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Crisi demografica: il sorpasso

Inchieste
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La crisi demografica è ormai un’emergenza nazionale, ma si continua a chiudere gli occhi.

Da un’indagine dell’Istituto di studi e ricerca Carlo Cattaneo emerge che per la prima volta dall’unità d’Italia la percentuale degli ultrasessantenni è più alta di quella di chi ha meno di trent’anni.

In questi decenni il problema è stato ampiamente sottovalutato dalla politica, senza rendersi conto che la mancanza di ricambio generazionale avrà presto sul sistema sociale pesanti effetti negativi che in parte stiamo già vivendo. 

La situazione sta precipitando e a dirlo non sono solo più i cattolici. «Il blocco generazionale che va da zero a quattordici anni fino al 1971 era il più numeroso. Oggi è il penultimo con il 13% del totale. Insidiato da vicino dagli over 75. Di più, dal 1991 ad oggi, parliamo quindi degli ultimi 27 anni, i giovani sono diminuiti di 11,2 punti mentre gli anziani sono cresciuti del 7,6%”, si legge su un articolo di Repubblica di qualche settimana fa.

Il fatto è che per troppo tempo il problema è stato rimandato. Sono state spostate sempre più risorse sugli anziani (che anche elettoralmente rappresentano il bacino più consistente) e nessuno ha pensato di sostenere la natalità e serie politiche famigliari, contribuendo così ad innescare una spirale senza via d’uscita, perché il calo demografico è destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni.

“Se mi sento abbandonato a me stesso su temi come l’istruzione e la cultura della famiglia rinvio le scelte, quindi rinuncio e accetto la mia condizione di single poco formato – osserva il demografo Alessandro Rosina - Convincendomi, a posteriori, che è una condizione positiva. Ci stiamo adattando a un basso sviluppo e rinunciamo al futuro per difendere condizioni di benessere o quasi benessere. Oggi la povertà di una famiglia con un under 35 nel nucleo è aumentata, la povertà con un over 65 è diminuita”.

Per il 23% delle famiglie italiane il reddito principale è costituito dalle entrate di un over 65, per lo più di tipo pensionistico o derivante da forme di risparmio.

“Si fanno meno figli, perché non c’è lavoro”, è  stato l’assurto di questi ultimi decenni. Ma è pur vero che con l’avanzare dell’inverno demografico diminuiscono le capacità di ripresa del sistema socio-economico. Un circolo vizioso in cui non si intravede via d’uscita, se la popolazione degli anziani ha ormai superato quella dei giovani,

“Il sorpasso – continua il prof. Rosina -  è la naturale conseguenza del de-giovanimento infelice del nostro Paese. In Italia cresce il numero degli anziani, e questa è solo una buona notizia. Anche in Francia cresce, con cifre raffrontabili alle nostre. Il problema, da noi, è la rarefazione della gioventù. Lo squilibrio demografico non può certo essere colpa della longevità, fenomeno da accompagnare con politiche adeguate. L’Italia, purtroppo, ha eroso la base della piramide, disinvestito sulla presenza quantitativa delle nuove generazioni italiane. Anche la Germania ha denatalità, ma lì i governi hanno compensato le diminuzioni quantitative con un forte potenziamento qualitativo. L’Italia considera i giovani un costo a carico delle famiglie, non un investimento della collettività”. 

L’indifferenza sta cedendo il passo all’allarme, anche se forse è ormai troppo tardi.

“La desertificazione giovanile – commenta Francesco Sinopoli, sindacalista della FLC-CGIL - è la più grande emergenza dei nostri tempi. Chiunque frequenti il Sud, le Isole e le zone interne lo sa da anni. Un terzo del Paese è in queste condizioni: mancano i giovani. Per invertire questa disgrazia sociale serve favorire migrazioni di insediamento e un’occupazione femminile con ritmi e tempi che consentano la maternità. Poi c’è la scuola. Non si possono togliere insegnanti parallelamente alla riduzione degli studenti. Bisogna investire nel tempo pieno, combattere gli abbandoni”.

Prima di tutto però i figli ci devono essere.