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L'era del cinghiale

Inchieste
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Il Consiglio di Stato ha stoppato il programma per il contenimento dei cinghiali, varato nel 2017 dalla Città Metropolitana di Torino ed incentrato su una campagna di abbattimenti nelle aree più esposte a danni all’agricoltura e a rischi per la circolazione stradale

. La Giustizia amministrativa, nonostante alcune modifiche apportate dalla Città Metropolitana rispetto al piano originario, ha così sostanzialmente accolto le istanze delle associazioni animaliste che si erano opposte alle misure previste ritenendole inutili o addirittura controproducenti. L’intervento dei cacciatori all’interno di un territorio, con utilizzo di fucili e cani, determinerebbe infatti la dispersione e la fuga incontrollata degli animali facendo aumentare la probabilità di attraversamenti improvvisi sulle strade e quindi di incidenti. Gli abbattimenti programmati riguarderebbero poi un numero limitato di capi, tale da non incidere in modo significativo sulla proliferazione dei cinghiali.

In ogni caso, secondo il Consiglio di Stato, l’eliminazione cruenta di cinghiali può essere effettuata solo se l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) esprime parere favorevole certificando l’inapplicabilità di interventi alternativi, come previsto dalla normativa nazionale. La Città Metropolitana per il piano di contenimento nell’area torinese aveva invocato una situazione emergenziale ed una legge regionale del 2000 che consentiva di procedere nel caso di invasiva presenza di specie alloctone, cioè introdotte dall’uomo in zone diverse da quelle di origine. L’abnorme proliferazione dei cinghiali avrebbe avuto origine qualche decennio fa a seguito della reintroduzione a fini venatori di alcuni esemplari in zone dove la specie non era mai stata presente o era considerata estinta.

Nei dintorni di Torino il fenomeno ha riguardato l’area collinare (non di rado i cinghiali si avventurano in corso Moncalieri e in corso Casale) e i boschi di Stupinigi. Qui si sono verificati incidenti automobilistici, anche molto gravi, lungo la provinciale per Orbassano e la strada per Vinovo. Il cinghiale è un ungulato di notevole stazza: se investito di striscio i danni generalmente si limitano a carrozzeria e paraurti; se colpito frontalmente l’urto può determinare l’uscita di strada del veicolo.

Teoricamente la legge regionale prevede un fondo per il risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica, ma anche l’anno scorso il fondo non è stato finanziato dalla Regione Piemonte e la Città Metropolitano ha emesso un laconico comunicato in cui si fa sapere che “non si procederà alle istruttorie inerenti eventuali richieste di accesso al fondo”. Poiché il fondo non viene finanziato da qualche anno, non esistono nemmeno statistiche recenti sul numero dei sinistri e sull’entità dei danni provocati.

A Stupinigi l’ultimo abbattimento autorizzato risale al 2010, quando furono eliminati a fucilate una decina di cinghiali. Gli agricoltori, stanchi di subire continue devastazioni nei campi con ingenti danni economici, sollecitano attraverso le associazioni di categorie nuovi interventi efficaci. Gli animalisti dal canto loro propongono una campagna di sterilizzazione e contributi economici per la realizzazione di recinzioni elettrificate a protezione delle colture. Al momento non si ha notizia di finanziamenti in questa direzione. Tutto lascia quindi prevedere che anche nel 2019 i cinghiali potranno circolare liberamente.

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