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Gio, Nov
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"La messe è molta!"

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Nel mese di ottobre la comunità cristiana è sempre invitata a far propria la mentalità missionaria,

a riconoscersi interpellata dal messaggio di Gesù che coinvolse, oltre al gruppo dei dodici apostoli, la più ampia schiera dei discepoli – di tutti i battezzati – nel compito non solo di annunciare, ma di essere Vangelo nel mondo.

Il testo del vangelo di Luca suona come una vera e propria benedizione: «Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi» (Lc 10,1-3).

Troppe volte la nostra attenzione è stata eccessivamente assorbita dalla considerazione relativa alla mancanza di operai, sbiadendo l’annuncio più clamoroso: «la messe è molta!». Già, il Signore vedeva e vede l’ampiezza della missione, la bellezza delle messi mature, il fascino di un raccolto che risulta promettente. Il motivo per cui dovremmo sentire il fascino dell’avventura cristiana non dipende dalla deprimente considerazione che siamo pochi, ma dalla certezza che le promesse di Dio si sono già compiute: il Signore stesso, anche attraverso la passione delle generazioni che ci hanno preceduto, ha concesso un raccolto abbondante.

Riuscite ad immaginare, a vedere questa scena? Agli occhi di Gesù ci sono abbondanti campi di grano pronti per la mietitura. Ci sono giacimenti di beni preziosi materiali e spirituali che possono essere condivisi a vantaggio di tutti. I doni del Signore sono stati seminati nelle coscienze delle persone. Il frutto dello Spirito sgorga dalla forza creatrice di Dio: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (cfr. Gal 5,22-23). Eppure, ieri come oggi, noi rischiamo di registrare soprattutto la cronaca degli insuccessi, bestemmiando contro il mondo e la vita come se Dio avesse agito da baro verso il genere umano.

Che cosa impedisce ai nostri occhi di provare meraviglia per le opportunità di bene che sono in mezzo a noi? Nelle nostre associazioni e comunità parrocchiali, molti uomini e donne, giovani e anziani, poveri e malati esprimono la propria fede donando tempo ed energie per il progresso umano e spirituale del nostro territorio. L’esperienza del volontariato nel servizio caritativo, nella catechesi, nella liturgia, nell’animazione entra in contatto con la storia di molte famiglie che trovano – al di là delle singole iniziative – spazi di incontro e di ascolto, di condivisione e di festa attraverso uno stile cordiale e familiare. La risorsa più rilevante che possiamo condividere è la nostra stessa umanità preziosa e imperfetta: le cose e le attitudini di cui fossimo sprovvisti sono la provvidenziale mancanza che ci permette di attivare e gustare l’interdipendenza.

Nel Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019 (dal titolo eloquente Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo nel Mondo), Papa Francesco ci ricorda che ogni credente è chiamato alla missione in forza del proprio battesimo. Dal rapporto di prossimità con il vicino di casa, fino agli estremi confini del mondo: «È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio». A ciò va aggiunta disponibilità del cristiano a dialogare con tutti, a valorizzare quanto di buono e stimabile emerge oltre i perimetri delle nostre appartenenze, a partire dalle battaglie comuni: la promozione del lavoro e della giustizia sociale, l’accoglienza dei poveri, la difesa dell’ambiente, l’investimento culturale.

Chi ha passione per Dio, condivide la passione di Dio per l’uomo.

Don Mario Aversano