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A.C.S. - Il dramma dei Cristiani in Eritrea

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Da A.C.S – Aiuto alla Chiesa che Soffre, un’organizzazione da decenni impegnata nel soccorso alle comunità cristiane perseguitate nel mondo,

arriva un appello sulla drammatica situazione in Eritrea. Negli ultimi mesi sono stati confiscati e chiusi altri 22 centri sanitari di proprietà di congregazioni religiose o diocesi cattoliche. I responsabili si erano rifiutati di firmare i documenti per trasferire la proprietà allo Stato. Nel mirino ci sono anche le 50 scuole e i 100 asili nido gestiti dalla Chiesa cattolica, perché una legge ha riservato la possibilità di aprire scuole solo allo Stato, cosa che però quest’ultimo non fa per cui i bambini sono condannati a vivere nella totale ignoranza.

Allo stesso modo gli ospedali cattolici sono stati confiscati, perché avrebbe dovuto gestirli l’autorità governativa. Invece sono stati chiusi e basta. “Ci hanno impedito di offrire quel poco che riuscivamo a dare, in luoghi in cui nessuno si prende cura della popolazione - è la voce disperata che arriva dalla piccola comunità cristiana in Eritrea che rappresenta il 5% della popolazione - Il tutto avviene nell’indifferenza. Ma il mondo ci vede? Oppure si accorge dell’Eritrea soltanto quando si parla dei nuovi migranti che giungono sulle coste italiane?».

In alcuni casi assieme agli ambulatori sono stati posti i sigilli anche alle residenze delle suore che li gestivano, costrette a trasferirsi in altre case delle rispettive congregazioni. L’anno scorso è stata imposta la chiusura dell’unico istituto per seminaristi.

Non a caso l’Eritrea è nota come la “Corea del Nord d’Africa”: vige il divieto di pubblicazioni cristiane in lingua locale e viene applicata la carcerazione per motivi religiosi, In Eritrea le carceri sono costituite per lo più da blocchi di container in mezzo al deserto e i detenuti sono costretti a vivere in condizioni spaventose.