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C'è un futuro per le aree industriali dismesse?

Inchieste
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Continua il braccio di ferro sul destino dell'area ex Viberti e della vecchia fabbrica abbandonata e dismessa da anni. La proprietà Acerbi insiste per la modifica della destinazione urbanistica

da industriale a commerciale, come consentito dalla normativa, minacciando un'azione legale per il risarcimento dei danni. La variante sarebbe l'unico percorso possibile per salvare il complesso dal degrado. Il Comune di Nichelino ribadisce il proprio deciso no e solleva una serie di osservazioni critiche sulla proposta di Acerbi: “Non ci sono strade sufficienti per sopportare un eventuale incremento di volume del traffico – spiega il Sindaco Giampiero Tolardo - e non c’è la distanza minima, indicata dalla legge regionale, tra quest'area e le attività commerciali del centro città. Consideriamo poi che dal settembre scorso a poche centinaia di metri è entrato in funzione Mondojuve e che ad appena un chilometro di distanza c’è stato l’ampliamento del Carrefour con l’apertura del centro commerciale I Viali”.

D'altro canto, al di là delle assicurazioni sulla presenza di investitori interessati all'operazione, Acerbi non ha ancora chiarito quale attività dovrebbe insediarsi nell'area industriale dismessa. Totalmente escluso il recupero del complesso ad uso industriale. Il gruppo Acerbi aveva rilevato lo stabilimento nel '95 dopo il fallimento della Viberti, ma le prospettive di rilancio si erano arenate quasi subito di fronte alla crisi nel settore degli autotrasporti. Anche l'altro storico stabilimento di Castelnuovo Scrivia ha subito gravi contraccolpi per approdare all'odierna situazione di concordato preventivo con i creditori. Fondata nel 1962 da Alessandro Acerbi, l'azienda si era specializzata nella produzione di autocisterne e semirimorchi; era poi passata in mano ai figli Claudio e Giampaolo per diventare una vera e propria holding di diverse società. A fine giugno l'Acerbi Industrial Vehicles è stata funestata dall'improvvisa morte del presidente Bruno Binasco (ex manager del Gruppo Gavio) che si è tolto la vita.

Si resta ora in attesa dell'accordo di programma da concordare con la Regione per decidere il futuro dell’area ex Viberti. Fermo restando il no ad un nuovo centro commerciale, l’amministrazione comunale si dichiara disponibile ad altre soluzioni. “Noi assolutamente vogliamo riqualificare quel complesso – sottolinea Diego Sarno, assessore all’Urbanistica - Esistono anche finalità diverse da quelle solo commerciali e stiamo lavorando in questa direzione”. Tra le ipotesi, circolate nei mesi scorsi, c'è quella di una maxi struttura per il tempo libero: una soluzione analoga sta prendendo corpo per gli ex stabilimenti Michelin di Fossano, dove una cordata di imprenditori è interessata ad un progetto di parco divertimenti tipo Gardaland con annesso villaggio turistico dotato di alberghi e camping.

E LA LIRI?

Il recupero delle aree industriali dismesse è un problema un po' ovunque. A Nichelino sul tavolo ci sono anche gli impianti della Liri, in liquidazione. Il commissario straordinario sta nuovamente cercando un acquirente e a fine mese scade il termine per presentare le offerte. Stiamo parlando di una superficie di oltre 60.000 metri quadrati, occupati per circa un terzo da capannoni ed impianti utilizzati per decenni nella produzione di resine fenoliche, in stato di totale abbandono da anni. Il prezzo a base d’asta è di 937.600 euro e nel bando si specifica che potranno essere prese in considerazione anche offerte inferiori nel limite massimo del 25%. Piccolo particolare: l’acquirente dovrà farsi carico dei costi di bonifica. E alla Liri c’è di tutto e di più: dalle coperture in eternit ai serbatoi interrati che contenevano sostanze chimiche ad elevato rischio ambientale. Qualcuno si comprerà questa bomba da disinnescare?

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