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Il rapporto medico/paziente resta importante

Inchieste
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Pier Bartolo Piovano, classe 1938, medico in pensione, psicologo, fondatore dell’Unitre di Nichelino, ex sindaco, volontario nella Croce Rossa… questo mese torna come giornalista tra passato e attualità.

Parrebbe assai “curioso” questo accostamento, ma ora ve lo chiarisco…

Correvano gli anni ’80/90 e il giornale Nichelino Comunità portava già da tempo, nelle case dei cittadini, anche la “storia” della nostra città (eventi, persone, progetti) tra passato e attualità.

Ma nella storia di questo periodico si ritrova anche un pezzo della “mia storia”: una raccolta di 43 articoli, relativi all’ambito della Medicina (e non solo) che scrissi dal novembre 1983 al giugno 1990

Questa mia “produzione” medica possiamo ambientarla anche in uno spazio fisico, quello del mio studio in via Juvarra, che dal 1968 al 2016, è stato per così dire la mia seconda casa: una sorta di “pensatoio” operativo diurno (e talvolta notturno). Forse è riduttivo parlare di produzione medica: in effetti le tematiche erano affrontate anche da un punto di vista psicologico, sociale e culturale (è di anni la mia frequenza alla Facoltà di Psicologia a Padova e la laurea nel marzo ’89).

Questi articoli erano una sintesi del materiale che elaboravo per conferenze, incontri e lezioni. La rubrica era una sorta di personale testimonianza professionale, di conoscenze, di esperienza e di vita quotidiana tra la gente a cui cercavo e cerco ancora di dare risposta!

Diagnosi e terapie di allora in qualche caso non sono più al passo con i tempi attuali, ma rappresentano adesso una sorta di curioso ed interessante “revival storico” -

Vogliamo dunque ripercorrere alcuni temi di questi articoli?

Cosa scelgo? Ho davanti a me l’elenco e non pensavo di aver scritto così tanto… La mia scelta ponderata cade sugli articoli n. 8, 17, 42, 43.

Quindi andiamo a cominciar!

DAL MEDICO AL PAZIENTE, NON SOLO MEDICINE”

Era una riflessione di chiaro segno “psicosomatico”, in risposta a un paziente che lamentava il deteriorarsi dei rapporti di fiducia col proprio medico. Io indicavo come tali rapporti prevedono un aspetto tecnico/professionale (del curante, diagnosta, tecnico della salute, espressione del sistema sanitario…anche dispensatore di farmaci) e un aspetto umano/relazionale: quello di un medico disponibile all’ascolto, una sorta di attento consigliere, capace di compartecipare alla drammatica realtà della sofferenza, ma anche di condividere i successi delle buone terapie. Un medico dotato di accorta sensibilità e di equilibrato realismo…. Scrivevo in questo articolo del 1984: “il segreto della cura del paziente è prendersi cura di lui”, ovviamente del corpo, ma anche della mente, che esprime i disagi e le umane criticità esistenziali. Insomma è il medico che si propone lui stesso come “farmaco”!

QUANDO L’ANSIA CI ASSALE”.
Ora andiamo al n. 17 dell’elenco (anno 1985). Un soggetto riferiva di essere da tempo in cura sempre per la stessa diagnosi (“forma ansiosa/depressiva”). Vero è che questo connubio sovente è intricato e inguaribile, sovente è l’ansia ad essere più aggressiva e difficile da gestire. Ansia come disagio esistenziale; non di rado vi è una costituzione nevrotica del soggetto (personalità angosciata, inquieta, costantemente apprensiva, con “paura di tutto”, ansia cronica), ma poi si aggiungono fattori scatenanti come stress, problematiche famigliari e lavorative. Talvolta il paziente accusa “ansia acuta” con preoccupanti crisi di panico. Possiamo anche citare un’ansia normale, determinata dagli eventi della vita (talvolta anche con aspetti positivi…). Elencavo nell’articolo le terapie farmacologiche, già allora in voga per denominazioni ed effetti, ma ora divenute un “bagaglio” ben fornito. E poi le svariate “psicoterapie”, una realtà che richiede anche qualche cautela! Già allora raccomandavo: impariamo a gestire con coraggio gli eventi della vita, a mettere in atto meccanismi di difesa, di tipo sociale e culturale (anche il curante deve essere disponibile a fare la sua parte….da terapeuta/consigliere).

ANCHE L’ANZIANO È CAPACE DI AMARE”
Questo “coraggioso” articolo n. 42 del 1990 portava all’attualità (non senza qualche “polemica” per difformità di intendimenti) il tema delle emozioni, dell’affettività e della sessualità: non solo appannaggio dell’età giovanile, ma pertinente a tutte le età della vita, seppur in modo diversificato.

Mi feci poi carico di dettagliare la relazione con una casistica particolare con una mia presa di posizione contro “remore sociali e culturali” del tempo e di alcuni ambienti che negavano la legittimità di atteggiamenti e comportamenti dell’anziano, inducendo sovente in lui un senso di vergogna e di colpa. Per fortuna oggigiorno tale situazione è decisamente mutata (per una certa maturazione socioculturale), ma già allora diedi voce alla consueta e quasi banale frase “non è mai troppo tardi e finché c’è vita c’è speranza”, senza calare troppo presto il sipario sulle prerogative emozionali, affettive e (perché no) sessuali della terza età.

INVECCHIARE BENE È UN’ARTE DA IMPARARE”
Lascio per ultimo un interessante ed ancora attuale argomento (il n. 43 della serie), datato giugno 1990. Questo articolo a suo tempo intendeva dare qualche “indicazione operativa” per quanto concerne prevenzione, riabilitazione e gestione della senescenza: predisporre e inventare opportune strategie, nell’ottica di un approccio globale ed integrato alla persona anziana. Ecco ricomparire il binomio “mente e corpo” (a me caro…) per cercare di modellare la “vecchiaia” in una visione ancora creativa, affinché l’anziano sia ancora promotore delle proprie scelte esistenziali (e non solo fruitore di necessità assistenziali…). In altri termini va promossa un’opera di “geragogia”, vale a dire di rieducazione e socializzazione dell’anziano, al fine di rallentare il decadimento progressivo ed inarrestabile, anche in ambito comportamentale. Scrivevo: “la senilità deve essere una fase della vita ancora tutta da inventare…” Quindi dobbiamo imparare ad invecchiare il meglio possibile, facendo privilegiato affidamento al “cervello” che è il vero regista della nostra vita!

In questi nostri tempi proponiamo “pillole” varie e variegate, adeguate alle molteplici patologie”. Di certo le diagnosi e le terapie d’avanguardia sono in linea con le moderne strategie della scienza medica. Ma un ulteriore elemento mi pare fondamentale evidenziare e raccomandare ancora oggi, vale a dire: “non saziamoci solo di pillole” (pur necessarie), ma è lo “stile di vita” che deve essere il conduttore del nostro percorso esistenziale, alla ricerca o alla conferma di un accettabile e auspicabile stato di salute “psicofisica” e perché no?...anche “spirituale”!

Pier Bartolo Piovano