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"Ti aspetto per un caffè"

Società e cultura
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Esiste un proverbio che dice “il tempo è denaro”. Perché invece non immaginare che il tempo sia prezioso?

Da madre, che è nata nei fantastici anni ’60 e che ha visto due figli crescere nella cosiddetta rivoluzione digitale, mi sono resa conto di quanto sia cambiato il paradigma del tempo, di quanto essere sempre più connessi ci porta a una maggior difficoltà nel gestire il nostro tempo.

Le mail per lavoro, i gruppi whatsapp, i link per le videochiamate prima su zoom e poi su meet, tutto sembra andare inesorabilmente più veloce.

Qualche sera fa, scrivendo a mio figlio per chiedergli se sarebbe passato per cena, (ora che il suo lavoro gli spreme tutto il tempo che ha a disposizione), ricevo la seguente risposta: “scusa mamma, ho una call, ma non funziona il link, devo creare un nuovo account e fare un login”.

Pur non avendo capito molto, gli ho risposto con un semplice “va bene, ti aspetto per un caffè”.

Questo piccolo messaggio si è trasformato in un rito, un momento quotidiano per me e per mio figlio per confrontarci e sapere come stiamo davvero.

Proprio raccogliendo tante conversazioni insieme a lui che mi è venuta in mente l’idea di questa rubrica.

 “Ti aspetto per un caffè” è una storia semplice, la storia di una madre che si rende conto di quanto tempo sia effettivamente passato da quando insegnava le prime paroline a suo figlio, mentre ora è lui che lo fa con me quando ho bisogno di aiuto al computer o navigando in internet.

Questo progetto nasce dalla volontà di riappropriarsi e diventare di nuovo artefici del proprio tempo: avere un momento di sosta in tante giornate frenetiche e spesso ripetitive.

“Ti aspetto per un caffè”… è l’unione delle mie rughe sul viso, frutto del tempo e dell’esperienza che questa vita mi ha donato e gli occhi sognanti di mio figlio, un ragazzo che faccio fatica a capire fino in fondo.

Una delle nostre prime discussioni è stata appunto sul gap generazionale, la barriera invisibile, ma costante che nei giornali e nei salotti televisivi tende a dividere le generazioni, invece di creare punti d’incontro. Esiste un eterno scontro fra questi giovani impreparati e fannulloni e questi adulti troppo bravi a puntare il dito.

Da insegnante di una scuola superiore succede anche a me alcune volte di criticare aspramente i miei studenti, ma ciò che mi mancava era un punto di vista intermedio fra me e quei ragazzi dietro i banchi.
Durante quel caffè ho avuto modo di capire che i social network e internet sono strumenti tanto utili quanto complessi, che nemmeno gli adulti riescono a capire e usare in modo appropriato; in mani sbagliate diventano altari dove esaltare il proprio ego, in un loop di autocelebrazione senza fine.

In che modo quindi posso avere la presunzione che gli adolescenti per natura impulsivi e pieni di ormoni possano usarli sempre nel modo corretto?

Sorridendo mio figlio mi ha ripetuto una frase che gli dicevo quando era piccolo: “La conoscenza è il migliore scudo nella vita”.

Cosi mentre lui mi spiegava il mondo di internet, io capivo qualcosa in più di quegli studenti, i miei studenti. E penso proprio che questo sia il primo passo di un lungo cammino che potrebbe portare alla nascita di una nuova comunicazione fra giovani e adulti, una comunicazione dove i bisogni di entrambi siano sempre rispettati dalla controparte rifiutando il pregiudizio.

C’è un antico detto che penso sia efficace per finire di raccontare questa storia. “Se vuoi investire in dieci anni, pianta del grano, se vuoi investire in cento anni costruisci una casa, se vuoi investire in mille anni educa un bambino.”

Termina cosi il primo articolo di “Ti aspetto per un caffè”, un progetto nato con lo scopo di condividere esperienze e idee e che per questo motivo vi invita a mandare in redazione le vostre storie che fungeranno da canovaccio per i prossimi articoli.

Nadia Santo