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Gio, Giu
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Storie di conversione - Curzio Malaparte

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Curzio Malaparte, di padre tedesco e madre italiana, nacque a Prato il 9 giugno 1898. Fu un personaggio complesso, di intelligenza vivissima:

uomo di grandi passioni, di gesti paradossali e dalla vita movimenta.

All’età di sedici anni lo troviamo in Francia con la legione garibaldina, nel 1915 rientra in l’Italia e combatte contro l’Austria. Dopo aver aderito al partito fascista e aver partecipato alla marcia su Roma, Malaparte si stacca dal fascismo non intravedendovi più quella speranza di rivoluzione sociale che lo aveva portato a seguirne gli ideali.  Nel 1933 viene licenziato dal giornale “La Stampa” per “eccesso di individualismo”. Pubblica in Francia “Tecnica del colpo di stato” dove attacca Mussolini ed Hitler e si becca cinque anni di confino a Lipari. Durante la guerra lo troviamo in Finlandia, poi è arruolato come ufficiale di collegamento tra l’esercito italiano e le truppe alleate. Nel ‘47 è a Parigi, nel ‘57 nella Russia di Stalin e poi nella Cina di Mao Tse Tung. Una vita condotta a grande velocità e di stress senza tregua. 

In Cina, si ammala ai polmoni e rientra in Italia. Viene ricoverato nella Clinica Sanatrix di Roma. Li c’è un prete, il gesuita Virginio Rotondi che assiste spiritualmente gli ammalati. Tra i due nasce una certa simpatia: parlano di tutto ciò che lo scibile umano propone, ma su richiesta esplicita di Curzio mai di cose astratte, non visibili, non spiegabili, non palpabili. Il don acconsente.

Dunque in quelle conversazioni non si parla di Dio! Ma Cristo è lì e lo attende con le solite armi: amore e pazienza. Curzio comincia a chiedere di quell’ebreo, di quell’uomo pacifico, dei suoi insegnamenti.

Una notte in ospedale il dolore è così forte che Curzio teme sia giunta la sua ora.  Con le poche forze che gli rimangono grida: “mi fate morire senza il prete?!”. Curzio si è arreso all’abbraccio del Signore della vita.

La sua conversione fu cosciente e meditata. L’8 giugno 1957, commosso fino alle lacrime, ricevette il battesimo secondo il rito cattolico ed il 7 luglio si comunicò. “Faccia presto, mi confessi e mi dia Gesù” chiese a padre Rotondi. Ad Igor Man che lo aveva salutato con una pubblica lettera rispose: “Quando si sta bene si piange meglio. Ora che sto male, e male assai con questa tbc che mi mangia vivo, ora, credimi è più difficile».  Più difficile cosa? «Piangere, pregare». Aveva tentato di uccidere Dio nella sua coscienza, ma non ci era riuscito. “Se Dio mi aiuta a guarire scriverò una vita di Cristo. Sarà il modo migliore di ringraziare il Signore per avermi illuminato”, confidò ad un amico. Quando il dolore si faceva insopportabile ripeteva. “Offro questa mia sofferenza per la gloria di Cristo!”. Era il pomeriggio del 19 luglio 1957 e disse : “Un crocifisso, presto un crocifisso!”. Malaparte morì stringendolo tra le mani.

Marcello Aguzzi