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Bibbia per tutti - Il libro di Ester (2)

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Il mese scorso avevamo commentato la nomina di Ester a regina della Persia governata dal re Assuero (probabilmente Serse I),

verso il 480 a.C. dopo aver vinto il primo concorso di bellezza raccontato nella storia.
Il nome ebraico della ragazza era Adassa (Hadas) che significa mirto, ma per nascondere le sue origini si fa chiamare Ester, cioè con il nome persiano di Ishtar, la stella Venere e una delle più importanti divinità del pantheon babilonese. Anche suo zio, che l’aveva adottata quando era rimasta orfana, aveva mutato il proprio nome in Mardocheo, cioè “scelto da Marduk” che era la divinità più importante della Persia. Pure da questi piccoli particolari si sottolinea come il disegno divino di salvezza si serva anche degli idoli e delle credenze di altre culture. E’ ciò che avevano capito i primi cristiani: Dio si manifesta in ogni cultura, in ogni religione, basta solo far emergere questi semi della vera fede sparsi in ogni dove.

Al capitolo 3 appare un nuovo personaggio, una specie di vicerè: “il re promosse Aman alla più alta dignità e pose il suo seggio al di sopra di tutti i ministri che erano con lui. Tutti i ministri si inginocchiarono e si prostravano davanti ad Aman, come aveva ordinato il re...Tutti meno Mardocheo”.

Il rifiuto e l’obiezione di coscienza di Mardocheo si ripetono a lungo provocando l’ira di Aman. Mardocheo è il prototipo del vero ebreo che non si prostra ad alcuna divinità e ad alcun potente, se non al vero Dio a cui deve adorazione.

Aman quindi si propone di distruggere tutti gli ebrei che si trovavano nel regno, ma per far questo aveva bisogno di un decreto del re. Da abile politico (… come sono sempre attuali i prossimi due versetti!) si serve di due motivazioni.

1) “c’è un popolo sparso tra le provincie del tuo regno le cui leggi sono diverse dalle nostre e che non osserva le leggi del re. Non è conveniente che il re glielo permetta. Se piace al re, dia ordine di ucciderli”.

Risuonano qui le tradizionali accuse contro gli ebrei che hanno dato vita a millenni di antisemitismo. Così come il suggerimento dato al re: c’è qualcuno che si ritiene al di sopra del tuo potere. Ciò per ogni dittatore è molto grave ed insopportabile.

2) Aman continua il suo discorso: “io verserò 10.000 talenti d’argento agli amministratori del re perché siano versati nel tesoro reale”. Un talento pesava circa 34 chili, quindi al re sarebbe andata una “mazzetta” di 340.000 chili d’argento, una cifra astronomica. Quando lo spiegavo ai miei allievi, in classe si commentava come la corruzione politica non sia un’invenzione tanto moderna (la prima repubblica non si scorda mai ...direbbe Checco Zalone, ma manco la seconda o la terza, aggiungerei io!)

Il re approva il piano di Aman e qui c’è un passaggio fondamentale: quando deve cominciate la caccia agli ebrei? “Alla presenza di Aman si getto il pur (cioè si tirò a sorte) per la scelta del giorno e del mese. Il pur, la sorte, cadde sul tredici del dodicesimo mese” (il nostro aprile più o meno). Questo termine “pur” non è ebraico, ma babilonese e darà il nome alla festa liturgica ebraica in onore di Ester, festeggiata ancora ai nostri giorni, chiamata “Purim”, cioè le sorti.

La sorte, o il disegno di Dio, però non ha indicato una data immediata per lo sterminio degli ebrei, c’è un buon margine di tempo per correre ai ripari e così, mentre il re ed Aman spediscono lettere a tutte le province dell’impero, Mardocheo “si stracciò le vesti, si coprì di sacco e di cenere e uscì per la città lanciando alte grida di dolore… in ogni provincia dove arrivava l’editto del re tutti gli ebrei facevano gran lutto, si digiunava si piangeva e si facevano lamenti” (4, 1-3).

Naturalmente anche la regina Ester è a conoscenza del piano di Aman e chiede a Mardocheo che fare. Lui le risponde: “invoca il Signore e parla al re in nostro favore… salvaci dalla morte!”. Ma, ricorda Ester, c’è un problema: “tutti sanno a corte che se qualcuno, uomo o donna, va da re nelle sue stanze senza essere stato convocato deve essere messo a morte”. Erano i metodi di sicurezza antiattentato di allora…

Quanto a me – prosegue Ester – sono già trenta giorni che non vado dal re”. Ma Mardocheo non demorde: “non pensare di salvarti tu sola, fra tutti i giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. Se tu in questo momento taci, sorgerà un aiuto per i giudei da un altro luogo. Chissà se tu non sia stata elevata a regina in previsione di una circostanza come questa?”

Lo sguardo profetico di Mardocheo comincia ad intravedere il disegno salvifico di Dio sul suo popolo. Nulla è lasciato al caos, se Ester è regina è Dio che l’ha posta nella reggia per intercedere e combattere per Israele, ma se Ester fallisce Dio manderà un aiuto da un altro “nagon”, parola tradotta in italiano con il termine “luogo”. In realtà il significato è spirituale, è il luogo dove Dio dirige la Storia ed il termine è usato nella letteratura rabbinica al posto del nome di Dio. La fede di Mardocheo è limpida e sicura; è la casa costruita sulla roccia e ad Ester non resta che darsi da fare per inventarsi qualcosa. Il capitolo 4 si conclude con due lunghissime preghiere al Dio di Israele per ottenere la salvezza: una di Mardocheo e l’altra di Ester. Intanto la regina lancia un appello: “si radunino tutti i giudei che si trovano in Susa; digiunate per me per tre giorni e pregate giorno e notte; anch’io e le mie ancelle digiuneremo nello stesso modo. Dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge, e se devo morire morirò”.

Vedremo il prossimo mese come si evolveranno le cose…

Buona Bibbia a tutti!

Enrico de Leon