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Mer, Lug
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Bibbia per tutti - Cosa ci insegna la storia di Giona

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Avevamo lasciato Giona sulla sua collinetta ad aspettare l’intervento di Dio contro Ninive,

a vedere l’avverarsi della “sua profezia”: ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta!

Ma passano le ore, i giorni e non succede niente! La grande liturgia penitenziale dei niniviti, le preghiere, i digiuni e soprattutto la loro conversione a Dio ed il pentimento sincero della città hanno ottenuto il perdono e Ninive non sarà distrutta.

Qual’è la reazione del nostro profeta di fronte alla misericordia di Dio?

“Giona provò un grande dispiacere e ne fu sdegnato (n.d.r. in ebraico: si accese d’ira), pregò così il Signore: or dunque Signore toglimi la via perché è meglio per me morire che vivere!” (4, 1-3). I motivi dell’arrabbiatura bruciante di Giona sono due: uno biblico e l’altro pscicologico.

Il libro del Deuteronomio presenta molto spesso la figura del falso profeta, contrapposto al vero profeta Mosè: “quando un profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore! Il profeta l’ha detta per presunzione. Quel profeta dovrà morire”.

Così si legge anche nei libri dei veri profeti d’Israele: Isaia, Geremia, Ezechiele che spesso se la prendono contro i falsi profeti che allontanano i popoli da Dio e lo ingannano con le loro parole. Andate per esempio a leggervi il capitolo 23 di Geremia per averne un’idea: “Non ascoltate le parole dei profeti… annunciano fantasie del loro cuore e non quanto viene dalla bocca del Signore… Io non ho inviato questi profeti e li punirò”.

Quando Giona si rende conto che la sua profezia non si è avverata si convince di essere un falso profeta, un inutile visionario che allontana i credenti dal giusto cammino e si arrabbia con Dio come a dirgli: “che mi hai mandato a Ninive a fare la figura del buffone? Sono uno profeta da isola dei famosi, ora dove mi mandi, nella casa del grande fratello? Meglio morire!”

Il secondo motivo dell’arrabbiatura di Giona è psicologico ed in qualche modo ci tocca più da vicino. Di fronte al male e all’ingiustizia del mondo, all’impunità dei colpevoli, dei violenti quanti tra di noi non hanno sognato un intervento di Dio che immediatamente punisca chi ha sbagliato?

E quanti, come Giona, si arrabbiano con Dio perché non fa nulla?

Giona non vuole che la misericordia di Dio sia scambiata per debolezza – scrive il mio amico biblista Marco Chiolerio – Quanto è attuale questo pensiero: molti cristiani di oggi lo sottoscriverebbero. Invece di seguire un Dio-bambino, un Dio-crocifisso debole e consegnato nelle mani degli uomini, vorrebbero seguire un Dio guerriero, trionfante, un Dio in grado di dimostrare a tutto il mondo chi comanda.

Il libro di Giona ci aiuta a riflettere e a purificare questo nostro atteggiamento giustizialista, entra nella nostra psicologia e ci parla come fa con il profeta.“Il Signore rispose a Giona: ti sembra giusto essere così adirato?” (4,4) cioè tu che volevi la distruzione dei malvagi ti stai facendo distruggere dalla collera, dal pessimismo, dall’amarezza, ti stai avvelenando la vita! Purifica invece il tuo cuore, i tuoi occhi con un po’ di misericordia. E per far capire meglio il suo pensiero “il Signore fece crescere una pianta di ricino per fare ombra a Giona… che provò una grande gioia per quel ricino” (4,6). In ebraico troviamo il termine “qiqayon” che compare solo qui in tutta la Bibbia… Che pianta è? La versione italiana traduce ricino, quella greca scrive zucca, altre parlano di edera.

Siamo in Oriente, fa un caldo boia e anche l’ombra di una piccola pianta può aiutare Giona a rinfrescarsi i pensieri… ma “Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato Dio fece soffiare un vento da oriente (cioè caldo bollente) ed il sole colpiva la testa di Giona che si sentiva svenire e diceva: meglio per me morire!”.

Dio aveva mandato Giona ad annunciare la distruzione di Ninive, ora manda un verme a distruggere la pianta e il nostro profeta cosa fa? Si arrabbia e si dispera per il ricino seccato, mentre della salvezza dei peccatori non gliene importa niente!

A questo punto Dio chiede a Giona qual’è il suo criterio di valutazione, quale senso dà alla vita, quali sono le sue priorità: “tu hai pietà per quel ricino per cui non hai fatto nessuna fatica né hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuto e in una notte è perito. E io non dovrei avere pietà di Ninive. Di più di centoventimila persone che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra?” (4,10-11) cioè tra bene e male.

Il libro di Giona ci ricorda che spesso noi umani ci preoccupiamo di cose effimere che non durano, che appaiono e scompaiono, come il ricino, anziché di quelle che durano per l’eternità!

La nostra mente è incentrata a volte sui nostri piccoli problemi e perdiamo di vista l’essenziale: “cercate piuttosto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta!” (Lc 12,31)

Giona ci ricorda che Dio, il misericordioso, si occupa di tutti, buoni e cattivi, e a tutti dona la salvezza.

Buona Bibbia a tutti e buone vacanze nel Signore!

Enrico de Leon