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Gio, Ago
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Bibbia per tutti - Il segno che ci è stato dato

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Riprendiamo il racconto dalla precedente puntata: “Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.

Il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto”. A questo punto il nostro profeta accetta la missione che Dio gli aveva dato e parte alla volta di Ninive ad annunciare il messaggio di rimprovero e conversione.

Fermiamoci però, in questo periodo pasquale, ad analizzare come nei Vangeli l’esperienza di Giona è stata utilizzata e vista come profezia della resurrezione di Gesù.

“Tre giorni e tre notti”…. la Scrittura è piena di avvenimenti importanti nella storia di Israele realizzati il terzo giorno: Genesi 22 dopo tre giorni di cammino Abramo ed Isacco giungono al monte Moriah e qui Dio suggella la solenne alleanza; Esodo 19 il terzo giorno YAWH si rivela sul monte Sinai agli ex schiavi d’Egitto; Ester 4 tre giorni e tre notti digiunano tutti gli ebrei deportati nell’impero persiano per chiedere a Dio la salvezza. Molto significativa è anche la profezia del profeta Osea: “venite, ritornate al Signore; egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Dopo due giorni ci ridarà la vita ed il terzo giorno ci farà rialzare (risorgere) e noi vivremo alla sua presenza”.

Anche nel Nuovo Testamento la teologia del terzo giorno è molto importante.

Marco 8,2 Gesù dice ai discepoli: “sento compassione per la gente: ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare”, subito dopo c’è la prima moltiplicazione dei pani; Matteo 26 e 27 Gesù afferma di poter distruggere il Tempio e ricostruirlo al terzo giorno; Luca 2 Maria e Giuseppe perdono Gesù dodicenne, ma “dopo tre giorni lo trovarono nel tempio seduto in mezzo ai rabbi” ad occuparsi delle cose del Padre; Giovanni 2 “il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana” e qui per Gesù è il momento della sua prima manifestazione.

Tre giorni dopo la sua morte Gesù risorge.

Nei Vangeli i tre giorni di Giona vengono citati ed utilizzati come metafora sia della resurrezione sia della missione universale di Gesù. In Matteo 12, 38-41 “Scribi e farisei gli dissero: maestro (rabbi), da te vogliamo vedere un segno! Egli rispose loro:… non vi sarà dato alcun segno se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel ventre della terra”. Matteo sottolinea che la permanenza di Giona nella pancia del pesce diventa segno del mistero pasquale di Gesù, segno della vita che Gesù stesso ci dona. Altro non può essere dato, perché questo è il segno supremo. “Davanti al rifiuto dell’uomo – scrive il mio amico biblista Marco Chiolerio - che pur conoscendolo sceglie contro di lui, Gesù entra per tre giorni nel cuore della terra in solidarietà assoluta con quel rifiuto, con chi non lo sceglie. Davanti al male estremo, Dio si fa in Gesù pietà estrema, prendendo su di sé quel male che è rifiuto dell’amore, rifiuto della vita”.

Lo stesso troviamo in Matteo 16, 1- 4: “una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno se non il segno di Giona”. Subito dopo Pietro proclamerà che Gesù è il Cristo (il Messia tanto atteso), il figlio del Dio vivente. Gesù gli dice: “Beato sei tu Simone, figlio di Giona”, perché Pietro capirà, senza cercare segni, dopo tre rinnegamenti, chi è Gesù e quale dovrà essere la missione che Dio gli affiderà. Come Giona disse no a Dio per poi convertirsi, così Pietro dopo tre no si convertirà definitivamente alla Parola.

Nel Vangelo di Luca troviamo un’altra citazione: “Come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo sarà un segno per questa generazione! Nel giorno del giudizio gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno perché loro alla predicazione di Giona si convertirono ed ecco che qui ora vi è uno che è molto più grande di Giona”. (Eppure nonostante questo non vi convertite, lascia intendere tra le righe Gesù!)

Luca vuole sottolineare il rifiuto di Gesù da parte dei responsabili di Israele e l’accoglienza da parte dei lontani, dei pagani. Il segno è la persona stessa di Gesù con le sue parole e la sua vita. Gesù commenta la storia di Giona prefigurando ciò che accadrà in futuro. Il messaggio di Gesù sarà portato ai pagani, in tutto l’impero dei nemici romani, ed in tanti lo capiranno e lo abbracceranno. Per il Vangelo di Luca la decisione di “questa generazione”, quindi di ogni persona, di ogni generazione futura, davanti alla Paola di Dio, al messaggio di Gesù, alla resurrezione del Figlio dell’uomo assume un valore di definitività.

Di fronte alla nostra continua voglia di vedere segni dall’alto Dio ci risponde con un segno dal basso: colui che era morto, sepolto nel cuore della terra è risorto, è il vivente e chiama ognuno di noi a far risorgere quel bisogno di amore verso Dio e verso fratelli che così spesso seppelliamo e lasciamo morire nel nostro cuore. “Per questo a chi chiede segni, noi predichiamo Cristo crocifisso”, dice Paolo. Crocifisso e risorto: questo è il segno, l’unico, dell’amore di Dio per ogni uomo anche il più malvagio.

Buona Bibbia a tutti! E ancora un grazie al collega Marco Chiolerio per le sue lezioni su Giona.

Enrico de Leon