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Dom, Ago
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Il Bene in famiglia

Dai gruppi
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Nella chiesa della Parrocchia S. Edoardo Re si è svolta una conferenza dal titolo “Il Bene in Famiglia”,

che ha visto una partecipazione importante e attenta da parte dei molti presenti.

Al primo relatore, don Luigi Testa, sacerdote e formatore salesiano, era stato chiesto di illustrare il tema di fondo: il capitolo quarto della Esortazione Apostolica di Papa Francesco dedicato al tema dell’amore. Lo ha fatto partendo dalle parole dell’inno alla carità di S. Paolo: “La carità è paziente/ benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia/ ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,4-7). Questo inno rappresenta un vero manifesto dell’amore cristiano, che ha in Dio la propria sorgente e la propria mèta. Con una serie di aneddoti tratti da una lunga esperienza maturata negli oratori e nelle scuole, don Luigi ha ricordato che il punto fondamentale su cui ci si deve confrontare per costruire il bene in famiglia è la fede. L’argomento va affrontato già da fidanzati, perché il rapporto con Dio dà un’impronta tutta particolare alla parola “amore”, che investe tutte le decisioni importanti da prendere insieme e il clima stesso con cui si matura e si educano i figli. Ricevere l’amore dal Signore, restare con Lui, parlare con Lui, ringraziarlo per quello che abbiamo e che siamo: ecco la via che permette di costruire sulla roccia, e di mantenere uno sguardo aperto alla speranza e alla fiducia anche nei momenti più difficili.

Il secondo intervento è stato riservato ad una coppia di sposi, gli avvocati Guido ed Emanuela Uliano. A loro era stato affidato il compito di trattare il tema del bene in famiglia nel momento di crisi grave dei coniugi, quando ci si ritrova in uno studio legale per separarsi o in tribunale a discutere di figli e proprietà da dividere. Facendosi portavoce di tutti e due, Guido ha desiderato premettere un cenno al cammino di maturazione che ha vissuto insieme a sua moglie sul tema dell’amore. Un’esperienza personale di conversione in mezzo alle questioni delicate della vita professionale li ha portati come coppia a credere con più fiducia alle possibili manifestazioni del bene. Una lettura lucida della realtà familiare non può nascondersi le fatiche della società contemporanea, molto cambiata negli ultimi decenni. Ma anche a credere che chi si rivolge ad un avvocato non sempre cerca solo un tecnico per separazioni dolorose: talvolta cerca un aiuto per dialogare con un partner che non ha mai smesso veramente di amare. Così, anche laddove apparentemente si sono verificate ingiustizie gravi, esistono margini di riscatto e di redenzione inaspettati.

Ad Alessandro Milone, educatore professionale, in servizio presso la Parrocchia S. Edoardo Re per conto della Cooperativa AnimaGiovane, e a Paola Nalotto sua collega e responsabile, è stato chiesto di mostrare come si possono attuare cammini percorribili di bene. Partendo da un paio di situazioni esemplificative attinenti alla realtà educativa, con uno stile spigliato e coinvolgente molto apprezzato, essi hanno invitato i presenti a fare chiarezza sul merito di quale “bene” una comunità vuole investire: discorso non scontato in una società variegata come quella attuale. E insistendo sui temi del dialogo e della condivisione, hanno invitato ad avere sempre a cuore il lavoro in rete. Sotto questo profilo, hanno incoraggiato i presenti a credere che c’è sempre una possibilità di intervento, anche nelle situazioni più difficili: è il bene “possibile”, su cui con realismo ma anche molta speranza si può e si deve lavorare.

Ogni relatore ha dunque lasciato un messaggio forte, quasi uno slogan, che si potrebbe sintetizzare così: perché ci sia il bene in famiglia occorre nutrire e riscaldare la famiglia (Guido); dedicarsi spazi e tempi esclusivi e fare sempre un passo verso l'altro (Alessandro); realizzare un progetto condiviso come coppia, non nostro ma con il Signore (don Luigi).

L’augurio che è rimasto nel cuore di tutti è di diventare sempre più sognatori come don Bosco!

Il Gruppo parrocchiale
“A… mani tese”