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Anziani in attesa di risposte

Etica
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L'assistenza agli anziani non autosufficienti in Piemonte è una questione sempre più critica,

aggravata da politiche – nazionali e locali – di fatto inadeguate, che colpiscono migliaia di famiglie. 

Le cure domiciliari di lungo termine sono, di fatto, inesistenti. Un familiare che sceglie di prendersi cura a casa di un anziano malato non autosufficiente deve fare i conti con un sostegno economico irrisorio e del tutto insufficiente. Un paradosso, considerando che l'assistenza domiciliare non solo è una soluzione vantaggiosa per il benessere del paziente, ma rappresenta anche un'alternativa meno onerosa rispetto al ricovero in struttura. 

Per quanto riguarda la residenzialità, la rigidità delle risorse pubbliche e il continuo aumento dei costi di gestione delle strutture, hanno trasformato il diritto alle cure socio-sanitarie - peraltro sancito dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) - in un privilegio per pochi. 

Il Piemonte dispone nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) di 33.000 posti letto accreditati. Tuttavia, solo la metà di questi posti è effettivamente convenzionato con il Servizio sanitario, ovvero coperto da finanziamento pubblico. Il resto è a regime privato, a pagamento. 

Già nel 2021 le liste d'attesa contavano oltre 5.000 persone. E il problema si è ulteriormente aggravato, senza che la Regione abbia stanziato risorse adeguate per affrontare questa emergenza. Anzi. Delibere della Giunta Regionale hanno bloccato la spesa sanitaria per le RSA ai livelli del 2019, prefissando pure un tetto di spesa annuo (268 milioni di euro). Risorse che dovrebbero permettere di garantire un diritto esigibile, mentre in realtà sono del tutto insufficienti per coprire e adeguarsi alle necessità. 

Queste politiche negano il diritto alle cure agli anziani malati non autosufficienti, costretti ad attendere mesi o addirittura anni per ottenere un posto convenzionato in RSA, con un impatto devastante sulle famiglie che spesso si trovano costrette a sostenere rette proibitive per il ricovero in RSA private. Qui i costi superano facilmente i 3.000 euro al mese, una cifra fuori dalla portata della maggior parte delle famiglie, costringendo i caregiver – spesso donne – ad abbandonare l'occupazione per cercare di seguire a casa il congiunto malato. 

Neppure la tanto sbandierata legge 33/2023 sulla "non autosufficienza" rappresenta una soluzione valida, anzi. Al di là del fatto che non stanzia alcuna risorsa aggiuntiva, si tratta di un provvedimento che nasce per sottrarre diritti sanitari ai malati cronici non autosufficienti, trasferendo sistematicamente le cure di lungo termine al settore socio-assistenziale, subordinandole pertanto a criteri economici (Isee).  

Il tema della non autosufficienza pertanto non può più essere gestito con mere logiche di contenimento della spesa, ma richiede un piano che assicuri il pieno rispetto dei diritti esigibili, già sanciti dalle normative vigenti. Questi diritti dovrebbero essere tutelati e se del caso rafforzati, anziché erosi o ignorati, anche – e soprattutto – da chi avrebbe il dovere di difenderli. 

E’ indispensabile potenziare le cure domiciliari con risorse adeguate, ad esempio prevedendo un "assegno di cura" erogato dalla Sanità – senza filtro ISEE – sul modello della quota sanitaria per le RSA, affinché la casa possa davvero diventare il primo luogo di cura. 

In questo scenario, un segnale arriva dal Consiglio Comunale di Nichelino, che recentemente ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, a firma del capogruppo Vincenzo Cutri (Chreo Nichelino), che impegna il Sindaco e la Giunta a intervenire presso la Regione Piemonte affinché il diritto all'accesso alle cure socio-sanitarie venga garantito e affinché siano promosse campagne informative per la tutela dei diritti sanitari. Staremo a vedere. 

Utim Nichelino 

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