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Dom, Apr
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Ernesto Olivero e la storia del Sermig

Dai gruppi
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Una bella serata a Candiolo, ad ascoltare Ernesto Olivero, il fondatore del Sermig e dell’Arsenale della Pace,

invitato in parrocchia per presentare un libro scritto nel 2010 (!) che sta diventando un best-seller, considerato che alla IX edizione per oltre 70.000 copie vendute. E' stato un  crescendo dopo un inizio quasi in sordina, nel silenzio fattivo e portatore di frutti tipico dei volontari e delle attività del Sermig (Servizio Missionario Giovani).

Così a distanza di tanti anni rimane un libro attuale, cercato. Soprattutto profetico, come il suo autore. Buon ultimo, forse anche per il suo titolo “Per una Chiesa scalza”, che tanto “calza” con il pontificato di Papa Francesco. Perché "Per una Chiesa scalza" (Priuli&Verlucca Editori, nelle librerie e on-line) è il racconto degli incontri, delle persone e degli incontri, delle conversioni che costituiscono il tessuto di quella straordinaria esperienza che è il Sermig, nato a Torino nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero e dall’impegno di un gruppo di giovani decisi a sconfiggere la fame nel mondo e di farlo “con opere di giustizia, a promuovere sviluppo e vivere la solidarietà verso i più poveri”. 

Durante la serata Ernesto Olivero ha raccontato il libro, ma soprattutto se stesso, la sua storia e quella del Sermig, e lo ha fatto come solo lui sa fare, partendo dalla Bibbia e parlando da innamorato di Dio: “Io non avrei mai immaginato di diventare fondatore di qualcosa. Da bambino avevo un desiderio, abbattere la fame nel mondo e lo volevo fare all’interno della Chiesa”. Le iniziali diffidenze e ostilità che dall’interno della chiesa torinese si muovevano verso Olivero ed il suo gruppo, l’intervento del Card. Pellegrino, i primi anni e l’incontro con Giorgio La Pira, il Sindaco “santo” di Firenze, l’incontro con Paolo IV, l’apertura del primo pezzo dell’Arsenale a Borgo Dora nel 1983: Olivero è un dolce fiume in piena che racconta di sé e dell’opera che dirige. “Ai miei collaboratori e fratelli ho detto già 30 anni fa di considerarmi morto cosicché attività ed opere possano andare avanti a prescindere dalla mia presenza”, fino ai giorni nostri. Ernesto Olivero racconta fatti ed incontri incredibili con la naturalezza e la dolcezza di un fanciullo.  “Ci ho messo cinque anni per scrivere questo libro: ho pesato parola per parola perché non volevo offendere nessuno”. E ancora: “Questo libro nasce dal desiderio di uscire dal buio, perché la luce esiste. E’ il racconto della mia vita, di molti episodi che mi hanno segnato, ma mai spezzato, mi hanno fatto toccare il cielo con un dito, ma non mi hanno mai fatto perdere tra le nuvole. Che tu creda o no, che tu sia cristiano o di un'altra religione, sento che è possibile camminare insieme, perché una Chiesa scalza è sì patrimonio di Dio, ma anche di un'umanità che cerca”.

In questo mondo che cambia in continuazione: “Oggi i ragazzi sono gli ultimi e sono il problema più pressante: sono bambini che spesso vivono da adulti, fanno cose da adulti … la diffusione della droga poi è micidiale. Per la droga sono morti tanti giovani, come in una guerra mondiale”.

Parla a braccio e con il cuore Olivero: ”C’è una fame di Dio immensa … La sintesi del messaggio di Gesù è che alla fine saremo giudicati sull’Amore, ad esempio accogliendo lo straniero. Noi cristiani dobbiamo rivederci nel Vangelo … è possibile cambiare vita, siamo figli di Dio, insieme abbiamo una forza inaudita”.

GF