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La politica la smetta di alimentare il proprio ego

Etica
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Il 25 di questo mese siamo chiamati al voto per rinnovare il Parlamento. Sono 101 i simboli presentati e 75 i contrassegni ammessi dal Viminale. Forse un po’ troppi!

Rifuggo facili battute e che il buon senso ci aiuti a dare un voto meditato e meritato.

Il presidente della CEI - Conferenza Episcopale Italiana, Card. Matteo Zuppi, qualche settimana fa ha lanciato un allarme sull’aggravarsi della situazione sociale del Paese: “Niente più inganni. In Italia 6 milioni di persone non ce la fanno. Non sprechiamo i soldi del Pnnr, è il tempo di dire basta alle decisioni opportunistiche dei leader” Anche il Papa, nel suo viaggio di ritorno dal Canada, conversando con i giornalisti ha invitato la politica ad “essere responsabile”, stigmatizzando il fatto che in Italia ci sono stati 20 governi in 22 anni.

La povertà galoppa e la risposta della politica, nonostante le molte parole, è stata deludente avendo dimostrato più interesse al proprio schieramento che al bene comune. Un anno e mezzo fa si era data vita al governo Draghi su una triplice sfida: pandemia, economia sociale, transizione ecologica. A febbraio si è aggiunto il dramma della guerra in Ucraina.

L’impressione però è che anche in questo periodo abbia prevalso sull’interesse del paese la logica del coltivare il proprio orticello con lo sguardo costantemente puntato ai sondaggi. Ma i guai non finiscono mai: all’inflazione, che è arrivata al 10% e che incide pesantemente su pensioni e stipendi, si è aggiunta anche l’emergenza climatica.

L’aumento della povertà e della disuguaglianza è una bomba sociale che coinvolge tutti e che si presenta sotto varie forme: dalle migrazioni senza controllo, al terrorismo, alle tensioni nelle periferie. Secondo Eurostat nel 2019 l’11,8% dei lavoratori italiani era in situazione di povertà (sotto i 12 mila euro annui), mentre la media europea era al 9,2%. Oggi il 28% degli occupati regolari guadagna meno di 9 euro lordi l’ora (si tratta di oltre 4,3 milioni di lavoratori), mentre un occupato su tre guadagna meno di mille euro mensili. È urgente intervenire per una retribuzione che sia di nuovo dignitosa.

Il part time raggiunge il 46% per le donne e il 18% tra gli uomini: sono i dati in assoluto più alti d’Europa. Crescono i contratti a termine di durata giornaliera o settimanale. Oltre il 10% dei dipendenti a tempo indeterminato e pieno guadagna meno di 1.500 euro al mese, oltre 5il 0% meno di 2.000 euro. Per le donne la retribuzione è più bassa in media del 25% rispetto agli uomini.

Questi dati sono stati resi noti dal rapporto annuale dell’Inps dove risulta che in Italia le persone occupate sono 25,7 milioni, ma non bisogna dimenticare che troppi sono impiegati per un numero minimo di ore con retribuzioni che non permettono di arrivare a fine mese.

E dulcis in fundo…il 32% dei 16 milioni di pensionati percepisce una pensione al di sotto di 1.000 euro. Lavoro mal retribuito significa anche pensione povera. Ancora una volta assistiamo al balletto delle promesse che non saranno o non potranno essere mantenute.

È improcrastinabile che la politica definisca ciò che è utile fare e ciò che è realistico fare”, sottolineava il cardinale Zuppi. È tempo di smetterla di alimentare il proprio ego e di impegnarci a ricostruire il senso di comunità.

Marcello Aguzzi