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L'Autunno Caldo del '69 segnò una svolta

Inchieste
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In quei giorni di autunno di 50 anni fa i  metalmeccanici conquistarono un contratto storico.


Una svolta epocale per la Fiom e per tutto il mondo sindacale, infatti il 9 dicembre del 1969 fu firmato il contratto dei metalmeccanici delle aziende a partecipazione statale e il 21 dicembre per le aziende private.
Una tipologia di contratto rivendicativa ed innovativa rispetto al passato, figlia di uno storico “autunno caldo” e delle lotte che scuotevano l’intero Paese, quelle degli studenti e dei lavoratori.
La piattaforma fu varata nelle assemblee unitarie di Fiom, Fim e Uilm alla fine del luglio 1969 e fu preceduta da mesi di conflitti operai nelle grandi industrie del nord. Una conflittualità diffusa e spesso spontanea, i cui obiettivi erano cambiamenti e riconoscimenti significativi: l’aumento di paga oraria uguale per tutti a 75 lire, riduzione dell’orario settimanale a 40 ore, parità normativa tra impiegati ed operai, ampliamento dei diritti sindacali, diritto d’assemblea e riconoscimento dei delegati, aggiornamento dello straordinario, cottimo e premio di produzione.
L’alba dell’autunno caldo vide la luce alla Fiat con una vertenza sui passaggi di categoria. Per mesi il conflitto di Mirafiori portò a migliaia di ore di scioperi spontanei di reparto o di officina, con rivendicazioni diverse tra loro, ma tutte  legate alle condizioni di lavoro e contro il dispotismo aziendale di una fabbrica più simile ad una caserma che ad un luogo di lavoro.
La reazione della Fiat non si fece attendere,e sì tramutò in licenziamenti e sospensioni nell’intera azienda. La dura reazione unitaria dei sindacati e l’intervento governativo ricacciarono la Fiat a ritirare i provvedimenti.
Subito dopo cominciò la lotta dei metalmeccanici per il contratto, con la dichiarazione di sciopero unitario l’11 settembre che si estese anche ad altre federazioni, quasi tutte, del settore industriale, agricolo e dei servizi.
Quelle lotte d’autunno non solo portarono al contratto dei metalmeccanici, ma le rivendicazioni furono determinanti per la proclamazione dello Statuto dei Lavoratori varato a maggio del 1970.
I segretari generali che condussero l’aspro confronto con governo e Confindustria in maniera unitaria ebbero una forte spinta del basso, dalle lotte dei lavoratori che superarono anni di divisioni organizzative costruendo l’unità delle 3 sigle, pietra miliare per arrivare alla firma e non lasciare spazio ai padroni.
Il 28 novembre i sindacati proclamarono uno sciopero generale di categoria e per la prima volta circa centomila metalmeccanici invasero la capitale, dando il via alle tante altre manifestazioni che seguiranno negli anni.
Gli scioperi si moltiplicarono e contagiarono diverse categorie. La prima settimana di dicembre altre 12 ore di sciopero unitario, la notte fra l’8 e il 9 dicembre e dopo 30 ore di discussione, fu raggiunto l’accordo e firmato il Contratto Collettivo nazionale per circa trecentomila metalmeccanici delle aziende a partecipazione statale.
Per Trentin (allora Segretario della FIOM) fu una vittoria di tutti i metalmeccanici. Restava da concludere la trattativa per il contratto degli operai dell’industria privata, ma all’orizzonte gli scenari nazionali furono minati dalla “strategia della tensione”. Strategia di stampo sovversivo fascista con la collusione di apparati statali, che insanguinarono l’intera nazione a partire dalle bombe di piazza Fontana. Questa strage convinse i sindacati a sospendere lo sciopero generale proclamato il 19 dicembre ed indusse le parti ad una trattativa fiume, fino alla firma del contratto per le aziende private del 21 dicembre.
Si chiudeva così l’Autunno Caldo del 1969 e con esso un periodo straordinario di lotte e di sacrifici dei Lavoratori metalmeccanici (in 4 mesi di sciopero si arrivò a perdere circa un mensile di paga), ma con un risultato altrettanto straordinario che migliorava indiscutibilmente la qualità della vita dei lavoratori in termini di libertà, sicurezza, orario, retribuzione e diritti.
Da quell’esperienza si inaugurerà la stagione del “Sindacato dei consigli”, portando alla nascita della FLM e restando ancora oggi una linfa per tutto il movimento dei lavoratori e per i sindacati confederali da cui trarre succhi vitali per un continuo miglioramento di condizione e dignità nei luoghi di lavoro.

Alessandro Novaco