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Ti aspetto per un caffè - Uno smartphone come compagno

Società e cultura
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“Scusa mamma, ma è ormai la terza volta che metti le tazze sul tavolo per poi rimetterle a posto. Ti è successo qualcosa, me ne vuoi parlare mentre ci prendiamo il caffè?”

“Guarda sono arrabbiata, anzi sono fuori di me! Oggi ho dovuto litigare con un mio studente che non sentiva ragioni quando gli ho chiesto di riporre nello zaino il cellulare durante la spiegazione. Mi rendo conto che non posso competere con l’influencer in voga al momento, è una sfida impari che mi vede perdente. Questa dipendenza dai social è un male per le giovani generazioni!”

“Sai mamma, capisco la tua rabbia, ma vorrei aiutarti a riflettere sul fatto che la situazione è molto più delicata e complessa di quanto tu possa immaginare: il cellulare o i social non vanno demonizzati, ritengo sia sbagliato l’uso esagerato. La fortuna dei network è dovuta al fatto che semplicemente hanno risposto a un bisogno emerso tra i giovani: la necessità di colmare un senso di solitudine, di tenere a bada quella vocina interiore che costantemente chiede Ti senti amato? Ti senti riconosciuto dagli altri? Ormai i ragazzi vivono in una bolla in cui si assiste a una spasmodica ricerca di visibilità, più aumenta il numero dei followers e più si diventa importanti agli occhi degli altri. È questo che conta, a prescindere dai contenuti postati. A volte per garantirsi questa fama i ragazzi sono pronti ad affrontare situazioni di rischio, a mettere in pericolo la loro vita, mi riferisco alle challenge in cui si sottopongono a prove estreme.

Si è pronti a qualunque compromesso, se la ricompensa è riuscire a produrre un video che diventa virale sui social. I social più famosi tipo Twitter, Instagram e Facebook hanno una sezione dedicata che permette la circolazione delle notizie, pertanto è necessario essere costantemente connessi, per sentirsi vivi, per sentirsi parte del sistema. Cerca di essere più comprensiva con gli studenti che usano il cellulare anche a costo di una nota disciplinare”.

“Ti rispondo dicendo che i social illudono i giovani, perché sembrano offrire opportunità, ma alla fine creano un maggiore disorientamento e tanta sfiducia. Il bullismo, il cyber bullismo, l’aggressività o al contrario l’isolamento, a cui, come docente, sono costretta ad assistere sono sintomi di un disagio psicologico profondo indotto anche dalla dittatura dell’apparenza, dall’ obbligo di apparire perfetti sui social network. Sono preoccupanti i dati che fotografano la situazione di sofferenza psichica dei giovani del nostro paese: dopo la pandemia stiamo vivendo una nuova emergenza quasi invisibile, 700mila adolescenti sono dipendenti da web, social e videogiochi”.

“Sai mamma, hai ragione! I giovani hanno tante paure, prima fra tutte quella di annoiarsi. Quindi sono alla ricerca costante di stimoli che si trovano facilmente sui social, insomma tutto ciò che è di facile fruibilità con il minimo impegno della mente. Si spazia dall’ultimo video divertente che circola sul web alla serie tv più seguita. La parola d’ordine è stare al passo con gli altri per non rischiare di essere esclusi. Penso che la scuola, come istituzione, possa avere un ruolo cardine nell’ arginare questo fenomeno e tu come docente puoi fare la differenza. Sicuramente non puoi competere con l’influencer del momento, ma puoi combattere usando le armi che conosci meglio, ossia quelle dell’inclusione e della conoscenza. È necessario ritornare ad avere un dialogo con le nuove generazioni e non pensare di avere la verità in tasca. Anche se costa fatica, bisogna educare i giovani a riappropriarsi della propria identità, a lottare per una società che premia chi ha il coraggio di affrontare la propria fragilità contro la dittatura dell’apparenza e a sentirsi imperfetti ma felici.”

Queste parole di mio figlio mi hanno convinto ad accettare la “challenge”, questa nuova sfida della vita. Lo devo ai miei studenti, verso i quali nutro un grande affetto. “Non più performanti a tutti i costi, scelgo di vivere nel mondo reale con le mie imperfezioni”.

Nadia Santo