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Bibbia per tutti - Il Cantico dei Cantici (3)

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Come dicevamo nell’articolo del mese scorso, il Cantico dei Cantici è un poema, una sinfonia, composta da 8 capitoli

che qualche commentatore divide in 13 scene o movimenti. Questo gioiello poetico e teologico può essere diviso anche in tre temi, come indica il biblista ebreo Andrè Chouraqui: la genesi dell’amore – la sofferenza dell’amore – il compimento dell’amore.

E’ difficile però suddividere questo libro in modo esatto e scientifico, perché ogni tematica è mescolata alle altre in ogni capitolo. Ogni dialogo dei due innamorati contiene ogni sfumatura che può e sa dare solo il vero amore, il desiderio, la sofferenza dell’assenza, la gioia di essere ancora insieme e la tristezza di doversi momentaneamente separare.

1) La genesi dell’Amore (Cap 1 -2). I due innamorati si contemplano, si descrivono, si desiderano. Lui: “come sono belle le tue guance tra gli orecchini e il tuo collo tra le perle!”. Lei: “Quanto sei bello mio amato, anzi incantevole, il nostro giaciglio è verdeggiante!” Lui: “Quanto sei bella amica mia, i tuoi occhi sono come colombe”. Lei: “Come un melo tra le piante selvatiche, così è il mio amato. Io sono malata d’amore, la sua mano sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia… è simile ad una gazzella, a un cucciolo di cervo”. Sono molteplici i paragoni tra i due innamorati e la natura. Fiori, piante e animali sono presi a prestito sia per descriversi sia per sottolineare che è iniziata la primavera. Siamo allo sbocciare: tutto è bello e luminoso, rinasce la natura e nasce l’amore.

2) Ma in contrappunto si apre il secondo tema del Cantico, quello dell’esilio, della lontananza, dei primi ostacoli tra i due (Cap. 3 – 6). Lei: “Sul mio letto lungo la notte ho cercato colui che il mio cuore ama, l’ho cercato ma non l’ho trovato”. Il coro: “Dov’è andato il tuo amato perché noi lo possiamo cercare con te?” Lei: “Percorrerò la città, per le strade e per le piazze, avete visto colui che il mio cuore ama? Le sentinelle mi hanno percossa, ferita, mi hanno tolto il mantello”.

I due si sono persi, si cercano, ma non riescono ad incontrarsi. Finché in una notte di pioggia lui va a bussare alla porta dell’amata: “aprimi, sorella mia, amica mia, mia colomba, mio tutto perché il mio corpo è coperto di pioggia , i miei ricci di gocce notturne”. Lei però dorme e poi fa la preziosa: “mi sono già levata la tunica , come indossarla di nuovo? Ho lavato i miei piedi, perché sporcarli di nuovo?”.

Oggi direbbe: ho il pigiamone con gli orsacchiotti, non sono neanche truccata, se lui mi vede così ridotta mi prende in giro! Spesso la paura di mostrarsi per quello che veramente si è crea grossi ostacoli all’amore. Quante volte anche noi di fronte ad un Dio misericordioso, che ci ama così come siamo, facciamo i preziosi e non gli apriamo la porta del nostro cuore. Ma nonostante questo l’amore è più forte di ogni altra cosa e i due fidanzatini riusciranno a ritrovarsi: è finito l’esilio, la sofferenza è redenta!

3) E’ l’ultimo tema del Cantico: gli amanti si rivedono nella loro bellezza e si ricongiungono (Cap. 7 – 8) in nozze eterne, in un amore che è più forte di tutto, anche della morte, amore che è grande, invincibile, perché è fuoco che viene da Dio. Lei: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio, poiché l’amore è più forte della morte, implacabile come gli inferi è la gelosia, le sue fiamme sono come il fuoco, fiamma di Jah!”.

Jah è l’abbreviazione del nome ebraico di Dio, Jahweh, che in tutto il libro è nominato solo qui. La passione amorosa, sembra dire il nostro cantico, trova origine e forza nella realtà divina. E’ Dio che fa scaturire nel cuore dei due fidanzati ogni sentimento ed attrazione.

Il fidanzato dalla ragazza è chiamato “il mio amante – colui che amo”; in ebraico è espresso con il termine “dodì” che compare ben 26 volte nel testo. Nella cabala ebraica il numero 26 è la somma del valore numerico del nome Jahweh (Dio) e per questo il Cantico dei Cantici è interpretato com scambio d’amore e attrazione tra Dio stesso, il “dodì”, ed il vero credente rappresentato dalla ragazza.

La fidanzata è chiamata in molti modi: “nawah” (graziosa), “jafah” (incantevole), “ra’ jatì” (mia amica, mia compagna), “kallah”(sposa, mia promessa) “jonati” (mia colomba), “ahat” (unica), “tammati” (mia perfetta), “ahotì” (sorella mia). Tutti questi nomi indicano l’intera umanità, ognuno di noi che Dio ama appassionatamente chiamandoci con il nostro nome.

In particolare l’ultimo nome che trovate nel Cantico (7,1) “shulammit” (colei che riceve e dona la pace) ricorda che chi incontra e si innamora di Dio riceve da Lui la pace, la gioia ed è in grado di donare pace e gioia agli altri.

Enrico de Leon