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Gio, Ago
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Bibbia per tutti - Il libro di Ruth 2

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Così dunque tornò Noemi con Ruth, la moabita, sua nuora… esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo”.
Le due vedove, come ricordavamo il mese scorso, ritornano in Israele: Noemi è ebrea mentre Ruth è straniera, di Moab, paese nemico considerato idolatra e impuro. Noemi è anziana, provata dalla vita: “non chiamatemi Noemi (dolcezza) – dice agli abitanti di Betlemme – chiamateemi Nora (amareggiata)”. E’ una donna triste, senza speranza che aspetta solo la morte. Ruth invece è giovane, piena di vita, vuole occuparsi della suocera a cui è molto affezionata, ha lasciato il suo paese e da straniera vive in Israele.

La mietitura dell’orzo avveniva a fine primavera e si effettuava a mano: i padroni del campo assumevano a giornata lavoranti che raccoglievano le spighe e alla sera costruivano i covoni che venivano riposti nei granai. Un situazione analoga la troviamo in Matteo 20: “il regno dei cieli è simile a un padrone che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna”. E’ la parabola degli operai dell’ultima ora, quella in cui Gesù spiega la misericordia di Dio, ma anche la sua volontà di dare il premio a tutti, anche a chi a lavorato solo un’ora!

Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo ricco che si chiamava Booz e che possedeva un enorme campo dove si mieteva l’orzo. La legge di Israele proibisce a una donna (tanto più straniera) di svolgere lavori da uomo. Ruth non può essere assunta a giornata come i lavoranti, può solo spigolare, cioè raccogliere ciò che cade dal raccolto o ciò che rimane non colto nel campo. Così ordinava la legge di Dio in Deut. 24,19: “quando facendo la mietitura nel tuo campo avrai dimenticato qualche spiga non tornerai indietro a prenderla; sarà per lo straniero, l’orfano e la vedova!” Lasciare qualcosa da spigolare era un’antica usanza del mondo contadino: un’offerta alla divinità della fertilità per ottenere un prossimo raccolto ancora più ricco. Israele non abbandona questo concetto, ma lo trasforma in legge sociale, in atto di carità richiesto dalla legge di Dio a favore dei poveri, della vedove, degli stranieri.

Ruth conosce questa usanza e va a spigolare per poter raccogliere qualcosa che possa dar da mangiare alla suocera e a se stessa. Ha fede nella misericordia di Dio e degli uomini che seguono la sua legge. Il suo atteggiamento ricorda quello di un’altra donna, una cananea, anch’essa straniera e considerata impura che in Matteo 15, 21-28 chiede a Gesù di guarirle la figlia: “Egli rispose: io sono stato mandato solo alle pecore perdute della casa di Israele … non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. ‘Signore – disse la donna - i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni’ Gesù rispose: donna, è grande la tua fede!” e le guarisce la figlia. Anche lei ha spigolato tra le grazie che Gesù è venuto a portare in terra d’Israele, così come fa Ruth nel campo di Booz.

Qui ci sarebbe da chiederci: quante spighe, quante briciole di ciò che possediamo lasciamo ai poveri? Nel nostro bilancio famigliare quanto prevediamo per chi sta peggio di noi? Lo so che è un discorso scomodo, ma la lettura del libro di Ruth ci deve portare a una revisione di vita, a una presa di coscienza, ad una maggiore generosità.

Mentre Ruth sta spigolando entra in scena Booz che chiede agli operai: “chi è questa giovane? Gli dicono: è una giovane moabita, quella tornata con Noemi da Moab, è venuta a spigolare ed è rimasta in piedi dall’alba fino ad ora”. Booz sa che Noemi è sua parente forse avrebbe potuto lui fare qualcosa per aiutarla e ora ha davanti questa straniera che se ne occupa, che va a mendicare perché non soffra la fame. Booz è ricco, è il padrone della terra, ma riceve una lezione di generosità e di amore dal povero che lo richiama, nella sua umiltà e nel suo silenzio operoso, al proprio dovere. Anche il cuore del ricco Booz inizia a convertirsi e dice a Ruth: non andare a spigolare in un altro campo; ho lasciato detto ai miei servi di non scacciarti; se avrai sete va a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto; avvicinati e mangia un po' di pane, intingi il boccone nel vino.

Continua l’autore biblico: “Ella si mise a sedere accanto ai mietitori e Booz le offrì del grano abbrustolito. Lei ne mangiò a sazietà e ne avanzò (per Noemi). Booz diede quest’ordine ai suoi servi: lasciatela spigolare liberamente, anzi fate cadere apposta per lei delle spighe perché le raccolga”.

E quando Ruth, la povera, la straniera, chiede a Booz il perché si sente rispondere: “Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera, il Signore ti ripaghi per questa tua azione buona, sia piena per te la ricompensa del Dio d’Israele sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti” (2, 11-12).

Che il Signore ci conceda di imparare dai poveri la generosità e l’umiltà e di essere capaci ad aprire il nostro cuore e i nostri occhi per vedere le tante povertà che ci circondano. Buona bibbia a tutti!

Enrico de Leon