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Sì all'abolizione universale della maternità surrogata

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Anche da sinistra arrivano prese di posizione, senza se e senza ma, per l’abolizione universale della maternità surrogata.

Scrive Stefano Fassina, deputato di LeU, in una lettera al quotidiano cattolico Avvenire: “La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (Gpa) o «utero in affitto», vietata in Italia dalla Legge 40 del 2004, ma praticata in diversi Stati, è la messa a disposizione del corpo delle donne per far nascere bambini da consegnare ai loro committenti. Lungi dall’essere un atto individuale, un dono, è una pratica realizzata su scala industriale da imprese di riproduzione umana, in un sistema organizzato di cliniche, medici, avvocati e agenzie di marketing e di intermediazione. In tale sistema, le donne sono mezzi di produzione: la gravidanza e il parto diventano procedure dotate di un valore d’uso e di un valore di scambio in un mercato globalizzato”.

Questo tema è tornato alla ribalta, sia perché nel Parlamento italiano si sta discutendo una legge in materia e sia per una vicenda legata al conflitto in Ucraina, come sottolinea l’on. Fassina: “Nella tragedia della guerra scatenata da Vladimir Putin contro l’Ucraina, abbiamo assistito a una tragedia ancora più disumana: decine di neonati, frutto di maternità surrogata, lasciati in uno scantinato, accuditi con amore da poche coraggiose assistenti rimaste con loro. Altre decine nascono ogni giorno, nonostante l’impossibilità di essere consegnati come previsto da contratto (l’Ucraina è leader mondiale nell’export di tale “prodotto”). Sono le agghiaccianti conseguenze della mercificazione della vita”.

A favore dell’abolizione universale della maternità surrogata si era già espresso il Parlamento europeo nel 2015, a seguito della campagna portata avanti anche da un vasto fronte di associazioni femministe.

“Chi condivide la legge italiana punitiva della maternità surrogata, per coerenza si deve impegnare per evitarne l’ordinario aggiramento - continua l’on Fassina - A tal fine, noi parlamentari di area progressista dobbiamo sostenere l’iniziativa legislativa meritoriamente riavviata in Commissione Giustizia alla Camera, intorno al testo base a prima firma Giorgia Meloni, sostanzialmente identico al testo presentato da Mara Carfagna, e anche da me sottoscritto un paio d’anni fa”.