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Fidarsi è bene...

Dai gruppi
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 - di don Gianfranco Sivera -
Nella nostra comunità è ancora molto diffusa la devozione alla Vergine Maria
che noi invochiamo con il bel nome di Madonna della Fiducia. Siamo giunti al termine della trentesima celebrazione di questa festa che come ogni anno abbiamo vissuto nell’ultima settimana del mese. Per i cristiani dei quartieri Castello e Boschetto la preghiera e la devozione a Maria sono sempre state una caratteristica e uno stile di vita.

Da Maria impariamo l’arte di fidarci, di Dio, certamente, ma anche del fratello e della sorella, chiunque essi siano: concittadini, emigrati, profughi o rifugiati, giovani o anziani.

Eppure oggi sembra essere proprio questa la vera scommessa sulla quale spendere la vita.

Non abbiamo bisogno di sondaggi per constatare come in questi ultimi decenni uno dei cambiamenti più significativi nella società sia stato il venir meno della fiducia.

Nelle istituzioni, certo: dallo Stato alla Chiesa, dalla scuola ai mezzi di comunicazione, dalle amministrazioni locali e dai partiti ai sindacati e ai comitati sportivi. Sembra che nessun organismo collettivo riesca ancora a conquistare e tanto meno a meritarsi la fiducia dei singoli. Ma non va molto meglio nei rapporti interpersonali: in famiglia, tra generazioni, tra colleghi di lavoro, tra amici e parenti.

Si tratta di un dato inquietante, per la coesione di una società, ma anche, e forse soprattutto, per la qualità della vita umana di ciascuno. Come possiamo vivere senza fidarci di qualcuno?

Abbiamo bisogno di qualcuno in cui riporre fiducia. La nostra società ha ancora consapevolezza di questa dinamica? È cosciente che se non favorisce l’accesso alla fiducia, vedrà proliferare persone «rivoltate», incapaci di vita sociale, impossibilitate a conoscere l’amore? Senza questa fede umana, non c’è umanizzazione. Per vivere è necessario credere, compiere questo atto di libertà e di amore, di cui non possiamo fare a meno se non disumanizzandoci.

Non possiamo limitarci a credere solo a quello che vediamo, ma dobbiamo compiere questo atto di fede anche verso realtà invisibili che pure esistono: credere a «promesse», credere al di là di quello che tocchiamo con mano.

Nello spazio della polis la fiducia negli altri è elemento essenziale, non solo per la convivenza quotidiana, ma anche per giungere a delineare orizzonti condivisi, attraverso il faticoso esercizio della democrazia, che nasce dal credere gli uni negli altri e si sviluppa nel progettare e realizzare il bene comune.

La trentesima edizione della festa della Madonna della Fiducia ha voluto riproporre questo messaggio: riscopriamo che fidarsi è bene, è possibile, è assolutamente necessario e doveroso. Fidarsi è bello!

Servono ponti - come spesso ci esorta Papa Francesco - ed è indispensabile abbattere muri e barriere perché solo così potremo trovare la gioia e la felicità sempre da tutti attesa ed invocata.

La nostra società ha messo la ricerca della felicità individuale al centro del proprio umanesimo, relegando sempre più sullo sfondo altri valori e la felicità degli altri, a meno che non siano un mezzo per aumentare la nostra felicità.

La pietra angolare dell’educazione della generazione dei nostri genitori consisteva nel mettere la felicità dei figli prima della propria. È stata questa “dinamica intertemporale della felicità” che ha legato e affratellato le generazioni tra di loro. E’ stata questa scelta a renderci grandi e credibili.

La festa di questo trentennale della Madonna della Fiducia è stata una provvidenziale occasione per riconoscere con stupore e riconoscenza l’operato di tantissimi bravi parrocchiani, mamme e nonne, nonni e papà, che hanno trovato la loro felicità nel far felici i bambini degli altri, in oratorio e nei gruppi, durante l’estate ragazzi e ai campi estivi. Un esercito di bravi cristiani e onesti cittadini, che hanno fatto la storia di questo quartiere, non vivendo per se stessi, ma perché tutti potessero godere dei benefici che grazie al loro impegno si erano ottenuti: dalla fermata del 35 ai servizi di vario genere, dalle scuole al comitato di quartiere.

Diversi di loro sono già in cielo a godere il premio meritato; molti per fortuna continuano ancora a fare il bene di tutti, il nostro bene. A loro diciamo, ancora e per sempre: grazie.

Don Gian Franco Sivera

Parroco Madonna della Fiducia e San Damiano