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Una chiesa paleocristiana sotto la "nuvola Lavazza"

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Qualche anno fa durante gli scavi per la costruzione del nuovo centro direzionale della Lavazza a Torino (la cosiddetta “nuvola”)

, in via Bologna zona oltre Dora, sono stati riportati alla luce i resti di una chiesa paleocristiana del IV – V secolo d.C.

L’importante ritrovamento archeologico è avvenuto in un’area già nota per la presenza di un’antica necropoli fuori le mura di quella che fu in epoca romana Augusta Taurinorum. La chiesa, a navata unica e con abside, era lunga circa 20 metri e larga 12 e rappresenta, insieme ai resti degli edifici paleocristiani nell’area del Duomo, una delle prime testimonianze architettoniche della presenza cristiana a Torino.

All'interno e attorno al perimetro della chiesa sono state ritrovate diverse tombe. Per conservare e rendere accessibile l’area dei ritrovamenti la Lavazza, d’intesa con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte e la Città di Torino, ha modificato il progetto originario della propria sede di modo che oggi i resti dell’antico insediamento sono visibili dall’esterno e dallo scorso settembre anche visitabili da studiosi e turisti.

La chiesa risale all’epoca di San Massimo, primo vescovo di Torino, che guidò la diocesi tra il 390 e il 420. Alcuni esperti hanno identificato l’edificio come la chiesa di San Secondo martire fuori le mura, citata da altre fonti storiche. Devastata al tempo delle incursioni saracene prima dell’anno Mille, la chiesa andò poi in rovina insieme al circostante cimitero.

Nella tradizione San Secondo era uno dei martiri della “legione tebea”. Questa leggendaria legione romana, guidata da San Maurizio, era formata da 6.600 soldati provenienti dall’Egitto, in prevalenza cristiani, agli ordini del co-imperatore Massimiano, inviati nel 285 d.C a combattere nelle Gallie contro i “barbari”. Mentre i confini dell’impero erano sotto la crescente pressione di popoli da nord e da est, l’autorità imperiale era entrata in una fase di grande turbolenza e crisi politica. Al rifiuto di uccidere alcuni cristiani nel Vallese e di offrire sacrifici agli dei pagani i soldati della Legione Tebea sarebbero stati a loro volta massacrati da altre truppe fedeli all’imperatore. I sopravvissuti sarebbero poi stati inseguiti nel corso di una gigantesca caccia all’uomo attraverso le Alpi. Alcuni scampati si sarebbero dedicati all’evangelizzazione nelle vallate piemontesi prima di essere raggiunti e uccisi dai persecutori. Tra questi i santi Ottavio, Solutore e Avventore sarebbero stati martirizzati nei pressi di Torino restando nella memoria della prima comunità cristiana, come ricordato in un sermone del vescovo San Massimo. Il condizionale è d’obbligo perché le opinioni degli storici su queste vicende sono tutt’altro che concordi. Quel che è certo è che nel IV secolo a Torino e dintorni c’era già un consolidato e radicato gruppo di cristiani.