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Per l'occupazione lo scenario resta da brivido

Inchieste
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Lavoro, lavoro, lavoro. Sono almeno una quindicina le aziende metalmeccaniche in crisi in Piemonte. A queste andrebbero aggiunte realtà sofferenti in altri settori.

Insomma uno scenario che fa paura, altro che Halloween. L’ultima bomba esplosa in quel di Taranto, con il gigante dell'acciaio ArcelorMittal che ha annunciato il ritiro dall’acciaieria più importante del nostro paese, rischia di avere effetti inevitabili anche sugli stabilimenti ex-Ilva di Novi Ligure che occupa circa ottocento dipendenti e di Racconigi.

Manital, Mahle, Olisistem, Blutec, Lear, Tekfor e poi la storia infinita dell’ex Embraco… per citarne alcune, in un lungo elenco di aziende in difficoltà, tra minacce di chiusure, riduzioni, delocalizzazioni e trasferimenti.

I dati sulla produzione industriale parlano chiaro: quattro trimestri consecutivi negativi, con il risultato dell’area torinese (-1,8%) che tra aprile e giugno di quest’anno l’ultimo ha trascinato verso il basso l’intero risultato regionale (-0,8%). Tutto questo si traduce in un rischio concreto di perdere altri 3 - 4 mila posti di lavoro in Piemonte (e sono parecchi i nichelinesi che lavorano in queste fabbriche) con l’automotive che sembra progressivamente sgretolarsi. Quest’anno nella nostra zona una delle poche note positive è stata la ripresa dell’attività nei capannoni dell’ex Viberti con l’avvio di un nuovo polo della logistica. Ma per il comparto industriale che, nonostante tutto, continua ad essere il settore trainante dell’economia piemontese. è stato un vero e proprio stillicidio.

Ormai le ore, anzi le giornate di cassaintegrazione non si contano più. Ne sanno qualcosa i dipendenti di Fca dei siti di Mirafiori e Grugliasco che convivono con la cassa da anni, tra turni e giornate a singhiozzo e lunghe pause lavorative. E, a proposito di Fca, l’annunciato accordo con PSA (Citroen, Peugeot e Opel) stando agli annunci ufficiali non dovrebbe comportare alcun taglio sull’occupazione nel nostro paese. Ma, si sa, tra il dire e il fare … “In Europa ci saranno sovracapacità e sovrapposizioni di marchi e attività. E’ inevitabile che ci saranno tagli agli impianti e all’occupazione nel medio e nel lungo termine”. Nell’azionariato di Psa – ha dichiarato all’Adnkronos Giuseppe Berta, professore di Storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano – c’è lo Stato francese e Opel è un pezzo del sistema industriale tedesco. E’ un pensiero fin troppo positivo quello secondo cui in Italia non succederà niente”. Con il matrimonio con Fca “…i francesi portano a casa una rilevante presenza in Nord America, con il marchio Jeep che sta andando bene. Fca porta a casa il motore elettrico, ma soprattutto la guida di un grande manager come Carlos Tavares. Il matrimonio è quasi alla pari, ma la leadership esecutiva è nelle mani dei francesi. Fca non poteva più stare da sola, perché caratterizzata da una disfunzionalità profonda: ha un versante americano che va bene, con marchi che vendono, e un versante europeo che va male, con i marchi italiani che soffrono, soprattutto Alfa Romeo, protagonista di una drammatica caduta”.

Il destino di FCA e soprattutto di Mirafiori è gravido di conseguenze anche per la nostra città. Bisogna scommettere comunque sul rilancio: l’annunciata produzione della 500 Elettrica, del nuovo Hub di produzione batterie e il rinnovo della gamma Maserati, il tutto a partire dall’autunno del prossimo anno, dovrebbe dare fiato a tutto il settore, indotto incluso.

Parlare di ultima spiaggia forse è eccessivo, senz’altro è un’occasione di crescita che non può, anzi non deve fallire. Certo, i numeri della grande fabbrica che fino alla fine del secolo scorso era in grado di sfornare anche 700 mila automobili in un anno li abbiamo dimenticati da un pezzo. Così come il numero di modelli che fino ad una decina di anni fa venivano realizzati nelle officine di Mirafiori: Musa, Idea, Multipla, Mito. D’altro canto il sistema Piemonte non è stato capace di trovare un’alternativa che potesse sostenere l’economia regionale per cui dobbiamo restare aggrappati alla speranza di ripresa del settore, che insiste con le sue più importanti realtà industriali specialmente nell’area torinese. Un comparto, va detto, sempre più globalizzato e dove scelte e decisioni vengono prese sempre più distanti da Torino. La città che una volta era la capitale dell’auto.

M.S.