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Mar, Ago
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Un libro ricorda mons. Peradotto

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“Franco Peradotto prete giornalista e il suo tempo. Un cuore grande così”.

E’ il titolo completo del libro, edito da Effatà, che ripercorre la vita di una delle figure più significative della Chiesa torinese degli scorsi decenni. Quasi seicento pagine, curate e scritte dalla prolifica penna di Pier Giuseppe Accornero (a sua volta prete-giornalista, cresciuto alla scuola di don Peradotto), il volume è più di una semplice biografia, perché accuratamente raccoglie e presenta un ingente materiale documentario, dal quale emerge un interessante spaccato non solo ecclesiale, ma anche sociale di Torino e dintorni, dai tempi della guerra alla soglia dei giorni nostri.

E’ questo infatti l’arco temporale che don Franco Peradotto (nato nel 1928, ordinato sacerdote nel 1951 e morto nel 2010) visse come testimone e protagonista, ricoprendo in Diocesi incarichi di responsabilità e collaborando con cinque arcivescovi: Maurilio Fossati, Michele Pellegrino, Anastasio Ballestrero, Giovanni Saldarini, Severino Poletto. Vicario episcopale, da giornalista collaborò a diverse testate e fu a lungo direttore del settimanale “La Voce del Popolo” … ma anche “civis taurinensis”, perché la cifra del suo impegno e del suo lungo servizio risiede proprio in quella capacità di ascolto e di dialogo con tutti.

Nella diocesi di Torino con c’è comunità parrocchiale che non ricordi una sua conferenza o un suo incontro su temi pastorali e di attualità. Da brillante comunicatore qual’era per spiegare i documenti e la mentalità del Concilio Vaticano II girò in lungo e in largo la penisola, i gruppi ecclesiali, le parrocchie, ma non solo. Rappresentante di quella “Chiesa in uscita”, che oggi Papa Francesco non si stanca di pungolare, sempre cercò il confronto, partendo da quella realtà sociale in cui era immerso: la Torino della grande immigrazione dal Sud, della Fiat, delle lotte operaie, ma anche delle tensioni e del disagio.

Scrive il card. Severino Poletto nella presentazione del libro: “La popolarità e la stima che hanno circondato mons. Peradotto venivano anche dalla sua capacità di essere, veramente e sinceramente, «uomo del dialogo», attento, interessato all’incontro autentico con ogni persona. Ma questo fu possibile perché egli è stato «uomo del Concilio»: ha respirato a pieni polmoni l’aria di quella «primavera della Chiesa» e ne ha riportato lo spirito tanto nel suo ministero sacerdotale quanto nella sua esperienza professionale di giornalista”.