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Riflessioni natalizie

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E’ un freddo pomeriggio dicembrino, la chiesa è in penombra. Seduto su una panca, apro la Bibbia: capitolo quinto di Isaia.

Il cantico della vigna e cioè cantico sul Popolo di Dio: «Il mio amico aveva una vigna su fertile collina, vangata e ripulita dai sassi, viti scelte... Sperava che facesse bei grappoli, ma produsse solo uva selvatica». È facile capire l’allusione: un popolo prediletto e una speranza delusa! Oggi: il popolo cristiano scelto, amato, arricchito di doni fra cui il Cristo Figlio di Dio di cui ricordiamo in questi tempi la venuta tra noi come figlio dell’uomo, nostro fratello, compagno, guida e maestro nel nostro cammino.

«Sperava facesse bei grappoli e invece...», basta guardare: guerre, rivalità, ingiustizie, prepotenze, violenza e insieme alla miseria di tanti un consumismo sfacciato e provocante. Basta aggirarsi per qualsiasi città.

Continuo a leggere, meditare e pregare sul libro di Dio:  «...ecco quello che farò alla mia vigna: la farò diventare un pascolo. La ridurrò a terreno incolto, vi cresceranno soltanto rovi e spine. Dio si aspettava giustizia e vi trovò invece assassini e violenze e grida degli sfruttati».

Le minacce del Libro Santo continuano desciverndo avvenimenti attuali: «Guai a voi che continuate a comprare palazzi e terreni e non lasciate un pezzo di terra a nessuno, diventando gli unici padroni del paese. Guai a chi comincia a bere di prima mattina e si ubriaca fino a tarda notte.Vino e musica ai loro banchetti e non vedono quello che il Signore fa e non comprendono!» Poi ancora: «Guai a coloro che chiamano male il bene e bene il male, a coloro che si lasciano corrompere per assolvere un colpevole e condannano un innocente!” Il capitolo continua rimarcando forte la delusione di un amore ferito e il castigo meritato. Mi sono fermato nella lettura, testa fra le mani. Penso alla visione della città di Torino in festa: luci, colori, alberi e suoni e tanta frenesia di offerte pubblicitarie per una vita comoda, facile e gaudente.

C’ero stato il giorno prima per uno dei tanti convegni! È un mondo così, proprio come quello descritto da Isaia nel lontano tempo biblico prima di Cristo!

Cerco una parola di speranza. Lascio libera la  fantasia che mi porta in Maremma povera e spopolata, dove sono nato e dove, come canta Katina Ranieri, “l’uccello perde la penna”. Maremma amara che non dai futuro ai tuoi figli, ma pur sempre mia adorata genitrice che amo d’amore unico fatto di passioni e ricordi. Mi sono visto a camminare, solo, per i boschi, quando per incanto mi si apre davanti una radura, un cocuzzolo tutto sterpi, erbacce e pruni, qualche pianta di pesco rachitica senza frutti, qualche tralcio strisciante fra le spine. Lì c’era la vigna del mio babbo. Caro il mio babbo che d’onestà ha trascorso la vita e  d’azioni sante ha segnato il mio cuore. Oggi la sua vigma è come quella dell’amico di Isaia!

Non è stato il castigo di Dio a ridurla in quella situazione, ma l’avidità degli uomini. E’ stato il bisogno di lavoro che ha spopolato quei luoghi dei suoi umili abitanti, inghiottiti dalle grandi città, dove pur vivendo un alto tenore di vita non hanno trovato la pace e la serenità perduta!

Natale? Nel turbinio di pensieri e di sentimenti l’avevo perduto di vista. Natale! Ma cos’è? C’è ancora? Il Natale di Gesù figlio di Dio, del Salvatore aspettato dalle genti non si vede più! L’hanno rubato, vogliono cancellarlo anche nel ricordo dei fanciulli, cacciarlo dalle scuole. Vade retro! Meglio una donna nuda dello scandalo di quel nazareno. Qualcosa trovi, forse, se entri in qualche chiesa o in qualche monastero o in qualche rara famiglia.

Non so, non voglio giudicare, ma se mi guardo attorno mi sembra così. Torno al libro del Signore e tra le minacce cerco parole di speranza.

Sento in cuore tornare la fiducia.  «Non vogliate giudicare prima del tempo finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori», leggo nella Lettera di  Giacomo.  «Comportiamoci onestamente non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie», scrive  Paolo nella Lettera ai Romani.

Il Signore viene e il Signore è perdono e misericordia! Il castigo ce lo infliggiamo noi stessi con le nostre mani. Mi fermo su queste e su molte altre parole di speranza e ritrovo la fiducia nel mondo in cui viviamo purché voglia cambiare qualcosa. Questo qualcosa lo si trova, se si vuole, nel messaggio del Vangelo che ci viene proclamato in questo tempo di Natale. Ripenso alle parole di Pèguy: «Gesù non è venuto per contare frottole e neppure per dirci parole morte per chiuderle in scatole, parole da conservare, ma parole vive da nutrire: «Io sono la via, la verità e la vita!»

È questo il più bel dono di Natale: scoprire il valore della vita, il significato e la speranza del nostro domani. «Non temete! Sono io».«Sarò con voi fino alla fine dei tempi».

Marcello Aguzzi