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Sab, Lug
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- Il racconto - Recita di Natale

Etica
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Di fronte al grido dei tanti Lazzaro nel mondo il cristiano non può stare con le mani conserte,

perché vivere la fede a contatto con i tanti bisognosi non è un’opzione sociologica e non è la moda di un pontificato. Il grido dei poveri nel mondo è ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi.”

Questo aveva detto Papa Francesco nell’omelia per la Giornata dei Poveri.

Quelle parole avevano profondamente colpito don Ernesto. Quell’uomo vestito di bianco, che aveva trascorso molti anni nelle favelas di Buenos Aires, sapeva bene cosa vuol dire aver fame. Nel nostro piccolo dobbiamo far qualcosa, si disse. Robe eclatanti non sono alla nostra portata, ma gesti di bontà, una giornata conviviale, una spalla su cui piangere, una carezza, un “ti voglio bene detto col cuore”, un tratto di strada assieme, un regalo, questo sì!

Don Ernesto voleva coinvolgere tutti: credenti e non. L’occasione era a portata di mano: la recita che ogni anno i bambini dell’oratorio fanno per il quartiere. La faremo ispirati dalla povera e profuga famiglia di Nazareth!

Gli attori

Vincenzo Liorni ha 12 anni e frequenta la prima media. Il suo excursus di studente dice che è ripetente da due anni. E’ un ragazzone un po’ lento di comprendonio, ma molto amato dai compagni. E’ il prediletto di Teresa, la sua catechista. Sempre servizievole, volenteroso e sorridente, è diventato il protettore naturale dei bambini più piccoli. A Vincenzo sarebbe piaciuto fare il pastore con il flauto, ma la signorina Simona gli ha dato una parte più impegnativa, quella del locandiere, perché comportava poche battute e il fisico di Vincenzo avrebbe dato più forza al rifiuto di accogliere Giuseppe e Maria. La sera della rappresentazione c'era un folto pubblico di genitori e parenti. Nessuno viveva la magia di quella notte più intensamente di Vincenzo.

«Andate via!»

Venne il momento dell'entrata in scena di Giuseppe, che avanzò piano verso la porta della locanda sorreggendo teneramente Maria. Giuseppe bussò forte alla porta di legno, inserita nello scenario dipinto. Vincenzo il locandiere era là, in attesa. «Che cosa volete?» chiese Vincenzo, aprendo bruscamente la porta. «Cerchiamo un alloggio». «Cercatelo altrove! “La locanda è al completo». La recitazione di Vincenzo era forse un po' statica, ma il suo tono era molto deciso.
«Ma signore, abbiamo chiesto ovunque invano. Viaggiamo da molto tempo e siamo stanchi morti».
«Non c'è posto per voi in questa locanda», replicò Vincenzo con faccia burbera.
«La prego, buon locandiere, mia moglie Maria, aspetta un bambino e ha bisogno di un luogo per riposare. Sono certo che riuscirete a trovarle un angolino». A questo punto il locandiere parve addolcirsi e guardò verso Maria. Seguì una lunga pausa, lunga abbastanza da far serpeggiare un filo d'imbarazzo tra il pubblico. «No! Andate via!» sussurrò il suggeritore da dietro le quinte. «No - ripeté Vincenzo automaticamente - andate via!».
Rattristato, Giuseppe strinse a sé Maria, che gli appoggiò sconsolatamente la testa sulla spalla, e cominciò ad allontanarsi con lei. Invece di richiudere la porta, però, Vincenzo il locandiere rimase sulla soglia con lo sguardo fisso sulla miseranda coppia. Aveva la bocca aperta, la fronte solcata da rughe di preoccupazione, e i suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime.

Il finale di Vincenzo

Tutt'a un tratto, quella recita divenne differente da tutte le altre. «Non andar via, Giuseppe», gridò Vincenzo. E con il volto illuminato da un grande sorriso aggiunse: «Potete prendere la mia stanza». Secondo qualcuno quel rimbambito di Vincenzo Liorni aveva mandato a pallino la rappresentazione. Ma per la maggior parte degli spettatori fu la più bella di tutte le recite natalizie che avessero mai visto.

P.S. Il mattino seguente don Ernesto andò a far visita agli ammalati. Tornò tardi, gli addetti alla segreteria avevano chiuso la chiesa. Il suo sguardo cadde sul presbiterio: l’altare era sparito, coperto da pacchi, giocattoli, derrate alimentari, giochi e perfino da un lettino completo di lenzuola e cuscino. Tutto quel ben di Dio la gente spontaneamente lo aveva deposto ai piedi dell’altare perché fosse donato ai fratelli sfortunati. Il buon Dio aveva colpito ancora, si era servito della recita dei bambini per parlare ai grandi.

Marcello Aguzzi