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In Burkina Faso ondata di violenze

Società e cultura
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Da alcuni anni il Burkina Faso è nel mirino del terrorismo di matrice islamica.

Anche i progetti di cooperazione che alcuni Comuni italiani (tra cui Nichelino) avevano avviato incontrano difficoltà.  Nonostante gli sforzi dei leader religiosi per rafforzare la coesione sociale e la tolleranza, i gruppi jihadisti continuano a guadagnare potere.

A febbraio un gruppo di fanatici ha fatto irruzione in una chiesa durante la messa uccidendo quindici fedeli e ferendone altri. Questo è solo l’ultimo di una serie di intimidazioni, violenze e attacchi terroristici. Come riferisce una corrispondenza della fondazione ACS - Aiuto alla Chiesa che Soffre, di recente un gruppo armato ha intimato agli abitanti di Débé, un villaggio nel nord-o­vest del Paese, di andarsene entro 72 ore. Chi non accetta di vivere secondo le regole imposte dai terroristi rischia l’esecuzione capitale. Sono molte le città e i villaggi rimasti deserti a causa di queste espulsioni e gli sfollati vagano per le strade alla ricerca di un posto dove abitare.

I terroristi di Débé hanno vietato ogni contatto con Tougan, cittadina a 45 km di distanza, dove si trova l’esercito regolare. All’inizio dell’anno scolastico, i bambini di Débé sono dovuti andare a Tougan, perché i terroristi avevano chiuso le scuole del villaggio. Sotto la protezione di un convoglio militare, sono stati accompagnati da alcuni giovani, ma due di essi, che tornavano da soli attraversando la zona controllata dai terroristi, sono stati scoperti e trattenuti dai gruppi armati. Li hanno riportati nel loro villaggio, hanno ordinato di aprire la chiesa e li hanno uccisi a colpi di arma da fuoco, uno davanti all’altare, l’altro davanti alla statua di Maria. Il loro assassinio è stato deciso dai terroristi non solo perché i due avevano disobbedito all’ordine di non percorrere la strada di collegamento con Tougan, ma anche per la loro appartenenza agli scout che, nonostante i divieti, avevano continuato le loro attività nel villaggio.