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Un assegno davvero "universale"..?

Etica
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Torniamo a parlare della legge 33/2023 su anziani, invecchiamento attivo e, soprattutto, “non autosufficienza”,

che rappresenta il focus della norma.

La legge è stata approvata un anno fa in tempi record. Tuttavia, è necessario attendere i decreti attuativi affinché possa "funzionare". 

A fine gennaio 2024 è stato presentato il previsto decreto attuativo. Si tratta di uno "schema di decreto" che, di fatto, riscrive la legge e dovrà essere approvato entro pochissimi mesi dal Governo. 

A metà febbraio si sono svolte alcune audizioni in Senato e sono state ascoltate diverse organizzazioni nonché coordinamenti in cui figura anche l’Utim. Il Senato ora redigerà le osservazioni in merito da presentare al Governo.

Nel corso dell’audizione, le nostre proposte hanno mirato a modificare lo schema di decreto nel senso di assicurare una presa in carico adeguata degli anziani malati cronici non autosufficienti da parte del Servizio sanitario nazionale, evitando discriminazioni e garantendo l'accesso alle cure di lungo termine (domiciliari, semiresidenziali e residenziali) come previsto dai LEA - Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria.

Si tratta di proposte a nostro avviso imprescindibili, in quanto purtroppo la Legge 33/2023 scava un solco irriducibile tra i criteri di accesso alle prestazioni basati su condizioni socio-economiche ed i vigenti principi del nostro Servizio sanitario nazionale, che si basa sul diritto universalistico alle cure, senza discriminazioni di alcun tipo, neanche economiche. 

 Un esempio è il nuovo “Assegno di assistenza” per il sostegno alla domiciliarità, alle cure a casa insomma. Secondo lo schema di decreto questo assegno dovrebbe essere “universale" con i seguenti criteri per potervi accedere:

- età minima di 80 anni;

- condizioni gravissime;

- soglia ISEE di 6.000 euro;

- indennità di accompagnamento.

È evidente che questi criteri sono estremamente selettivi (…tutto fuorché Universale!). La questione fondamentale, a nostro avviso, non è tanto quella di chiedere di ampliarli, ad esempio, innalzando la soglia ISEE, abbassando l'età minima ecc., quanto piuttosto prevedere che le prestazioni siano riconosciute in funzione della sola condizione di salute. 

La legge 33 e lo “Schema di decreto” collegato introducono invece un vero e proprio “universalismo selettivo”: una contraddizione in termini, a nostro avviso assolutamente inaccettabile. Ricordiamo infatti che la nostra assicurazione sanitaria pubblica, ovvero il Servizio sanitario - istituito con la legge 833/1978 (che abbiamo pagato e continuiamo a pagare con le imposte) -  prevede che debba essere considerata la sola condizione di salute senza alcun tipo di discriminazione, economica, sociale o che dir si voglia. E purtroppo questo è quanto con la legge 33 ci vogliono sottrarre.

Ricordiamo che su change.org è sempre possibile sottoscrivere la Petizione lanciata un anno fa da Utim Nichelino per la modifica della legge 33/2023 sulla non autosufficienza, che ha superato le diecimila firme. Questo il link: http://www.change.org/CambiamoDDLnonautosufficienza
UTIM Nichelino