25
Sab, Set
78 New Articles

Il tempo della malattia - Sara si racconta

Dai gruppi
F
Typography
“Oggi è il mio novantesimo compleanno. Lo festeggio qui, in casa di riposo. Qualcuno deve avere avvisato le operatrici, che mi hanno fatto gli auguri.


Ora che sono qui, e non devo pensare più a nulla di pratico, ho tempo per riflettere.

Giuseppe, mio marito, mi portava sempre un mazzo di rose rosse per il compleanno. Io mettevo i fiori nel vaso e lo aspettavo.

Lo aspettavo, perché lui, anche quando non lavorava, non era mai a casa. Andava alla bocciofila con gli amici, e poi in giro per l'Italia per le sue gare. Un gran lavoratore, un reddito garantito, ma mai una domenica assieme, mai un po' di compagnia. Avrà anche avuto delle altre donne, ma quello non mi interessava. Non mi interessava che mi tradisse...il fatto che mi negasse la sua compagnia però mi ha sempre fatto soffrire.

Io sono stata stupida, me ne rendo conto adesso. Stupida nel mio rinchiudermi in casa. Non parlo del fatto che avrei potuto avere altri uomini, per carità...quello non mi interessava proprio, ma avrei potuto gustare anch’io la vita, che so … farmi qualche amica per andare a Torino la domenica, a vedere le piazze o mostre di pittura. Nulla, mi sono sempre sacrificata e basta. Ho lasciato scivolare la mia vita così: un matrimonio forse sbagliato, la cura della figlia e degli anziani. Poche soddisfazioni.

Ma ormai è tardi per i rimpianti, il tempo non torna indietro.

Anche la mia unica figlia mi è stata strappata con crudeltà (perdonami Signore, ma non posso fare a meno di pensare “con crudeltà”).

Il dono che ho ricevuto in questi ultimi anni è stata la compagnia delle signore dalla parrocchia. Sono venute in casa mia, quando io non ero più in grado di uscire e ora vengono qua nella mia nuova residenza a trovarmi. Mi hanno ascoltato e io ho trasposto a loro la storia della mia vita. Si ricordano delle cose che ho raccontato e mi chiedono di risentire ora un episodio, ora una altro.

Mi hanno dedicato del tempo, del loro tempo.

Mi hanno fatto il dono più prezioso, quello di ascoltarmi”.

***


Abbiamo raccolto da Sara la sua semplice e schietta riflessione: c'è tanto tempo per pensare ora! Forse è facile anche rimpiangere o rammaricarsi delle difficoltà o delle incomprensioni incontrate, ma il parlarne aiuta ad alleviare la sofferenza del ricordo, a stemperare l'opprimente sensazione di solitudine che attanaglia.

Non è il tempo del giudizio, ma quello della compassione che ci deve guidare nell'incontrare queste solitudini ed illuminarle con la luce del conforto amorevole. Possiamo farlo tutti....se lo vogliamo.

Nel nostro quartiere ci sono tanti malati e anziani soli che hanno bisogno di una visita ogni tanto. Facciamo loro sentire che la comunità non li ha abbandonati. Visitiamoli una volta a settimana e trascorriamo con loro un’ora del nostro tempo.

È facile, basta rivolgersi al gruppo “Amici dei malati” della parrocchia (tel. 349.7051126).

E' richiesta la presenza ad una riunione serale al mese e la disponibilità ad andare a trovare un ammalato/anziano con cadenza e frequenza personalizzata.

Gruppo Amici dei Malati

Madonna della Fiducia