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Dom, Apr
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Storie di conversione - Il mangiapreti che aiutò Padre Pio

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Nel 1956 veniva ufficialmente inaugurato l’Ospedale di Casa Sollievo della Sofferenza, che prima era stato chiamato ospedale «Fiorello La Guardia».

Fra le migliaia di persone presenti a San Giovanni Rotondo, accanto a Padre Pio, non c’era Guglielmo Sanguinetti, una delle persone che più si erano spese per realizzare l’opera.

La sua storia merita di essere conosciuta. Guglielmo Sanguinetti, nato a Parma nel 1894, era medico condotto in un paese toscano, Borgo San Lorenzo nel Mugello, ed era sposato con Emilia Spilmann. I due si erano conosciuti tra i banchi del liceo classico “Tasso” di Roma. Diversamente dalla moglie, credente, lui era un massone dichiarato e, come andava di moda all’epoca, un vero e proprio mangiapreti.

Ma c’è sempre qualcuno che spariglia i tempi del vivere. Un giorno la moglie espresse il desiderio di andare a San Giovanni Rotondo dove, si diceva, vivesse un frate in odore di santità. Non fu facile mettersi d’accordo, ma alla fine entrambi partirono per il Gargano: lei per uno scopo religioso, lui per farle un piacere. Vengo solo per farti da autista!», disse alla moglie.

Era il 27 maggio 1935. Giunsero da Padre Pio. Il medico scambiò poche parole di circostanza col frate e l’unica frase che gli rimase in testa fu: “ci vedremo presto…” Tornato nel Mugello riprese la sua attività di medico, ma quelle parole non lo lasciavano tranquillo un solo istante e, al di là della sua professione, iniziò ad impegnarsi anche come volontario a fianco dei malati.

Alla fine si decise: tornò a san Giovanni Rotondo! Il mangiapreti crollò e …trovò la fede. Ancora una volta il Signore aveva toccato un cuore per mezzo di quell’umile frate. Il dott. Sanguinetti abbandonò tutto e tutti, compresi gli agi e la superbia, per gettarsi anima e corpo nella realizzazione del “sogno” di Padre Pio: un grande ospedale in uno sperduto paese del Gargano, accanto al convento dei Cappuccini. Tornò a San Giovanni Rotondo e divenne il “dottore”. Da burbero e scontroso qual’era si era trasformato in persona gentile e premurosa.

Ecco qualche stralcio di una lettera all’amico dott. Bruno Cesarini: “Le mie giornate si fuggono con rapidità paurosa, devo comparire nel cantiere dei lavori dell’Ospedale di Casa Sollievo della Sofferenza, devo inforcare una macchina o il camioncino per contrattare, acquistare vari materiali per la costruzione e poi i conti, la partita doppia (la mia bestia nera!), i permessi, i documenti comunali e statali, le ditte, gli enti, le aziende, quanto basterebbe a far perdere la pazienza ed amare la pastorizia». Prosegue il dottor Sanguinetti: “chiudo la mia giornata, con una visita a Padre Pio. È questa la vera ricompensa delle mie fatiche. Egli a volte mi chiama ‘camionista’, a volte ‘facchino’, a volte ‘carrettiere’ e ride di questa mia nuova attività alla quale dedico tutto il mio entusiasmo di questa mia terza giovinezza! Ma spesso le conversazioni con lui (Padre Pio), si svolgono sui problemi dello spirito e salgono allora molto in alto in un orizzonte che è stratosferico perché non vi esistono più nubi o tempeste e tutto è sereno e luminoso. Si respira allora tutta l’anima e ci si sente inondati di pace».

Un giorno alla soglia dei 60 anni il dott. Guglielmo improvvisamente si accasciò a terra, colto da malore. La morte lo ghermì repentinamente proprio a San Giovanni Rotondo, non vide ultimata quella Casa Sollievo della Sofferenza per la quale aveva profuso tanto lavoro e che gli aveva cambiato la vita. Oggi quell’ospedale è tra i più efficienti ed attrezzati del Sud Italia.

Magù