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Gio, Lug
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Questo o quello, o dentro o fuori...

Etica
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Non so se sia per il bisogno di riconoscersi, di appartenere ad un gruppo che si giunga anche ad omologare il pensiero, ad abbracciare un'idea e farla propria come “verità assoluta”.

E spesso la dichiarazione pubblica del proprio pensiero altro non è che affermazione clonata di quanto ascoltato nei talk show o letto nei post sui social.

Riconosco il bisogno di appartenere e di far parte di qualcosa. Difendo decisamente meno la dichiarazione priva di riflessione e conoscenza su quel che si afferma.

Le estenuanti ed innumerevoli trasmissioni di opinione sul conflitto bellico in corso, allenate al dibattito televisivo dai trascorsi del Covid, ci presentano, in maniera ossessiva, due schieramenti: coloro che condannano e coloro che giustificano, i pro...uno e i pro…l'altro.

Chi tenta un'osservazione, una lettura integrata o vede, nelle due polarità, un possibile nesso di congiunzione e/o relazione viene bandito, aggredito, insultato.

Della questione tragica che quella parte di est Europa sta vivendo ne ha fatto le spese anche chi ha sostenuto idee pacifiste, non-violente. Idee che tentano di suggerire una via di dialogo, di mediazione sono state ridicolizzate, relegate nell'angolo delle insulsaggini, attribuite ai “rassegnati alla resa”.

Ma non è sulle diverse posizioni in tema di guerra o sull'essere favorevoli ad armare piuttosto che sedersi ad un tavolo di trattativa che voglio soffermarmi

In questo schierarsi da una parte o dall'altra ritrovo la logica binaria semplice, comoda e rassicurante di rispondere a due sole opzioni: SÌ/NO, BIANCO/NERO. Sviluppare opinioni a fronte di un numero maggiore di opzioni sembra mandarci in tilt.

Però il pensiero binario nasce dal nostro cervello più antico, primitivo, quello rettiliano, e richiede risposte che non ammettono ambivalenza: ma non ci eravamo evoluti?

La Psicoterapeuta Federica Mormando a questo riguardo sottolinea “La storia dell'umanità è stata determinata da questo pensiero che non lascia alcun spazio a quello complesso. Nel talk show l'urlo non permette di sentire la voce di chi vorrebbe parlare. In Parlamento vola di tutto, dagli insulti alle botte. L'arte di ragionare, di argomentare, di ponderare opinioni e decisioni, di completare il proprio pensiero ascoltando quello degli altri, si è ristretta a pochi, pochissimi”

O questo o quello. O dentro o fuori. O con me o contro di me…dove la congiunzione “o” ha chiaramente un valore disgiuntivo: stabilisce gli opposti alternativi e che si escludono a vicenda.

In questi confronti aspri e accesi la conversazione non assume il tono dell'incontro dialogico dove le diverse vedute possono trovare una sintesi nel considerare l'una “e” l'altra tesi: questo “e” quello, il dentro “e” il fuori. La nostra esistenza è sempre espressione di due poli, tra loro - è vero – contrapposti, ma che ci restituiscono un'infinita gamma di sfumature e queste sfumature colorano le nostre emozioni, i nostri umori, le nostre intenzioni, le nostre motivazioni, la condivisione con gli altri e il senso di sé, il dubbio e l'azione, la mitezza e l'affermazione di forza.

Le sfumature sembrano non essere più ammesse, bisogna categoricamente trovare una collocazione che sia in aperta antitesi all'altro. È un terreno pericoloso questo, una superficie sdrucciolevole che rischia di farci scivolare verso il fondo.

E allora torno al tam tam odierno, al bisogno di belligerare a parole. No! non mi schiero né per questa guerra, né per altre guerre, ma non le ignoro. Offesa e difesa, se armate, sono GUERRA, sono morte e…basta! Non può esserci una gradualità che le renda più o meno giuste.

Non si può semplificare sul risultato distruttivo cui stiamo assistendo e rispondere esclusivamente sull'onda emotiva che il diario di quotidiane tragedie ci trasmette. Ciò che accade ha messo radici da tempo: su questo e su tutti i conflitti in corso. Le radici hanno colpevoli: ignavi che hanno taciuto o, peggio, che hanno agito affinché ogni cosa avvenisse, ma sull'origine degli odi fratricidi le nostre memorie fanno sempre una dannata “cilecca”.

Non mi schiero e ho trovato fortemente simbolica la sintesi voluta da Papa Francesco nell'incontro delle due donne, ucraina e russa, a sostenere il legno della Croce nella XIII stazione della Via Crucis. Non vi ho trovato nulla di inopportuno o offensivo, bensì il semplice e genuino bisogno di congiungere, unire ciò che Altri hanno deciso di dividere. È stato un segno di pacificazione perché “il non violento adotta lo sguardo dell'oltre e non si lascia crocifiggere dalle semplificazioni adottate a scorciatoia dei problemi complessi, dalla guerra elevata a realismo, dalla morte travestita a destino ineluttabile”. (T. Dell'Olio - Mosaico di Pace)

Chi ha in odio la violenza lavora perché prevalga la forza della ragione sulla ragione della forza.

Patrizia Ferrara