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La Chiesa, il sinodo e i giovani

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- di don Mario Aversano -
Si sono conclusi i lavori del Sinodo dei Vescovi che Papa Francesco ha voluto dedicare a

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
Come avvenuto anche per il Sinodo sulla Famiglia del 2015, il testo preparatorio è stato redatto coinvolgendo le diocesi del mondo per raccogliere i vissuti della base e tentare, nell’ascolto dello Spirito, di dare risposte concrete alle attese delle nuove generazioni. Al termine dei lavori la delegazione dei giovani ha scritto: “Carissimo Papa Francesco, noi presenti al Sinodo, vogliamo esprimerti la nostra gratitudine e la nostra gioia per averci dato lo spazio di fare insieme questo piccolo pezzo di storia. Le idee nuove necessitano di spazio e tu ce l’hai dato”.

La premessa di fondo può essere riassunta dalla consapevolezza che gli stessi giovani sono chiamati ad un ruolo di maggiore protagonismo nella società come nella Chiesa, non solo oggetto di dibattito ma soggetto attivo nella costruzione delle comunità.

Oggi sentiamo la sfida di tradurre questa intenzione in processi che favoriscano concretamente il senso di appartenenza dei giovani a Cristo e alla Chiesa. È sotto gli occhi di tutti come nelle chiese occidentali, specie in Europa, la presenza dei giovani continui a decrescere, per cui si potrebbe parlare di una “denatalità cristiana” assai più pronunciata della denatalità puramente anagrafica.

Negli ultimi decenni sono state proposte molte chiavi di lettura (sociologiche ed ecclesiali) per tentare di spiegare il fenomeno: dalla secolarizzazione della società all’estenuarsi dei rapporti tra le generazioni, dal cambiamento dei codici etici al relativismo culturale, dalla mancanza di un linguaggio comprensibile alle difficoltà educative. Eppure, l’attuale contesto storico presenta molte similitudini con la cultura pagana in cui esplose la diffusione del Vangelo agli albori della Chiesa. La predicazione delle prime comunità riusciva contemporaneamente a valorizzare il positivo di ogni cultura e a presentare la novità e la radicalità della Pasqua di Cristo, turbando e affascinando la coscienza degli uomini. Ieri come oggi, più che nella contrapposizione, i cristiani devono affrontare la sfida di presentare la fede come pista promettente per la ricerca di senso delle persone. E accanto agli adulti, gli stessi giovani possono essere tra i più efficaci evangelizzatori dei coetanei, nella misura in cui ci si fida del loro fiuto e della loro passione.

D’altra parte, non è forse vero che le nostre parrocchie continuano a fare molto affidamento sui giovani come animatori dei bambini e dei ragazzi? Non è proprio in questo servizio educativo che i nostri animatori – con le energie e le discontinuità che li caratterizzano – possono maturare e dare consistenza alla propria identità cristiana?

Il Sinodo ci chiede di riflettere su quale sia la gioia e la passione che animano le comunità e le famiglie nel testimoniare «un’autentica esperienza di fede nel Cristo morto e risorto», senza ridurre la bellezza del vangelo a due possibili riduzionismi: la sola offerta di norme etiche e/o la proposta di forme di aggregazione di tipo emotivo. Infatti «nelle comunità cristiane talora rischiamo di proporre, al di là delle intenzioni, un teismo (una dottrina religiosa impersonale, n.d.r) etico e terapeutico, che risponde al bisogno di sicurezza e di conforto dell’essere umano, anziché un incontro vivo con Dio nella luce del Vangelo e nella forza dello Spirito. Se è vero che la vita è risvegliata solamente attraverso la vita, diviene chiaro che i giovani hanno bisogno di incontrare comunità cristiane radicate realmente nell’amicizia con Cristo, che ci guida al Padre nella comunione dello Spirito Santo».

Ogni autentica iniziativa pastorale ha il compito di favorire l’incontro delle persone con Cristo, perché ciascuno si decida per Lui. Per questo, il Sinodo ha voluto sottolineare come tutta l’azione della Chiesa debba avere un orizzonte vocazionale. Accompagnare i giovani all’incontro con Cristo significa offrire la possibilità che ciascuno conosca e compia se stesso, risponda alla chiamata di Dio e assapori la vita adulta come dono di sé. Come ha sottolineato Papa Francesco: «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: 'Ma chi sono io?'. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: 'Per chi sono io?'».

Don Mario Aversano