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Come ti costruisco la notizia di Villa Giorgina

Inchieste
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La vicenda delle “ossa sotto la nunziatura del Vaticano” è emblematica dell’accanimento e dell’acrimonia dispiegate contro la Chiesa cattolica da certa informazione cartacea, televisiva e on line.

Il fatto: alla fine di ottobre in una zona centrale di Roma, quartiere Salario, durante lavori di ristrutturazione della casa del custode annessa all’edificio e al parco di Villa Giorgina, sono state rinvenute alcune ossa umane sotto la pavimentazione di uno scantinato.

La notizia data: potrebbero essere i resti di Emanuela Orlandi, la quindicenne figlia di un dipendente del Vaticano, misteriosamente scomparsa nel 1983. E poiché le ossa rinvenute sembrano appartenere a più persone potrebbero anche esserci i resti di Mirella Gregori, un’altra ragazza scomparsa a Roma nello stesso anno. In subordine potrebbe trattarsi del cadavere della moglie del precedente custode, anche lei sparita (n.d.r … due giorni dopo l’inviato di “Chi l’ha visto?” ha appurato che la donna era viva e vegeta).

L’implicito corollario: Villa Giorgina è un palazzo di proprietà dello Stato della Città del Vaticano e dalla fine degli anni Sessanta è la sede della rappresentanza diplomatica della Santa Sede in Italia. Ergo è altamente probabile, se non certo, che qualche alto esponente vaticano sia coinvolto nel rapimento, nella sparizione, nella morte e nell’occultamento dei cadaveri delle due ragazze.

Paginate intere e aperture di TG nazionali hanno tenuto banco per una settimana con cervellotiche ricostruzioni e piste di indagine che inevitabilmente conducevano Emanuela e Mirella fino allo scantinato di Villa Giorgina.

Tra svariate ipotesi e sovrabbondante uso del condizionale, nessuno (salvo sporadiche eccezioni) ha messo in evidenza un particolare che pure era noto e, data la materia, non proprio secondario. E cioè che Villa Giorgina era stata costruita all’inizio degli anni Venti del secolo scorso su un terreno fino a pochi decenni prima adibito a cimitero.

Ora, per quanto lapalissiano, è altamente probabile che scavando in un cimitero ci si imbatta in ossa umane, senza per questo sentirsi in dovere di evocare seduta stante oscure trame ecclesiastiche. Resta perciò da capire perché qualcuno, pur in assenza di un minimo riscontro probatorio, si sia preso la briga di stabilire con tanta fretta un nesso così forte con la vicende di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Tant’è che in base ai primi accertamenti scientifici gli esperti hanno poi affermato che i resti ritrovati appartengono a soggetti deceduti prima che le due ragazze fossero ancora nate e per giunta a persona di sesso maschile.

Nel trattare il caso delle “ossa sotto la nunziatura” anche su un altro dettaglio importanti mezzi di informazione hanno completamente sorvolato. E cioè che Villa Giorgina fu lasciata in eredità al Vaticano nel 1949 da tal Abramo Giacobbe Isaia Levi.

Torinese, ebreo, importante industriale dell’epoca (fu tra l’altro il fondatore dell’azienda che produceva le penne Aurora), Isaia Levi aveva aderito al fascismo, ma con l’occupazione tedesca anche lui, seppur potentissimo, si scoprì braccato. Trovò rifugio in Vaticano, tra le maglie di quella rete clandestina che aveva nascosto e protetto nei conventi migliaia di ebrei. La sua residenza romana, Villa Giorgina (era questo il nome dell’unica figlia, morta prematuramente), volle lasciarla a Papa Pio XII come segno di riconoscenza per quanto aveva fatto in difesa sua e di tanti altri ebrei. Quel Papa “Defensor Civitatis” che, a differenza del Re, non era fuggito da Roma ed era uscito dal Vaticano sotto i bombardamenti per portare conforto alla gente del quartiere San Lorenzo.

Chiaro che certi particolari possono risultare indigesti a chi continua a cavalcare con rabbia la narrazione della “leggenda nera” di Pio XII complice dei nazisti. Il fatto è che questa leggenda ebbe origine da calunnie e sul filo della calunnia circolò.