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Questa legge deve essere migliorata

Etica
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Il Parlamento ha approvato la controversa legge delega che riguarda le politiche per le persone anziane, il cosiddetto DDL "Anziani/Non autosufficienza".

Ne avevamo già parlato e in maniera critica su questo giornale qualche mese fa e, per tentare di cambiarla, avevamo lanciato una petizione online raccogliendo quasi 5mila firme, nonché promosso, assieme ad altre Organizzazioni, ordini del giorno presso vari Consigli comunali (un plauso al Consiglio comunale della Città di Nichelino, che lo ha approvato in data 23 febbraio scorso).

Le pressioni esercitate nei confronti del Parlamento hanno prodotto qualche risultato, portando a migliorare alcuni aspetti. Ma permangono grosse criticità che riguardano l'impianto stesso della legge delega. Una riforma che “vuole fare le nozze con i fichi secchi”, non prevedendo alcuna nuova risorsa.

In sintesi, la nuova legge introduce un "Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente" (Snaa), un “contenitore” per programmare servizi e interventi integrati rivolti agli anziani malati non autosufficienti. Tuttavia, il "Snaa" discrimina le persone anziane malate. Infatti, secondo la fondamentale legge 833/1978, il Servizio sanitario deve intervenire per TUTTA la popolazione, indipendentemente dalle cause e dalla durata della malattia. Invece, la nuova legge delega esclude queste persone dall'accesso alle cure di lunga durata (Ltc) fornite dal Servizio sanitario, limitandole a prestazioni di assistenza sociale vincolate quindi a parametri socio-economici. Ciò significa che le prestazioni di lunga durata per gli anziani non autosufficienti saranno soggette a una valutazione basata sull'ISEE e sull’intero nucleo familiare, penalizzando coloro che hanno una famiglia presente e attenta alle loro esigenze.

La legge delega prevede anche la revisione dell'indennità di accompagnamento, che verrebbe inserita nel pacchetto di prestazioni riservato solo ai richiedenti che superano la selezione socio-economica. Si tratta di una facoltà che potrebbe danneggiare coloro che attualmente hanno diritto all'indennità "al solo titolo delle minorazione", come prevede la legge istitutiva.

Di fronte a questa situazione è fondamentale che chi ha a cuore la Sanità pubblica universalistica ed i diritti delle persone anziane, vigili ora attentamente sulla scrittura da parte del Governo dei previsti decreti attuativi – che dovranno essere approvati entro gennaio 2024 – cercando di garantire i diritti in sanità e previdenza, nonché di rafforzare le prestazioni domiciliari, ad esempio prevedendo un "assegno di cura" erogato dal Servizio sanitario nazionale.

Giuseppe D’Angelo

UTIM Nichelino

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