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Gio, Ago
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Perché gli USA stanno cambiando idea sull'aborto

Etica
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Un gruppo di associazioni italiane (tra cui il Movimento per la Vita, il Forum per le famiglie e l’Associazione Papa Giovanni XXIII) propone all’Unesco

di dichiarare ogni bimbo che sta per nascere “patrimonio dell’umanità”.

E perché no? L’Unesco è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Da decenni l’Unesco redige una lista di “beni materiali e immateriali”, meritevoli di particolare tutela ed attenzione in quanto universalmente riconosciuti come “patrimonio dell’umanità”: monumenti, paesaggi, insediamenti umani, storie, opere dell’ingegno e bellezze naturali. In effetti cosa c’è di più importante di un nuovo essere umano in formazione e in divenire?

QUALCOSA STA CAMBIANDO

Non deve perciò stupire se in alcuni Paesi “evoluti” che in passato si erano contraddistinti per legislazioni favorevoli all’aborto stiano operando in qualche caso evidenti correzioni di rotta o quanto meno stiano rimettendo in discussione questo genere di “conquiste civili”.

La situazione più evidente è in USA, dove è tornato di attualità un dibattito che sta dividendo profondamente l’opinione pubblica. Fino a qualche anno fa il “diritto” all’aborto era dato per scontato, ma in parecchi stati a via a via sono state reintrodotte legislazioni più restrittive, fino ad intaccare la celebre sentenza Roe v. Wade che a livello federale legalizzò nel 1973 l’interruzione di gravidanza. Persino il Wall Street Journal, il quotidiano a più alta diffusione negli Stati Uniti, ha preso le distanze dal mainstream dei mass media “progressisti”, scesi in campo con un massiccio fuoco di sbarramento contro i giudici della Corte Suprema, intenzionati a modificare la vecchia sentenza federale per riportare la questione aborto nella sfera legislativa dei singoli stati.

Si può capire che i momenti pro life ispirino la loro azione ai principi immutabili del diritto naturale e dei comandamenti biblici, ma perché mai un laico dovrebbe stracciarsi le vesti se una Corte Suprema a un certo punto decide di cambiare idea? Non si è forse sostenuto per decenni che non esistono regole morali assolute? Queste variano in base all’evolversi della società, alle diverse sensibilità e all’autodeterminazione degli individui. Allora perché scandalizzarsi se l’opinione pubblica americana è un po' meno abortista di qualche anno fa?

Certo, l’azione dei gruppi pro life in America si è fatta più incisiva. Non ci sono solo cattolici, ma anche diverse chiese della galassia protestante, ambientalisti, non credenti e soprattutto molte donne.

QUESTONE LOGICA ED ECOLOGICA

Negli USA la politica di parte repubblicana tende ad intercettare le istanze pro life e talvolta a cavalcarle; i democratici invece si schierano a favore dei pro choice, mentre qualche isolato esponente - è il caso del presidente Biden - si limita con malcelato imbarazzo ad affermare di essere personalmente contrario all’aborto.

Il fatto è che i Dem si ostinano a non fornire risposte su un paio di questioni per niente secondarie, una di ordine logico e l’altra di natura ecologica. Intanto non si vuol vedere che i soggetti coinvolti sono necessariamente due: la donna e il bambino/a. Con artifici linguistici e semantici si continua a nascondere questa realtà, mentre la scienza sempre di più va nella direzione di riconoscere l’iniziale formazione dell’individuo già nella fase prenatale. Sul piano logico-giuridico si assiste a una palese violazione del principio di non contraddizione: l’embrione umano, prima di una certa data, non ha alcun diritto e poi di botto li conquista tutti.

E poi appunto c’è la questione ecologica. Come si può continuare ad impegnarsi per salvare il pianeta e al tempo stesso saltare a piè pari la salvezza di un bimbo? Non ha senso spendersi per la biodiversità o la tutela delle specie in via di estinzione, senza spendere una sola parola per cercare di salvare da morte sicura un essere umano.

La realtà ha le proprie evidenze e non può essere negata all’infinito: il dolore del feto al momento dell’aborto è un dato ormai scientificamente acquisito, così come la possibilità di sopravvivenza extrauterina. Una civiltà, se vuole rimanere tale, deve dotarsi degli strumenti sociali per difendere sia la donna che il bambino.

Come ben ha sintetizzato Papa Francesco in diverse occasioni, l’aborto non è tanto una questione religiosa quanto piuttosto politica e scientifica. «Perché la Chiesa si oppone all’aborto? È un problema religioso? Filosofico? No, è un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema».

Francesco con la sua ecologia integrale chiude il cerchio. Non possiamo lottare contro il riscaldamento globale, l’inquinamento, l’ingiustizia sociale e poi chiudere tutti e due gli occhi di fronte all’aborto.