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Mer, Feb
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Un impegno per l'anno nuovo

Etica
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Viviamo in un tempo segnato da paure, conflitti e minacce che ci sfidano e ci angosciano.

Oggi instillare la paura del caos è diventata una strategia per il successo politico: si innalzano i toni della conflittualità, si agitano gli animi della gente con la proiezione di scenari inquietanti ,stimolando una pericolosissima attrazione per una mentalità fondamentalista.

Papa Francesco non smette di chiedere di usare “parole che si differenzino dalla narrativa della paura e compiere gesti che si oppongano alla retorica dell’odio. Servono leader con una nuova mentalità. Non sono leader di pace quei politici che non sanno dialogare e confrontarsi,occorre umiltà,non arroganza”.

A questa ondata di violenza e di sfiducia  bisogna reagire pensando, prima di tutto  che  la stragrande maggioranza della società è composta da persone perbene. Magari restano silenziose nel loro posto di lavoro, nelle corsie degli ospedali, nella scuola. Non sempre e non tutti frequentano i social, perché scelgono di  frequentare altri luoghi umani, condividendo di persona il dolore e le speranze di altri, facendo quindi  poco scalpore.  Spesso sono delusi e scoraggiati, ma restano  persone per bene.

Non dobbiamo dimenticarlo noi e tanto meno chi ci rappresenta e ci governa. Proprio loro, dovrebbero  fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per aiutarci a riscoprire quei valori che per secoli e secoli sono stati la pietra miliare dell’antropologia occidentale, che vedeva gli esseri umani prima socievoli poi furbi, prima capaci di cooperare poi di evadere, prima buoni poi cattivi. Quando si inverte questo ordine, torniamo all’antropologia del lupo, alla guerra di tutti contro tutti, alla paura e alla rabbia che diventano il collante di individui, non persone. Iniziamo così a guardare il vicino di casa come un evasore potenziale o effettivo, a vedere chi arriva sull’uscio di casa non come una possibile benedizione, ma come una sciagura certa.

La società civile di oggi  è  ferita, colpita al cuore dalla globalizzazione, dai nuovi mercati e dai loro principi utilitaristici, da una politica finanziaria che l’ha manipolata e consumata senza rigenerarla. Da essa dobbiamo però ripartire, per immaginare un paese migliore, iniziando a vederlo, e contemporaneamente a curarne le ferite.

Dobbiamo, per esempio, assolutamente tenere aperti i porti. Ad accogliere infatti non ci sono  soltanto il governo e la polizia, il ministro degli interni e la prefettura: ieri e oggi la sola buona e sostenibile accoglienza è quella di comunità, di associazioni, parrocchie, disposte ad accogliere. E’ questo che, con profondo senso di umanità, fanno ogni giorno da anni e anni: si prodigano nell’arte dell’accoglienza di persone in carne e ossa, perché sono esperti di vite, non di messaggi e di tastiere, di propaganda o di facebook.

Molto della qualità morale di un popolo dipende da come si affrontano la povertà e i poveri.  Si è poveri per mancanza di capitali, di vario genere. Le persone sono povere perché sono carenti di capitali educativi, sanitari, famigliari, professionali, sociali, comunitari… Queste carenze fanno sì che queste persone non riescano a produrre sufficienti redditi per vivere la vita che vorrebbero vivere. Se  si agisce sui redditi senza agire sui capitali, le persone restano povere al massimo con un po’ di soldi in più che finiscono per essere spesi nei luoghi sbagliati. Invece gli interventi sui “capitali” sono di lungo periodo, sono semi piantati per alberi che cresceranno domani, in tempi molto più estesi dei cicli politico-elettorali. Purtroppo a questi cicli sembra quasi esclusivamente continuare a guardare la maggioranza di chi sta al timone di una barca che, solo  con menzogne e urla ripetute, rischia ogni giorno la deriva e il naufragio.

Se oggi c’è una vera e propria emergenza, questa è la necessità  di seminare parole e compiere gesti di fiducia e di pace, perché tutti gli uomini si aprano alla speranza di un mondo nuovo, più giusto e tollerante, rappacificato e solidale.

Sia questo l’augurio che ci scambiamo in apertura di questo nuovo anno.  

Don Gian Franco Sivera

Parroco

Madonna della Fiducia e San Damiano