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30 anni fa l'orrore in Rwuanda

Inchieste
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Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 in Rwanda esplose una violenza senza precedenti che provocò circa un milione di vittime civili.

Molti lo ritennero un conflitto interetnico: l'etnia hutu si abbatté con odio inusitato contro l'etnia tutsi e gli hutu moderati

L'orrore di quei giorni fu perpetrato nel più totale immobilismo delle forze occidentali Il Rwanda e il vicino Burundi vissero e subirono, in forma abbastanza simile, le stesse vicende coloniali che contribuirono a creare una differenziazione razziale tra le etnie e la alimentarono per decenni

Eppure Hutu, Tutsi e Twa (pigmei) rappresentavano comunità etniche tra loro conviventi da almeno tre/quattro secoli prima del 1885, quando la Conferenza di Berlino decise la creazione di confini artificiali e la spartizione dei territori.

Con la Conferenza di Berlino i territori caddero sotto l'influenza tedesca e dal 1919, con la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale, l'allora Società per le Nazioni, affidò i territori di Rwanda e Burundi al Belgio ed è da questo periodo che si iniziò a “catalogare” le due etnie sotto un profilo etnico razziale.

I belgi strumentalizzarono le differenziazioni socio economiche radicalizzandole per trarne proprio vantaggio. Il “divide et impera” ha sempre fatto scuola nella storia...

Ma i numeri delle presenze etniche sui territori raccontavano un “peso” sociale diverso: l'80% degli abitanti erano hutu e il 14% tutsi. Aver attribuito ai soli tutsi ruoli amministrativi e di comando deteriorò nel tempo gli equilibri e gli assetti interni fino alla prima guerra del 1959 dove gli hutu si accanirono contro i tutsi e ne fecero esiliare una gran parte in Uganda. Si insediò un governo hutu che mantenne le stesse caratteristiche di centralità e autoritarismo apprese dai colonizzatori.

L'incidente aereo che il 6 giugno 1994 provocò la morte dei Presidenti di Rwuanda e Burundi scatenò l'inferno. Si confermò in seguito che l'esplosione dell'aereo venne procurata da estremisti hutu. Fu facile, però, attribuire la colpa di quanto avvenuto agli avversari e agli hutu moderati.

Il Fronte Patriottico ruandese, nato e formatosi militarmente in Uganda con i Tutsi esiliati, ebbe il sopravvento e pose fine agli eccidi. A condurlo Paul Kagame, salutato come il “salvatore del Paese”. Vicepresidente dal 1994 al 2000 e dal 2000 presidente incontrastato del Rwanda dopo aver per ben tre volte messo mano alla Costituzione garantendosi il potere fino al 2034.

In questi 30 anni il Rwanda ha conosciuto un'ascesa socio economica senza precedenti diventando uno dei Paesi africani con la crescita più rapida con un PIL stabilmente positivo, un'istruzione di base diffusa, sviluppo di reti idriche ed elettriche.

Il Rwanda vanta, inoltre, la percentuale più alta di donne presenti in Parlamento, percentuale che si è sempre attestata tra il 58 e il 61%. Le donne, infatti, dopo il 1994 sono state artefici di un grande processo di pacificazione del Paese. È alle donne che si deve il lavoro di ricostruzione e cucitura dei profondi divari che gli odi razziali avevano procurato.

Ma qualcosa non torna nella storia attuale del Rwanda. Definitivamente accantonato il rapporto fiduciario con la Francia, si è assistito all'intensificarsi dei rapporti con gli Stati Uniti. Viene da domandarsi perché il peso rilevante delle donne in Parlamento non esprima nulla circa le ombre sempre più inquietanti sulla presidenza autoritaria di Kagame. È recentemente apparsa un'inchiesta “Rwuanda classified”, condotta da 50 giornalisti di 17 testate internazionali che mettono in luce le ombre di un Governo uso a reprimere il dissenso. Il governo di Kagame esercita pressioni su giornalisti internazionali nell’ottica di mantenere l’immagine del Rwanda come oasi di sviluppo e benessere nella regione dei Grandi Laghi. Queste pressioni si traducono in complice ed orribile menzogna su quanto avviene nella regione del Nord Kivu in Congo, da diversi anni ormai saccheggiata, depredata. Tutto questo per liberare territori ricchi di quei minerali così utili alla produzione dell'Hi Tech e, soprattutto nell'ultimo periodo all'industria militare.

L'Unione Europea qualche mese ha siglato un accordo di cooperazione con il Rwanda per la commercializzazione di questi minerali. Tutto il mondo però sa che quei materiali non sono presenti o lo sono in misura insufficiente nel sottosuolo rwuandese.

Un altro accordo l’ha firmato il governo inglese ad aprile: prevede la deportazione in Rwanda dei migranti irregolari indesiderati. Soldi utili al Rwanda per realizzare gli ambiziosi e avveniristici del presidente Kagame che punta di trasformare il Paese nella “Singapore d’Africa”.

Le donne protagoniste di un processo di rinascita sociale e civile, promotrici di iniziative sulla pace e sui diritti, sul rispetto della dignità di ogni persona e sul bisogno di pacificazione delle comunità, perché non si sentono più? Sono state messe a tacere? Si sono arrese o omologate alla visione di potenza africana come riscatto di quanto avvenne 30 anni fa?

Patrizia Ferrara