, chi serve il denaro e il potere diventa schiavo, fa compromessi con il male, impone agli altri le sue scelte, come il nostro povero Lot che da quel momento non ne combinerò più una giusta.

Come ormai avrete imparato in questi anni di lettura biblica ogni nome del testo ha un significato e un numero simbolico. Se cercate nei dizionari alla voce Lot non trovare niente: deriva da una radice linguistica ebraica che origina i verbi avvolgere, occultare, avviluppare e anche nascondere. Lot è colui che copre, nasconde, che aderisce a qualcosa che era meglio se restava nascosto.

Il capitolo 13 di Genesi si chiude con un’altra benedizione di Dio al patriarca Abramo che si sposterà a Mamre e ad Ebron, due villaggi dove sorgeranno due santuari importanti per Israele, lì pone le tende e costruisce altari al suo Dio.

Buona Bibbia a tutti.

Enrico de Leon