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Diritto alla riparazione

Società e cultura
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“Guardi, non conviene aggiustarlo, costa meno comprarne uno nuovo”. Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase di fronte a un elettrodomestico guasto.

Tante le cause: si va dalla difficoltà di trovare i pezzi di ricambio, al costo della manodopera, dalle caratteristiche costruttive di certi apparecchi al fatto che molti prodotti sono stati apposta progettati per durare un determinato lasso di tempo, la cosiddetta obsolescenza programmato.

Per decenni siamo stati abituati alla cultura dell’usa e getta e anzi questo è stato uno dei pilastri del consumismo. Il tutto si regge sull’abilità e sulla flessibilità del mercato a creare bisogni che non esistono e a convincere i consumatori ad acquistare nuovi prodotti.

Ma le risorse in termini di materie prime non sono infinite e nemmeno si può trasformare il pianeta in una gigantesca discarica di oggetti dismessi.

Per fortuna questa mentalità un po sta cambiando e, insieme a una maggiore sensibilità verso l’ambiente, per il consumatore si sta affermando anche il “diritto alla riparazione”.

Anche recenti direttive europee si stanno muovendo in questa direzione per assicurare la disponibilità di pezzi di ricambio a prezzi ragionevoli  per allungare la vita dei prodotti oltre il periodo di garanzia.  La normativa europea si è già attivata per alcune tipologie di elettromestici (lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, aspirapolveri, telefoni cordless, cellulari.

Ci si è accorti tra l’altro che i produttori avevano escogitato parecchi sistemi per impedire le riparazioni: componenti termosigillate e non smontabili, codici per ostacolare la diagnostica del guasto, prezzi esorbitanti per particolari di minimo valore economico ma indispensabili per garantire il corretto funzionamento ecc.

Le direttive UE al momento si limitano a indicare principi e linee di comportamento, ma diversi Stati tra cui l’Italia, si stanno muovendo per dare concretezza al “diritto di riparazione”, ad esempio tempi certi per gli interventi manutentivi e trasparenza nei listini dei pezzi di ricambio per garantire una reale concorrenza. Nuove difficoltà sono subentrate per i prodotti extra Ue, in particolare per quelli cinesi. In tal caso occorre prevedere che l’obbligo di riparazione si trasmetta a un preciso soggetto abilitato ad operare in Italia o all’importatore. 

La disponibilità dei ricambi dovrà essere garantita per almeno una decina d’anni o comunque espressamente indicata al momento dell’immissione del prodotto sul mercato. Per i riparatori viene ampliata la possibilità di utilizzare  pezzi di ricambio di seconda mano o ricavati tramite stampa 3D. Il web può venire in aiuto al consumatore, perché già oggi è possibile comparare velocemente i  prezzi  (… anche se bisogna fare attenzione alle truffe).  L’idea è che possa diffondersi il “modulo europeo di informazioni sulla riparazione” per conoscere agevolmente tipo di riparazione, prezzo, tempo necessario ed eventuale disponibilità di beni sostitutivi in attesa della riparazione. 

“Nessuno più aggiusta, tutti vogliono vendere”, si è detto fino ad oggi. Chissà se  ora si comincerà a vedere un’inversione di tendenza.

Lcs

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