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Mer, Apr
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Lo chiamano Piano Mattei

Etica
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È possibile oggi avere un pensiero che si discosti da quello “comune”, indotto dal martellamento mediatico?

Forse sì.

Non sempre è possibile manifestarlo o condividerlo senza essere tacciati di “partigianeria” (nel senso negativo della parola), e classificati come appartenenti alla parte avversa, cattiva, in errore. Seguo poco i talk show, ma mi sono accorto che spesso il dibattito degenera nella conclusione... “ ma allora tu sei per....”!

È  in questo clima che comunque voglio condividere considerazioni a proposito di Africa: solo di buon senso, come ci capita di fare saltuariamente su questo giornale.

Mi dà lo spunto, questa volta, la presentazione del “piano di partenariato e cooperazione con i popoli africani”, il così denominato Piano Mattei: “5,5 miliardi di euro per creare una partnership paritaria, non predatoria, con mutui benefici".  Sul perché sia stato “battezzato” col nome del Presidente e fondatore dell' ENI, morto in circostanze mai completamente chiarite in un incidente aereo nel 1962, si può approfondire sul web.

Così il piano è stato presentato dalla Presidente del Consiglio all'ultimo vertice Italia-Africa: “Ci sono già dei progetti pilota, dal Marocco al Kenya, dall'Algeria al Mozambico, dall'Egitto all'Etiopia, con il coinvolgimento di 12 società partecipate (da Eni a Leonardo) in 5 aree di intervento: istruzione e formazione professionale, salute, acqua, energia, agricoltura. Il binario è a doppio senso, che nel caso dell'Italia vuol dire anche scongiurare le morti in mare e ridurre l'immigrazione irregolare”.

Buoni intenti, almeno sulla carta: qualche dubbio sulla partecipazione di ENI (che non è più sicuramente quella fondata da Enrico Mattei) e Leonardo (Gruppo industriale internazionale che realizza capacità tecnologiche in ambito Aerospazio, Difesa & Sicurezza...in sostanza armi).

Sono dubbi supportati anche dalle critiche sollevate da 80 organizzazioni della società civile africana che hanno firmato e inviato una lettera al Presidente Mattarella, alla premier Meloni e al Ministro Tajani, per chiedere di non mascherare come non predatorio un Piano che invece si fonderà presumibilmente sullo sfruttamento delle risorse e delle popolazioni africane, per nutrire lo sviluppo italiano ed europeo.

D' altra parte lo stesso Tommaso Foti (deputato della Repubblica) a fine gennaio, intervistato dalla televisione pubblica, dichiarava l'intento di provvedere alla “fornitura di strumentazioni tecnologiche ai paesi africani, dai quali ottenere risorse naturali e minerarie necessarie all'Europa per realizzare la transizione energetica”...un “do ut des” insomma.

Non è un mistero: la corsa alla ricerca di nuove fonti di energia, alternative al gas proveniente dall'Est (ufficialmente per la transizione green) è esplosa!

Ecco, l'Italia vuole essere un hub di transito e smistamento di combustibili fossili, in contrapposizione alle grandi multinazionali estere già fortemente presenti nel continente Africano. È ormai lotta aperta, anche se non dichiarata, che alimenta i conflitti interni e intestini tra stati africani.

Ancora recentemente l'Unione Europea, a Bruxelles, ha firmato col Rwanda un accordo per l'estrazione, la trasformazione ed esportazione di materie prime. Sì, col Rwanda, che non ha risorse minerarie proprie, ma gode del contrabbando di quelle rubate in Congo (RDC).

Ma se questa lotta per una coperta (le risorse) che è sempre più corta è motivata con l'evoluzione tecnologica (green?)...il dubbio che assilla è che oggi buona parte di questa coperta sia utilizzata per il “miglioramento” dei sistemi d'armamento.

Sino a qualche anno fa chi sapeva dei droni? Quanta tecnologia elettronica è presente in ogni drone, quasi sempre destinato all'autodistruzione! Viaggiano in parallelo l'approvvigionamento materie prime e la corsa al riarmo.

Come qualche settimana fa riportava il quotidiano  Avvenire:  “alla fine l’Italia mette come priorità dotarsi dei carri armati tedeschi Leopard 2. Alla Camera la commissione Difesa ha dato infatti il via libera all'acquisto di 132 carri, nello stesso giorno in cui l’Aula del Senato ha approvato le nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Nelle intenzioni del legislatore c'è la semplificazione delle operazioni per lo scambio di materiali d'armamento a vantaggio delle imprese italiane del settore...”.

Giorni (mesi, anni) bui per l'Africa, se non saprà guardarsi da questo che qualcuno ha definito un un “neo colonialismo”....ma saranno giorni bui anche per l'Europa,  se altri venti di guerra che tirano non si placheranno.

Umberto Escoffier