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Mar, Ago
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Bibbia per tutti - Gli antenati di Gesù

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Il libro di Ruth che abbiamo esaminato in questi mesi si conclude con una genealogia: “Booz (il ricco proprietario terriero che sposa la nostra
amica straniera) generò Obed (figlio anche di Ruth), Obed generò Iesse e Iesse generò Davide”, il grande re d’Israele.
Nell’Antico Testamento le genealogie sono tante e molto importanti. Tant’è che sono considerate un vero e proprio genere letterario. Il motivo principale è quello di creare una continuità tra la creazione e la storia umana e di rendere evidenti le radici del popolo eletto.

Il figlio di Ruth è il nonno del grande re Davide. A lui Dio promette che la sua discendenza regnerà per sempre su Israele e che da questa discendenza nascerà il Messia. Il nostro libro ci vuole ricordare che Ruth, la straniera, ha un ruolo speciale ed importante nella storia di Israele e della salvezza: senza di lei non sarebbe nato Davide e quindi neanche il Messia, figlio di Dio. La genealogia che conclude il libro di Ruth viene ripresa e citata tale quale al versetto 5 del primo capitolo del Vangelo di Matteo che inizia in questo modo: “Genealogia di Gesù Cristo (Kristòs traduce l’ebraico Mashiach, Messia) figlio di Davide, figlio di Abramo”. Ruth, la straniera, in Matteo è citata come antenata di Gesù ed il Vangelo riporta tra le progenitrici del Messia altre quattro donne: la prima è Tamar (il nome significa Palma) che si finge prostituta pur di dare un figlio al marito morto, secondo la legge del levirato di cui abbiamo parlato il mese scorso. La seconda è Racab, una prostituta di Gerico, straniera quindi, che salva le spie israelitiche mandate da Giosuè a perlustrare il paese. Poi c’è Betsabea , moglie di Uria l’hittita che Davide fa uccidere per poterla sposare: è straniera, adultera,  complice con il re Davide di assassinio, ma da lei nascerà Salomone  che costruirà il tempio di Gerusalemme. E infine troviamo Maria di Nazareth che il fidanzato Giuseppe vuole inizialmente ripudiare credendola adultera. 

Queste le donne che Matteo presenta come  le antenate di Gesù, il Messia! Non c’è che dire … una bella compagnia. Ma Gesù si incarna in una storia di peccato salvata dall’amore infinito di un Dio che anche dal male sa far fiorire il bene… come diceva il poeta “dal letame nascono i fiori”.

Un altro argomento che lega il libro di Ruth al Messia è il concetto di riscatto. Noemi e Ruth, vedove in Israele non hanno famiglia, figli e clan. Sono sole, possono solo vivere di carità o vendersi come schiave. Hanno bisogno di un “go’el” (redentore – chi paga un riscatto), di qualcuno che ridoni loro la libertà e che le introduca in un contesto sociale con dignità. Booz è il loro go’el, colui che dona loro una vita nuova.

Nei libri dei profeti Dio è spesso chiamato il go’el di Israele: è Dio che riscatta, che redime, che trascina dalla schiavitù all’autonomia, che sposa e sceglie continuamente Israele infedele e ne cancella le colpe. L’autore della lettera agli Ebrei dice le stesse cose di Gesù: “per questo egli è il mediatore di una nuova alleanza perché essendo intervenuta la sua morte in riscatto  (cioè come go’el) dei peccati… coloro che sono i chiamati ricevono l’eredità eterna che era stata promessa”.

Un ultimo contributo che il libro di Ruth ci dona riguardo alla storia di Gesù è probabilmente la possibilità di interpretare il problema dei fratelli e sorelle di Gesù. Come Noemi e Ruth anche Maria, madre di Gesù, rimane vedova. Questo non solo perché lo dice la tradizione della Chiesa, ma perché a un certo punto la figura di Giuseppe scompare dai racconti evangelici e leggiamo in Marco 6,3 “non è costui il falegname, il figlio di Maria?”. Solo se il padre era morto una persona poteva essere indicata come figlio della madre.  Sempre nel  Vangelo di Marco  a un certo punto si legge “giunsero sua madre e i suoi fratelli” per riportare Gesù a casa poiché sapevano che gli erodiani volevano ucciderlo, compito questo che se fosse stato vivo sarebbe toccato a Giuseppe. Troviamo anche i nomi dei fratelli di Gesù: “Giacomo, Ioses, Giuda e Simone”. In ebraico il termine ‘ach, tradotto in greco con adelphos, ha un’estensione semantica molto ampia, indica sia il fratello di sangue, sia il cugino, sia – ed è quello che interessa a noi – il fratellastro o nato da seconde nozze, se il padre è rimasto vedovo, o aggregato ad un’altra famiglia se a restare vedova è la madre.

Vi ricordate la legge del levirato? Ruth era vedova, non ha figli; Booz parente del marito la prende con sé  e la sposa come imponeva la Torah. Maria è vedova con un figlio, Gesù. Un parente di Giuseppe deve prenderla con sé  anche se è già sposato e con figli. Ecco che Gesù entra a far parte di una nuova famiglia, come si dice oggi, allargata, con altri fratelli e sorelle.

Il Natale ci ricorda che il figlio di Maria che nasce entra a far parte della nostra famiglia, è nostro fratello se apriamo il cuore e lo adottiamo e lo teniamo a vivere con noi.

Buon Natale e buona Bibbia a tutti!

Enrico de Leon