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Bibbia per tutti - Giona, la paura e il coraggio

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- di Enrico de Leon -
Nello stesso periodo in cui viene scritto il libro di Ruth
, di cui ci siamo occupati nei mesi scorsi, vede la luce un altro piccolo libro, quello di Giona: solo 4 capitoli, solo 48 versetti, ma un vero e proprio capolavoro di teologia e ironia, pieno di sferzante critica contro la mentalità sociale del suo tempo. Il libro di Giona (in ebraico Yonah che significa colomba) è una parabola satirica che, come la storia di Ruth, viene ambientata nel passato per far riflettere sul presente.
Nelle nostre Bibbie il libretto di Giona lo trovate tra i profeti, anche se in realtà la sua collocazione andrebbe posta tra i libri sapienziali in quanto non vi troviamo oracoli o lunghe profezie, ma un racconto in tre scene di stile didattico. E’ una lunga parabole, come quelle che racconterà Gesù, per far capire a chi legge qualcosa sul mistero di Dio. I nostri fratelli maggiori ebrei leggono questo libro liturgicamente nel santo giorno del Kippur, il giorno in cui si chiede a Dio il perdono dei peccati riconoscendo nella loro vita la fatica che lo stesso profeta Giona sperimenta davanti alla misericordia di Dio e al cammino di conversione e perdono.


Il libretto inizia così: “Fu rivolta a Giona, figlio di Amitttai, questa parola del Signore”. Questo Giona è un personaggio storico realmente esistito che visse intorno al 760 a.C. in Samaria durante il regno del re Geroboamo 2°. E’ ricordato nel secondo libro dei Re per aver profetizzato al sovrano una vittoria militare. Di lui dopo non si sa più nulla e per questo diventa il personaggio più adatto di questo racconto che così prosegue: “Alzati! Va a Ninive la grande città! Laggiù proclama che la loro malvagità è giunta fino a me!” Attualmente le rovine di Ninive si trovano vicino a Mossul nel nord dell’Iraq vicino alla Siria, regione in cui si sta combattendo contro l’ISIS. Cosa dice Dio a Giona? “Alzati” (in ebraico qûm) cioè risvegliati.
Dio scuote il torpore di Giona: datti da fare! Nel Vangelo Gesù usa le stesse parole per richiamare in vita la figlia di Giairo che era morta: “Talità qûm, ragazza risvegliati-alzati” (Mc 5,41). Lo stesso è detto a San Paolo a Damasco: “Io sono Gesù che tu perseguiti, ma ora alzati! Entra in città” (Atti 9,5). “Va (in ebraico Lekh) a Ninive”, il verbo esprime un comando, un essere inviati a nome di Qualcuno. Dopo che ti sei alzato, risorto a vita nuova, dopo che hai cambiato la tua mentalità e aderito al pensiero di Dio allora puoi andare ad annunciare la sua Parola. “Va a Ninive città grande e in essa proclama” contro la cattiveria!
Come Mosè è mandato dal faraone, così Giona deve andare dai cattivi di quel tempo a portare il giudizio di Dio contro il loro operato. Il verbo ebraico “qrhal” significa “gridare contro – sgridare – ammonire”. Non è solo portare un annuncio, ma esprimere un giudizio di condanna. Dio non è lontano, indifferente alle ingiustizie del nostro mondo, alle sofferenze inflitte ai poveri e ai deboli dai padroni della terra. Interviene come ha sempre fatto nella Storia, ossia cercando delle persone che parlino, che intervengano per lui, che sappiano con la potenza della Parola e con il loro esempio di vita convertire al bene coloro che seminano il male.
Ninive il simbolo di ogni imperialismo ed oppressione è destinataria di una parola dura, di condanna, ma detta per la sua salvezza perché Dio la ama, vuole la sua conversione nonostante la malvagità che la sta portando su una strada di morte. E’ il compito di ogni vero profeta: indicare il male e condannarlo per conto di Dio e annunciare la conversione anche a rischio della vita!
Ora, caro amico che stai leggendo, immagina che mentre tu sei lì che preghi o rifletti ti appare Dio e ti dice: svegliati! Va in Iraq dall’Isis, dì loro di pentirsi! Va in Corea e ammonisci Kim o va da Putin o da Trump e convertili! Che cosa faresti? O si fa finta di niente o si dice: manda qualcun altro, perché io ho paura. Lo stesso fa il nostro Giona che a questo punto “si mise in cammino per fuggire verso Tarsis lontano dal Signore”. Non si sa dove geograficamente fosse questa località, ma si suppone verso la Spagna, cioè in direzione diametralmente opposta rispetto a Ninive. Dunque Giona “scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto si imbarcò”.
Ecco allora il primo grande insegnamento di questo piccolo libro. Di fronte al male, alle ingiustizie, ai soprusi tu cosa fai? Fuggi come Giona? Stai zitto? Pensi che se ne debba occupare qualcun altro? Giona siamo noi tutte le volte che vigliaccamente ci giriamo da un’altra parte. Quando non vogliamo essere coinvolti per migliorare il nostro mondo, anche quello piccolo piccolo che gravita intorno a noi. Dio dice a ognuno di noi: “Alzati e lotta per cambiare la Ninive in cui vivi!”.
Lasciamo per ora Giona fuggire lontano da Dio in direzione opposta alla Parola, voltato da un’altra parte come spesso ci capita.
Ringrazio l’amico biblista e collega Marco Chiolerio per le sue lezioni su Giona da cui ho attinto e Buona Bibbia a tutti!
Enrico de Leon