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L'auto elettrica corre meno del previsto

Società e cultura
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Ormai tre anni fa avevo scritto il mio primo pezzo sulle auto elettriche, ma a che punto siamo e che futuro ci aspetta?

Il domani, come dicono tutti, è dell’auto elettrica, per il bene del pianeta, ma la strada da percorrere è ancora in salita. Secondo Bloomberg le auto elettriche dovrebbero passare dal 10% di tutte le vendite nel mercato automobilistico nel 2021 al 40% entro il 2030; le stime parlano di una forbice fra 25 milioni e 40 milioni di auto elettriche vendute all’anno.

Nell’immaginario collettivo elettrico è sinonimo di sostenibilità e di risparmio in termini di consumi, ma i veicoli elettrici presentano anche svantaggi. La disponibilità di colonnine di ricarica è ancora scarsa, ma non solo. Molte sono periodicamente fuori uso o occupate da automobilisti che lasciano la loro auto elettrica collegata oltre il tempo necessario alla ricarica. In compenso altre colonnine restano praticamente inutilizzate, come accade ad esempio in qualche zona di Nichelino. Inoltre un problema non da poco è dato dalle poche stazioni di ricarica sulla rete autostradale costringendo, prima di programmare un viaggio, di pianificare al meglio l’itinerario per poter ricaricare la propria auto.

Per non parlare del fattore economico: il prezzo di un’auto elettrica è superiore a quello di un modello simile con motore termico. C’è da aggiungere l’impatto degli aspetti geopolitici con i costruttori automobilistici europei che stanno cercando disperatamente di ridurre la loro dipendenza dall’industria delle batterie cinesi, sotto la pressione delle crescenti tensioni. Le aziende cinesi detengono quasi un monopolio a livello mondiale di tanti elementi chiave: il 70% del litio, l’84% del nickel e l’85% del cobalto. Vi sono anche criticità legate alla durata delle batterie che in media si aggira intorno agli 8-10 anni, anche se il periodo varia a seconda dello stato di manutenzione della vettura.

Per concludere non bisogna dimenticare il problema legato allo smaltimento delle batterie che deve avvenire in centri specializzati per tutelare l’ambiente da eventuali contaminazioni. Tali batterie sono composte da materiali altamente inquinanti come il nichel, il cobalto e il manganese. Attualmente, dati i costi elevati, gli impianti di smantellamento sono presenti in pochi Stati come la Spagna, la Germania, la Francia e il Belgio.

Per queste ragioni, il mercato delle auto elettriche rimane ancora un settore di nicchia e non riesce ad emergere. Resta comunque il fatto che bisognerà puntare sullo spostamento della domanda di mobilità da quella privata a quella pubblica, ammesso e non concesso che il servizio pubblico riesca a funzionare.

Saranno tempi difficili ancora per un po’ a causa della transizione elettrica, ma la situazione pare destinata a migliorare. E poi chissà cosa succederà con l’idrogeno, anche se alcuni storcono il naso in base a rischi e rendimenti, ma questo è un altro capitolo. Se l’idrogeno dovesse prendere piede, quale sarà il destino delle auto elettriche?

Giuseppe Odetto