04
Mar, Ago
36 New Articles

Bibbia per tutti - La fuga del profeta

Proposte
F
Typography

Il profeta Giona, inviato da Dio a Ninive ad annunciare la distruzione per la sua malvagità, ha paura

e si imbarca su una nave diretta a Tarsis, cioè in direzione opposta, lontano dal Signore, dalla sua vocazione e dai propri compiti di profeta e di credente. Questo avevano analizzato la volta scorsa.

La storia di Giona prosegue così: “Ma il Signore (il testo dice Yhwh) scagliò un vento potente sul mare e ci fu una tempesta così grande sul mare che la nave stava per sfasciarsi”. Dio comincia ad agire e lo fa attraverso il vento (in ebraico “ruah” che significa anche alito e spirito), come al principio della creazione quando “lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen. 1,2), come Gesù sulla croce che “emise lo spirito” (Mt. 27,50).

Quando la “ruah” di Dio interviene, sta per nascere qualcosa di nuovo. Dio comunica qualcosa di sé e il creato lo recepisce e agisce, così come gli uomini che sanno vedere i segni dei tempi.

I marinai – continua il racconto - ebbero paura e implorarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla”. I marinai sono pagani, siamo noi, i lontani, i non ebrei che di fronte al pericolo si dimostrano “timorati di Dio” e iniziano a pregare e ad agire. Eliminano ciò che è superfluo… e qui ci sarebbe veramente tanto da dire su quanto preghiamo e quanto superfluo teniamo!

Ma intanto il nostro eroe che sta’ a fa?

Giona, sceso nel luogo più basso della nave, si era coricato e dormiva profondamente” (nella versione greca della Bibbia si legge “dormiva e russava sonoramente”). Si è nascosto, da solo, nel suo angoletto e si rifiuta di affrontare la realtà. Continua nel suo atteggiamento di egoismo che indicavamo la volta scorsa: di fronte al male, alle ingiustizie - e ora al pericolo – si volta dall’altra parte, si rende indifferente.

Il comandante della nave lo va a svegliare e gli dice: “che fai? Perché dormi? Alzati! (“qûm”: l’ordine che Dio aveva dato a Giona) invoca il tuo Dio!”

Ironia del testo. Un pagano che richiama un israelita e lo invita a pregare usando le stesse parole che Dio ha rivolto a Giona! E qui il nostro eroe pauroso non può più tirarsi indietro, sa che ciò che sta succedendo è colpa sua e lo sanno anche i marinai che gli domandano “che cosa hai fatto? Infatti erano venuti a sapere che fuggiva dal Signore”.

Sconfitto, Giona chiede ai marinai di gettarlo in mare, ma loro, i pagani, i non credenti nel vero Dio, non ci stanno e “cercarono a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscirono”. Hanno capito, loro, che ci si salva insieme, che anche se Giona è colpevole non deve morire e che per lui può ancora esserci salvezza. Giona, mandato ai pagani per salvarli, si rifiuta; i pagani invece cercano di salvare l’uomo di Dio dimostrando di vivere la legge di Israele.

Scritto , come si diceva, in un periodo storico in cui l’ebraismo è ripiegato su se stesso, sulle proprie sofferenze del post-esilio e sulla non autonomia politica perché sotto il dominio di infedeli, questo libro rappresenta una voce diversa, profetica (come quella di Papa Francesco oggi) verso lo straniero, verso il nemico, verso colui che non è dei nostri.

Allora i marinai pregarono il Signore e dissero: ‘non imputare a noi la vita di Giona, poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere’. Presero Giona e lo scagliarono in mare”. Il mare si placa, “quegli uomini ebbero gran timore di Yhwh, gli offrirono sacrifici e innalzarono preghiere” (così dice il testo greco). I marinai hanno riconosciuto nel Dio di Giona il vero Dio, senza che Giona abbia fatto o detto qualcosa per convertirli.

Quando chiederanno a Gesù un segno egli risponde: “non vi sarà alcun segno, se non il segno di Giona” (Mt. 12,39). In questo caso la conversione dei pagani che pur non avendo incontrato e conosciuto Gesù aderiranno al suo Vangelo.

Giona, invece di alzarsi come aveva comandato Dio, scende sempre più in basso. Ora è in fondo al mare, “ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona”. Resterà nella pancia del pesce tre giorni e tre notti (… di questo parleremo ancora la prossima volta) a pregare Dio.

Nella mia angoscia ho invocato il Signore…”: la preghiera di Giona è una compilation di citazioni dal libro dei Salmi e dei profeti che vi invito a far vostra in questo tempo di quaresima. La prima parte del libro di Giona si conclude così. “il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia”.

Torna ancora una volta il verbo gettare-scagliare (in ebraico “tul”). Dio aveva scagliato la tempesta, i marinai gettano il carico in mare e poi scagliano Giona tra le onde. Ora il pesce rigetta sull’asciutto colui che ha rigettato l’ordine di Dio per paura ed indifferenza.

Scrive Marco Chiolerio: “In realtà Dio non getta la via la vita di Giona e la nostra, bensì la nostra parte peggiore, come dice il profeta Michea ‘Dio tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati”.

Lo spirito di Dio durante la creazione aveva posto un limite alle acque sotto il cielo ed era apparso l’asciutto e lì si era sviluppata la vita: ora Giona è gettato sull’asciutto dove può ricominciare una nuova vita, accettare ed obbedire alla parola di quel Dio che ha pregato e a cui ha chiesto perdono nel ventre del grosso pesce.

Enrico de Leon