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Italiani che se ne vanno

Inchieste
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Dal 2006 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7% passando da poco più di 3 milioni di iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) a più di 5 milioni.

E’ uno dei dati presenti nell’edizione 2018 del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes.

Siamo di fronte ad una vera e propria impennata di gente che emigra e se ne va dal nostro Paese. “Prima gli italiani”, viene da dire. I dati relativi alle partenze dell’ultimo anno evidenziano che in questo momento stiamo assistendo ad un cambiamento: a partire sono sicuramente i giovani (37,4%) e i giovani adulti (25,0%), ma le crescite più importanti si registrano dai cinquant’anni in su: +20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35,3% in quella 65-74 anni; +49,8% in quella 75-84 anni e +78,6% dagli 85 anni in su.
Come leggere questi dati?

Sicuramente ci si trova di fronte alle necessità di provvedere alla precarietà lavorativa. Si tratta di persone lontane dalla pensione o che hanno bisogno di lavorare per arrivarvi e che, comunque, hanno contemporaneamente la necessità di mantenere la famiglia.
In questo stato di cose si inseriscono gli anziani. Aggiungono i ricercatori Migrantes: “Stanno emergendo nuove strategie di sopravvivenza tra i genitori-nonni che sono inizialmente il trascorrere periodi sempre più lunghi all’estero con figli e nipoti già in mobilità”, fino al completo trasferimento. 
C'è poi il “migrante di rimbalzo” ovvero chi, dopo anni di emigrazione all’estero è rientrato in Italia per trascorrere la propria vecchiaia “in paese”, ma rimasto vedovo/a, e magari con i figli nati, cresciuti e lasciati all’estero, decide di ripercorrere la via del rientro nella nazione che gli assicura un futuro migliore.
Un altro profilo che emerge dallo studio Migrantes  è il “migrante previdenziale”  verso Paesi “con una politica di defiscalizzazione, territori dove la vita costa molto meno rispetto all’Italia e dove il potere d’acquisto è, di conseguenza, superiore”. Le mete preferite dai “pensionati”: Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania. 

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2018 si sofferma poi sui migranti italiani nella fascia di età tra i 20 e i 40 anni: non solo “cervelli in fuga”, ma una categoria composita ed eterogenea.  “Oggi la mobilità italiana è spinta da un ventaglio plurimo di motivazioni che vanno dalla ricerca dell’indipendenza economica e di un'occupazione a necessità di ordine sentimentale e/o culturale, dal bisogno di sentirsi professionalmente realizzati all’urgenza di inseguire nuove opportunità di vita, dal voler confrontarsi con altre realtà al rifiuto di un sistema nazionale, quello italiano per l’appunto, in cui non ci si identifica più”.