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Dom, Set
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Graziano ci spiega cosa significa diventare Diacono

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Ho 38 anni e ho sempre vissuto a Nichelino. Sono sposato con Elena e la nostra famiglia è rallegrata da Chiara, 10 anni, e Arianna, 8 anni.
Lavoro in Intesa Sanpaolo da oltre 17 anni e dal 1° maggio scorso ho accettato una proposta di lavoro a Milano, ma riesco a gestire in giornata i trasferimenti. Preferisco qualche corsa in più, ma poter essere presente in famiglia. Da cinque anni sono segretario del Consiglio Pastorale dalla SS. Trinità e S. Vincenzo e questo mi ha permesso di conoscere meglio le tante persone che si impegnano ogni giorno per la nostra comunità. Faccio parte della Commissione economica, svolgo servizio all’altare e, tra un ritiro ed un altro del cammino diaconale, cerco di essere presente per dare una mano dove serve”.

Graziano Scicchitano si presenta. Chi è Graziano? Un uomo che ha deciso di giocare la sua vita, non solo spirituale, scegliendo la via dell’ordinazione a Diacono Permanente. Questa domenica in Duomo a Torino è ordinato insieme ad altri quattro compagni d’avventura dall’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia.

Perché la scelta del diaconato ?

Sin da giovanissimo mi ha sempre accompagnato questa frase del Vangelo di Matteo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere” e ho sempre sentito il desiderio di poter donare almeno una parte dell’amore ricevuto. Per questo motivo con Elena, già da fidanzati, abbiamo svolto diverse attività nel mondo del volontariato: dal creare un’associazione che fa progetti in Africa alla clownterapia negli ospedali, dall’impegno in diverse comunità alla fondazione della Bottega equo solidale a Nichelino. Eppure nel mio cuore ho sempre sentito una strana “inquietudine” di non fare abbastanza sino a quando don Riccardo e don Adolfo Ferrero, la mia guida spirituale, mi hanno proposto di cominciare questo cammino. Ho così capito che quell’inquietudine era in realtà il desiderio che avevo nel cuore di seguire Gesù”.

Cosa e quanto studia chi si prepara al diaconato?

Il cammino diaconale prevede una duplice formazione: “teologica” presso l’ISSR, l’Istituto Superiore di Scienza Religiose, e “spirituale/pastorale” attraverso ritiri ed incontri che coinvolgono sia gli aspiranti che le loro famiglie. Il cammino dura complessivamente 5 anni, anche se il mio è durato 6 anni, perché quando ho iniziato il Vescovo Nosiglia stava rivedendo il piano formativo del cammino diaconale. Presso l’ISSR, che si trova a Torino in via XX Settembre 83, si seguono le lezioni del percorso “prolungato” che vede gli esami della laurea triennale “spalmati” su 5 anni per permettere anche a chi lavora di frequentare le lezioni il giovedì dalle 17,30 alle 19,45 ed il sabato dalle 11 alle 18,30 con una pausa per il pranzo. Gli studi sono molto trasversali ed interessanti, dagli esami sulla Bibbia alla filosofia, dalla psicologia agli studi morali e liturgici. Sono circa 30 esami, ma con l’impegno ed il sostegno di famigliari e amici si possono superare! Nel percorso “pastorale” è previsto un ritiro al mese per i soli aspiranti, presso la casa di spiritualità “Mater Unitatis” di Druento, alternati con due ritiri all’anno con le famiglie presso Villa Lascaris di Pianezza e due incontri dedicati solo alle mogli. Nel mese di agosto c’è una settimana residenziale per gli aspiranti con le loro famiglie, dove si ha la possibilità di stare assieme, riflettere su tanti temi, e divertirsi. Durante tutto il cammino si è supportati da un team straordinario di formatori, costituito dal delegato arcivescovile don Claudio Bajma Rughet; da due coppie di diaconi Angelo e Maria Grazia Barsotti e Francesco e Valeria Serri; dalla guida spirituale don Michele Olivero e, negli ultimi due anni, anche dalla presenza di una suora”.

Come pensi che cambierà la tua vita dopo l’ordinazione ?

Per rispondere, riprendo una parte di quanto il Vescovo dice a noi ordinandi e all’assemblea durante il rito del Sacramento dell’Ordine: “Riflettiamo assieme sulla grandezza di questa grazia del Signore e dell’impegno che essi assumono di fronte alla comunità. Fortificati dal dono dello Spirito Santo, essi saranno di aiuto al vescovo e al suo presbiterio nel ministero della parola, dell’altare e della carità, mettendosi al servizio di tutti i fratelli”. Ci sono tante parole che potrebbero spaventare, si parla di impegno preso verso la comunità, dei tanti servizi da svolgere, anche di successione apostolica, ma in fondo al cuore credo che sarò chiamato, a seguire il comandamento principale che ci ha ricordato Gesù, che è quello di Amare Dio ed il prossimo come noi stessi seguendo il suo esempio; «Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,45). E so che dal 19 novembre posso contare sull’aiuto della Grazia sacramentale”.

Un diacono è un dono prezioso per tutti e attorno a Graziano nel tempo è cresciuta l’attenzione e la preghiera di tanti che, in modi diversi, hanno sostenuto attraverso la preghiera e l’incoraggiamento questo giovane padre di famiglia. “Oggi – conclude - mi avvicino con gioia all’ordinazione e spero, nonostante i miei tanti limiti, di poter essere tramite dell’Amore di Dio, verso tutti ed in particolare verso chi è solo e sofferente. Da Diacono vorrei far mie le parole di San Francesco “Signore fa di me uno strumento della tua pace”. Vi chiedo di continuare a sostenermi e a spronarmi come avete fatto in questi anni e di pregare per me affinché possa davvero essere “strumento” nelle Sue mani”.