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Bibbia per tutti - Il Cantico dei Cantici

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Gli articoli di questi anni - dopo un’introduzione generale al libro dei libri, la Bibbia – si sono indirizzati verso la lettura ed il commento

di quei testi forse meno conosciuti, cioè i libri sapienziali.

Abbiamo così cercato di conoscere un po’ meglio libri come i Salmi, i Proverbi, Giobbe, Ruth e Giona. Il direttore del giornale mi propone di continuare su questa linea. Vabbè, quindi ora tocca presentare …. “il cantico dei cantici” e qui mi sento male, perché “il cantico” è un libro che fa tremare i polsi. Ci si sente come Isaia: “Guai a me! Io sono perduto, poiché un uomo dalle labbra impure io sono! (Is. 6,5).

Il Cantico dei Cantici è probabilmente per l’Antico Testamento il punto massimo di spiritualità. Scrive Rabbi Aquibà (100 d.C.): “il mondo intero non vale il giorno in cui è stato scritto il Cantico dei Cantici… tutte le scritture sono sante: ma il cantico dei cantici è il santo dei santi”. Lo Zohar (opera quabbalistica ebraica del 14° secolo circa) ricorda: “il cantico contiene tutto ciò che è, che fu e che sarà… lo cantò Salomone quando fu costruito il Tempio e vi fu tale gioia davanti al Santo dal giorno in cui fu creato il mondo, il giorno più perfetto di tutti”.

Il teologo cristiano Origene (3° secolo d. C.) dice: “beato chi comprende e canta i cantici della Scrittura, ma ben più beato chi comprende e canta il cantico dei cantici!”.

Il libro è tutto dedicato all’amore sia sponsale (nella sua nascita, nella crescita, nelle sue crisi, nel suo compimento) sia a quello di Dio verso le sue creature. E’ una sinfonia dell’amore carnale tra un uomo e una donna, una lui e una lei che simboleggiano sia la nostra esperienza di quando siamo innamorati di qualcuno, sia l’amore bruciante, geloso e furioso che il nostro Dio-Amore sente verso ognuno di noi.

Questo poema in ebraico si chiama “shir” (canto, salmo, cantica) “ha” (di, dei) “shirim” (plurale: canti) che è anche un superlativo assoluto. Quindi potremmo anche chiamarlo: il canto più bello tra i canti.

Il cantico per eccellenza si compone di otto capitoletti per un totale i 177 versetti e già nel primo versetto è citato l’autore “cantico dei cantici di Salomone”, il grande re sapiente che regna intorno al 970 a.C. In realtà l’analisi linguistica porta a pensare che quest’opera sia stata scritta intorno al 4° secolo a.C, in epoca post-esilica, quindi contemporanea agli altri testi sapienziali. Come fa notare il grande esegeta ebraico Andrè Chouraqui “il cantico è una sinfonia in tre movimenti, in tre temi. Il primo tema è quello della genesi dell’amore”, l’innamoramento tra la donna e l’uomo, il loro cercarsi, baciarsi, abbracciarsi (capitoli 1 – 2). “In contrappunto nasce il secondo tema della sinfonia, quello dell’esilio: l’amata ricerca l’amato assente che è partito lasciandola nella solitudine, ma infine i due si ritrovano ed è il trionfo dell’amore” (capitoli 7 – 8). Il terzo tema “esplode nella gioia del ritrovamento: è finito l’esilio, la sofferenza è redenta. Gli amanti si rivedono nella loro più grande bellezza e in tutta la loro nudità”. E’ la celebrazione dell’amore, le nozze mistiche (capitoli 7 – 8): “mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti la sua passione… le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo”.

Al mio primo anno di insegnamento nell’ora di religione in una scuola superiore a Torino, presentando il programma annuale che avevo in mente, dissi: “studieremo la Bibbia a partire dall’antico Testamento”. Nel silenzio generale un allievo salta su: “prof, io leggo solo il cantico dei cantici e lo metto in pratica” e giù di gomito col compagno di banco e risatine. “Bene - dico io (pensando “maccarò m’hai sfidato e mo te magno!”). La settimana prossima in classe metteremo in scena il cantico dei cantici!”.

Sì, perché il cantico può essere interpretato anche come testo teatrale. Vi compaiono diversi personaggi oltre ai due protagonisti: lui, lei, coro maschile, coro femminile, pastori, fratelli della sposa, il narratore e altri… Insomma tutta la classe può essere coinvolta. Così feci molte copie del testo in una versione che ben distinguesse le diverse parti e la settimana dopo la recitammo in classe. Un successo! Lo dovetti ripetere anche in altre classi dopo che si era sparsa la voce. Ci fu anche un momento divertente quando un’anziana collega d’italiano, un po’ bigotta, trovò sui banchi dei fogli con alcuni versi del cantico: “quanto sei bella amata mia … i tuoi seni sono come due cerbiatti … tutta bella sei tu amata mia, in te non c’è difetto … mi stravolgi la mente, mi hai rapito il cuore ... Più inebriante del vino è il tuo amore. Sei alta come una palma, i tuoi seni sembrano datteri: Ho detto: possederò la palma, coglierò i datteri”.

La collega portò di corsa al preside quel “testo semipornografico” trovato in classe, dato ai ragazzi “dal professore nuovo, il cappellone di religione” (allora avevo ancora molti capelli). Inutile dire che finì tutto in una risata.

Scrive il cardinal Ravasi: “al centro della scena sono due innamorati. Lei e Lui che intessono un dialogo, curiosamente diretto dalla donna, che occupa una posizione di primato, nonostante la società maschilista dell’antico Oriente” E’ proprio lei, la giovane ragazza che apre il cantico con il suo desiderio d’amore: “baciami con i baci della tua bocca (anche qui c’è un superlativo; si potrebbe tradurre meglio così: “baciami a piena bocca, con tutta la tua bocca”) Sì, migliore del vino è il tuo amore… trascinami con te, corriamo” (Ct 1,2-4).

Vi invito a leggere questo capolavoro spirituale con la persona che amate, ad alta voce, ognuno la sua parte. Buona bibbia a tutti.

Enrico de Leon