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Gio, Giu
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Bibbia per tutti - Abramo e i tre angeli

Società e cultura
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Ancora una volta in questo capitolo abbiamo il racconto di un’altra apparizione di Dio al patriarca Abramo.

Sappiamo che adesso risiede nella zona di Ebron, a sud di Gerusalemme vicino al Mar Morto, presso il querceto di Mamre. Qui ha montato le tende, costruito i recinti degli animali e qui “il Signore apparve a lui…egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui”. (Gen. 18,2).

Da buon orientale anche Abramo è ospitale verso i forestieri, è accogliente (quante cose dovremmo imparare dal patriarca!). “Corse loro incontro e si prostrò fino a terra, dicendo ‘non passare oltre senza fermati dal tuo servo, si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero, vado a prendere un boccone di pane”.

Questo racconto riflette il concetto molto diffuso sia in oriente sia nel mondo greco-romano, cioè la visita ad un credente da parte di una o più divinità sotto spoglie umane. Si legge per esempio nell’Odissea: “anche gli dei, sotto l’aspetto di viaggiatori stranieri se ne vanno in giro per campagne e città a spiare le malefatte dei mortali e le loro opere buone”. La mitologia greca, tra i molteplici racconti simili al nostro, riporta la visita di tre divinità: Zeus, Poseidone ed Ermete che vanno a trovare un certo Ireo, anch’egli senza figli, dopo essere stati accolti con squisita sensibilità gli promettono la nascita del figlio Orione. Anche i testi latini raccontano di incontri tra Giove, Mercurio e Bacco con contadini o re.

Qui Abramo accoglie i tre uomini: i commentatori che sono Dio accompagnato da due angeli, cioè Michele protettore di Israele e Raffaele l’angelo guaritore, perché Abramo si era da poco circonciso e aveva bisogno di essere curato. Altri invece dicono che tutti e tre sono la manifestazione di Jahvè. I Padri della Chiesa commentano che qui si intravede il mistero della Trinità. Quello che resta essenziale è il rapporto tra Dio e Abramo, tra Dio e ogni uomo. Dio arriva di sorpresa, quando meno te lo aspetti a darti forza anche quando ti “stai riposando sotto una quercia”. Abramo è aperto, ospitale, porta acqua, cibo, li fa mettere comodi, resta in piedi e li serve mentre mangiano, dà il meglio. Ci fa capire quale deve essere il nostro atteggiamento verso Dio. Dopo aver accolto gli stranieri “andò in fretta nella tenda e disse a Sara ‘presto, tre sacchi di farina per fare focacce’… poi corse all’armento e prese un vitello tenero, poi prese panna e latte fresco…e porse loro tutto questo”.

Ecco il menù del grande chef Abramo (… mio personalissimo voto 10+): tre seah (staia) di farina (il seah indica una misura variabile tra i sette e i dieci chili), ce n’è da sfamare un esercito! Un vitello intero e anche qui il nostro patriarca abbonda; latte fresco di pecora o di capra appena munto che si usava come bevanda dissetante molto gradita in quei territori caldi e desertici. E per finire un po’ di “chemah”, che la nostra Bibbia traduce con “panna”, ma che in realtà si dovrebbe tradurre con formaggio fresco oppure yogurt. Il latte era conservato in otri dove inacidiva e veniva consumato come un dessert a fine pasto. Manca solo il caffè…

E dopo aver mangiato e ben bevuto, “gli dissero: ‘dov’è Sara?’ Rispose Abramo: ‘è lì dentro la tenda”. Sara è nascosta, perché come donna non è ammessa al dialogo e al banchetto – ci ricorda il biblista Card. Ravasi – ma sta nella tenda. Non ci dobbiamo scandalizzare, era normale per quelle culture e per quei tempi che la donna fosse destinata a un ruolo marginale. Ci dobbiamo però scandalizzare, se ciò accade ai nostri giorni (… Iran e Afghanistan ci danno un triste esempio in fatto di emancipazione femminile!) 

Dio continua a parlare a voce alta, perché anche la moglie di Abramo senta. Lui non fa distinzioni: “tornerò tra un anno e allora Sara avrà avuto un figlio”.  Ritorna ancora nei versetti seguenti il gioco di parole con il verbo “Tzahaa”, ridere, da cui proviene il nome di Isacco: “Allora Sara rise dentro di sé pensando: ‘avvizzita come sono… e poi mio marito è vecchio!’. Il Signore chiese ad Abramo: ‘perché Sara ha riso?”. Sara negò: ‘non ho riso’, perché aveva paura” (come Adamo ed Eva nel paradiso terrestre). L’incredulità di Sara e le sue risate servono allo scrittore sacro per sottolineare il concetto centrale di questa schermaglia tra Dio e la coppia di anziani “c’è forse qualcosa di impossibile per il Signore?” (Gen. 18,14)

È un invito per tutti ad avere fiducia in Dio.  Nei momenti bui e di crisi, quando vediamo come si stanno dissolvendo le cose nella nostra realtà, ricordiamoci dello scetticismo di Sara, che tanto ci appartiene, e delle rassicurazioni di Dio: niente è impossibile.

Ma… il pranzo è finito ed è ora per Dio di ripartire, perché non è sceso solo per stare con Abram, ma ha altro da fare, come vedremo il mese prossimo.

Enrico de Leon

Nell'immagine: Abramo e i tre angelini in un dipinto di Chagall